G7 di Taormina: una riunione per pochi

Si è concluso ieri il G7 di Taormina. Gli occhi del mondo sono stati puntati sull’incontro tra i rappresentanti degli stati con la maggiore ricchezza nazionale netta su scala mondiale, non solo per la consueta rilevanza diplomatica dell’evento, ma per le “new entry” al tavolo dei Grandi Sette, occhi puntati soprattutto sull’esordio di Trump al vertice degli USA.

Ostica la posizione del presidente americano riguardo una delle tematiche principali: la questione Clima. La messa in discussione degli accordi firmati a Parigi per combattere i cambiamenti climatici da parte di Trump, preannunciata già in campagna elettorale, non ha di certo contribuito a distendere l’atmosfera del meeting, nonostante le circostanziali dichiarazioni d’apprezzamento che si sono susseguite durante questi giorni.
Particolarmente indispettita dalle posizioni del tycoon si è dimostrata la Germania, mentre la linea di Macron resta quella di dimostrarsi disponibili ad ascoltare le argomentazioni di Trump senza cedere ad un mortificante indebolimento di quanto stabilito a Parigi.

Argomento di discussione e nervo scoperto in seguito ai fatti di Manchester, il terrorismo ha unito le dichiarazioni delle parti che si sono dette unite e pronte a cooperare su più fronti. Non ci sono novità rilevanti, se non un’esortazione generale al dispiego di forze più ingenti ed efficaci riguardo il controllo della propaganda terroristica online, la quale dovrà essere combattuta dalla più rigida supervisione degli internet provider.
Anche per i prossimi anni, insomma, sarà sempre così: si continuerà a trattare il terrorismo come un Male esterno, apparentemente privo di cause umanamente comprensibili o che si preferisce non analizzare in linea con l’untuoso clima delle relazioni internazionali che raggiunge in questi incontri picchi notevolmente elevati di scivolosità.
Emblematici i comportamenti di Theresa May e Donald Trump: la prima ha lasciato Taormina prima degli altri leader per “seguire da vicino i fatti di Manchester”, il che difficilmente includerà, tra qualche discorso pubblico e qualche #jesuis, assunzioni di responsabilità storiche e strategiche sul piano internazionale né tantomeno atti efficaci che sfuggano alla strategia della militarizzazione post-attacco. Controlli ed attese più lunghe in stazioni ed aeroporti, fiaccolate e commemorazioni qua e là, due bombardamenti in Medio Oriente e si aspetta il prossimo kamikadze: ricetta vincente quella dei favolosi e Grandi 7. Strategia confermata dall’uscita di scena del presidente americano, il quale non ha presenziato alla conferenza stampa finale preferendo invece andare a portare i suoi saluti ai militari statunitensi operanti alla base di Sigonella.

Sul commercio internazionale si proverà, secondo quanto dichiarato, a non cedere all’ondata di protezionismo post-crisi che deprime il mirabolante progetto della globalizzazione, ancora clamorosamente proposta come medicamento di economie nazionali che hanno subito in questi anni le conseguenze disastrose di un’ideologia economica disastrosa e dal potenziale distruttivo enorme – nei confronti dei Grandi Sette e del Piccolo Resto del Mondo – se riportata sul piano internazionale.

Irrilevanti le posizioni assunte dal vertice in merito alle questioni di parità di genere e migranti, in merito alle quali di certo non ci si aspettavano risposte.
Anzi! E’ stato varato un divieto assoluto di sbarchi nella zona, come se chi lotta per la propria vita, semmai mentre affoga nelle acque mediterranee, debba tener presente che a Taormina non si può arrivare: ci sono 7 tizi che devono balbettare qualcosa sull’intera specie umana.

Maggiormente rilevante risulta invece l’accoglienza riservata alle proteste: per oggi erano attesi attivisti non solo dalla Sicilia in vista del corteo partito alle 15:00 ai Giardini Naxos.
I controlli dispiegati sono stati fuori misura: un pullman proveniente da Napoli è stato fermo per tre ore prima di poter passare lo Stretto, con annessa identificazione di tutti i passeggeri. I negozi della città sono stati chiusi per l’intera giornata di oggi su ordinanza del sindaco per il timore di scontri.
La copertura mediatica delle proteste è stata minima e deviante, essendosi fatto passare il tutto come una sorta di manifestazione ambientalista anti- Trump alla quale strizzare l’occhio piuttosto senza però diminuire i controlli per non fare indegne figure sul piano della sicurezza, il tutto in netto contrasto con le misure contenitive di respiro militare invece intraprese.

Rosa Scamardella

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