Sul Congresso della CRT (FT-CI) in Spagna

  • Data : maggio 18, 2017
  • Sezione : FIR

Come Frazione Internazionalista Rivoluzionaria nei giorni 6 e 7 maggio siamo stati a Saragozza, in Spagna, al Congresso della Corrente Rivoluzionaria dei Lavoratori (CRT). Un momento che ha visto la partecipazione di circa 70 compagni provenienti da Madrid, Barcelona, Saragozza, Burgos e Vigo. Erano presenti in delegazione anche i compagni delle sezioni europee della FT (Courant Communiste Révolutionnaire dalla Francia e Klasse Gegen Klasse dalla Germania). Abbiamo partecipato  come osservatori invitati portando i nostri saluti al Congresso.

Diversi sono stati gli interventi, quasi tutti di una platea di militanti molto giovane e rappresentativa di diversi ambiti di lotta in cui la CRT è impegnata (donne, scuola e università, mondo del lavoro, ecc.).

Un congresso molto importante e significativo, che ha toccato diversi temi: la questione internazionale, la discussione sul programma transitorio, l’orientamento politico e organizzativo della neonata formazione.
Più in generale, pensiamo sia stato un congresso vivo, fatto di una discussione osmotica, sviscerata nel solco del dibattito, in maniera democratica e totalmente orizzontale. Il nostro giudizio è che la CRT ha oggi un elevato numero di quadri reali e potenziali, frutto del lavoro tenace del suo gruppo dirigente, partito dalla chiarezza di programma e di metodo. Elementi senza i quali è impossibile fondare un partito rivoluzionario.

Un Congresso realizzatosi nel bel mezzo di uno scenario europeo segnato dall’avanzata delle destre in molti Stati-Nazione. Un quadro complessivo che si inserisce nella più generale tendenza alla crisi organica della democrazia borghese. Processo che ha subito una brusca accelerazione grazie alla crisi del 2008, che investe non soltanto l’Europa, ma il mondo intero, in particolar modo con le manovre di egemonia imperialista di Trump, le influenze diplomatiche di Putin nello scacchiere europeo e medio orientale e l’ascesa del capitalismo cinese come nuova potenza internazionale; un quadro dove crollano le vecchie (e nuove) illusioni di cambi a tappe del capitalismo promesse dalla sinistra neoriformista e dove un possibile orizzonte potrebbe essere la guerra mondiale. Scenario non improbabile, anche se non si possono prevedere i tempi e le modalità in cui si potrà realizzare. Ciò che è certo è che ci sarà, perché nel capitalismo la vita nasce dalla morte. Il Capitale dopo le sue crisi – cicliche e periodiche – ha bisogno continuamente di saccheggiare nuovi mercati per risollevare i saggi di profitto. Questa società di valori di scambio non ha più nulla da dare alle sterminate masse dell’umanità, tranne che a una cerchia ristretta di famiglie.

Nel mentre questa tendenza si sviluppa, esiste anche una polarizzazione in senso opposto del quadro politico, nonostante non sia lineare. Si estende il ciclo di lotte del proletariato francese, cominciato con la battaglia contro la Loi Travoil del movimento sindacale, si rafforza e allarga in tutto il mondo il movimento per i diritti delle donne, si costruiscono momenti di lotta dei migranti: la classe operaia risponde con momenti di resistenza, talvolta parcellizzati, atomizzati, ma che segnalano una disponibilità alla lotta e al ritorno di un protagonismo delle masse nella Storia.

Abbiamo ascoltato con molto interesse le analisi introdotte dai relatori, riscontrando un’ampia condivisione sulla questione internazionale, in particolar modo sulla caratterizzazione del Governo Trump, la situazione in cui versano gli Stati-Nazione imperialisti dell’Unione Europea, il neoriformismo di Syriza e Podemos e le tappe attraversate dal capitalismo nel corso dell’ultimo secolo, nonché su questioni prodotte dalla discussione sul manifesto programmatico e sul metodo organizzativo.

La lotta alle burocrazie sindacali, la costruzione di frazioni rivoluzionarie nella classe operaia e nei movimenti di lotta, il metodo di costruzione internazionale, la strutturazione di un vero programma di transizione, sono elementi nei quali riscontriamo un’ampia convergenza strategica con i compagni della CRT e della FT.

Così come pensava Trotskij, sosteniamo che l’attuale crisi dell’umanità si riduca alla crisi di direzione del proletariato. Il progetto di una società senza più classi non è realizzabile senza un Partito rivoluzionario internazionale. Così come i progetti della borghesia di conquista e di sfruttamento dei lavoratori e della natura si estendono per ogni angolo del globo, così la risposta del proletariato deve darsi forme organizzative internazionali, senza le quali sarà impossibile realizzare una reale vittoria. Questo principio fu valido cento anni fa e la realtà dei fatti, la guerra, la miseria che si estende, i flussi migratori a cui sono costretti milioni di uomini e di donne, lo rendono ancor più chiaro e ne confermano la necessità.

Un partito internazionale e internazionalista, non una semplice relazione diplomatica tra partiti presenti in questa o quella nazione, ma un lavoro politico fondato su una strategia condivisa, sull’analisi della fase del capitalismo in cui siamo, sul metodo di lotta alle burocrazie sindacali nel movimento operaio e sull’interpretazione del centralismo democratico.

Abbiamo accolto l’invito dei compagni della CRT – FT, perché pensiamo sia necessario rilanciare un raggruppamento dei marxisti rivoluzionari per la costruzione di una nuova internazionale dei lavoratori, su basi non burocratiche e su una prassi internazionalista chiara, teorica e di lotta.

Vincere la battaglia contro la borghesia e il capitalismo per una società internazionale senza più classi è il motivo per cui lottiamo come rivoluzionari.
Un obiettivo strategico che la FIR vuole darsi seriamente, per questo a breve risponderemo al “Manifesto per un movimento per una internazionale della rivoluzione socialista” prodotto nel 2013 e aggiornato ad aprile di questo anno dalla FT con l’appello “Costruiamo un movimento per un’Internazionale della Rivoluzione Socialista”.

Frazione Internazionalista Rivoluzionaria

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