Le droghe pesanti: strumento dei padroni contro il movimento operaio

In tempi di crisi economica e di disperazione sociale crescente, è molto facile lasciarsi andare al nichilismo più assoluto. L’unico modo di contrastare questa deriva è combatterla: la lucidità e la disciplina sono armi fondamentali.

Un argomento divenuto tabù tra le sinistre partitiche, associative e di movimento, come se ci fosse una sorta di timore reverenziale nel porre la questione. Eppure stiamo parlando di profitti miliardari che finiscono nelle tasche della criminalità organizzata nella stragrande maggioranza dei casi, la “roba” gira nei quartieri dove viviamo, nelle piazze e nei locali che frequentiamo. È tollerabile?

Già al termine degli anni ‘70 fra i compagni si sentiva l’esigenza di fare inchiesta indipendente contro lo spaccio di stupefacenti, eroina in primis, anche al costo di malmenare gli spacciatori stessi o dando fuoco ai bar utilizzati come ritrovo. Nessuno veniva additato come fascista praticando tali azioni. Avevano capito che si trattava di una precisa strategia politica per fiaccare una generazione troppo combattiva e rabbiosa nei confronti del potere. Strategia che non era delimitata al territorio italiano; il governo degli Stati Uniti d’America diffuse con estrema determinazione l’LSD allo scopo di limitare l’impegno politico giovanile, molto attivo nella protesta contro la guerra in Vietnam. Da un documento della CIA del 4 settembre 1970 il dipartimento della Difesa suggeriva nuovi metodi di contenimento della violenza politica. Si sosteneva che con l’avvento di potenti prodotti naturali, droghe psicotrope e immobilizzanti, fosse nata una nuova era nei metodi di applicazione della legge.

Il pesante reflusso del decennio successivo fece il resto, dilaniò letteralmente una generazione trascinandola dall’impotenza alla morte, pregiudicando ogni prospettiva di cambiamento radicale. L’attività (e l’attualità) del contrasto delle droghe deriva dal bisogno assoluto di avanguardie coscienti, libere da illusioni fittizie che al massimo possono provocare un piacere temporaneo, non si tratta di bieco moralismo da quattro soldi. Ogni luogo d’aggregazione sia esso uno spazio sociale, un circolo ARCI piuttosto che una Casa del Popolo, dovrebbe appoggiare in maniera incondizionata questa lotta e magari cercare di rilanciarla. Ne va della nostra credibilità politica, lo dobbiamo anche a compagni come Fausto e Iaio, uccisi dalla vile mano fascista dei Nar, che volevano opporsi al traffico di eroina. L’anticapitalismo passa anche dalla capacità di comprendere le trappole che il sistema di cose dato inserisce nel contesto sociale, nessuna accondiscendenza è giustificabile.

Roger

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