Ultimo aggiornamento: 2017-05-29 21:12:16

Sull’Unità d’Italia e le violenze subite dai contadini del sud

di Lorenzo Montanari

Il Risorgimento! Chiunque di noi, studiando questo periodo della storia italiana sui libri di scuola, avrà sentito parlare di Mazzini, di Cavour, di Vittorio Emanuele II di Savoia, di Garibaldi, della Carboneria, della breccia di Porta Pia e dell’Impresa dei Mille. E di quest’ultima sicuramente se ne sarà sentito parlare come di una grande impresa eroica, in cui Garibaldi e i suoi Mille uomini hanno liberato il sud Italia dai Borboni e lo hanno annesso al resto della penisola, dando così vita al Regno d’Italia. Garibaldi ha così assunto nel tempo un ruolo mistificato e il suo nome è stato assunto da più soggetti politici e sociali. Addirittura lo ritroviamo ancora oggi nelle vie italiane dei centri storici, magari accanto alle piazze intitolate ai Savoia.

Ma del resto si sa, la storia la scrivono i vincitori e ciò che si nasconde dietro ogni vicenda storica non emerge sempre o emerge dopo anni, e comunque non va a modificare la vulgata che ci insegnano a scuola. Più che di liberazione del sud Italia, infatti, bisogna parlare di invasione e conquista. Si, proprio così, il sud Italia non fu liberato ma invaso da Garibaldi, un mercenario al soldo della monarchia sabauda, che di sicuro non andò a combattere contro i Borboni perché aveva a cuore l’interesse degli abitanti della regione. È emerso recentemente, infatti, che mentre questi conquistava le terre meridionali, nel frattempo vi instaurava una sorta di dittatura militare e chi non vi sottostava veniva uccisa nel più brutale dei modi dai suoi uomini, le famose camicie rosse. Ma le barbarie contro i meridionali non furono compiute solo da Garibaldi, ma anche e soprattutto dai quei Savoia che, senza scrupoli e in nome di una falsa civilizzazione, repressero qualsiasi movimento ribelle nascesse in quei territori. La storia borghese gli ha dato l’appellativo di “briganti”, per farli passare come dei furfanti e degli assassini. In realtà i briganti altro non erano se non dei ribelli che combatterono contro il dominio dei Savoia per la libertà. Un po’ come i partigiani durante la guerra di liberazione, forse.

5212 condanne a morte, 6564 arresti, 54 paesi rasi al suolo, circa 1 milione di morti: questi si stimano essere i numeri del genocidio che i Savoia hanno perpetrato per “unificare l’Italia”. La legge Pica, promulgata dal governo Minghetti nel 1863, diede inizio a questa sorta di pulizia etnica per contrastare il fenomeno del brigantaggio nel Meridione. Tramite appositi tribunali di guerra i soldati ebbero carta bianca e le fucilazioni divennero all’ordine del giorno. E i soldati dell’esercito borbonico? I soldati dell’esercito borbonico furono deportati in questi lager istituiti per rieducarli al servizio militare. Ma il trattamento fu durissimo e molti morirono per fame o per trattamenti disumani. Si stima che ne siano stati catturati oltre 40000. Uno di questi luoghi di detenzione fu la fortezza, o meglio l’insieme di forti in alta quota sulle montagne piemontesi di Fenestrelle, dove furono reclusi i soldati borbonici che non vollero rinnegare il loro ex re. Come si può ben immaginare questi subirono i trattamenti più duri e atroci. Ma non furono i soli: con loro vi furono anche assassini, preti, gente comune e intellettuali, di cui molti condannati solo per aver inneggiato contro i Savoia o addirittura solo per essere stati derubati!

 

I cadaveri inoltre venivano immersi nella calce viva in modo da non lasciare tracce. Uno scenario che si è ripetuto poi in Germania durante la seconda guerra mondiale con i forni crematori.

Il genocidio, dunque, non è un fenomeno che caratterizza solo la storia del Novecento, ma anche ai secoli passati. Basti pensare all’invasione europea sul continente americano!

I genocidi rappresentano la fase più barbara e brutale del capitalismo quando esso raggiunge il suo stadio estremo, l’imperialismo. In nome di una falsa missione civilizzatrice un popolo ha diritto a sterminare un altro popolo e nel frattempo si conquistano terre, mercati, materie prime, schiavi e altre risorse economiche.

Oggi però il capitalismo è molto più cauto e avveduto. Per conquistare terre, mercati, materie prime e schiavi, non ha bisogno necessariamente di attuare tali barbarie, gli basta la minaccia continua e perentoria della guerra nucleare, dell’acquisto di grandi proprietà che hanno bisogno di molti lavoratori. La creazione di mostri terroristici come l’ISIS, poi, servirà a compiere dei genocidi laddove non si può fare altrimenti. E l’esempio più lampante di un genocidio oggi ce l’abbiamo in Siria, dove con la scusante di attaccare l’ISIS Turchia, USA e anche alcuni paesi europei tra cui la Francia stanno sterminando un intero popolo per avere il dominio su quei territori ricchi di giacimenti petroliferi. E questi genocidi continueranno sempre più in vasta scala fino all’estinzione dell’umanità. Per questo bisogna ripudiare il capitalismo anche dove mantiene un clima “democratico” e lottare uniti contro le classi dominanti, il clero e la borghesia reazionaria!

 

 

 

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