Risvegliare le coscienze, riorganizzare la lotta

Riceviamo e volentieri giriamo il comunicato del collettivo di lavoratori e lavoratrici dell’ospedale Spallanzani di Roma in lotta per il miglioramento delle condizioni di lavoro e per il miglioramento del servizio.

2017: iniziano i “festeggiamenti” per gli 80 anni dalla nascita dell’Istituto nazionale di malattie infettive “Lazzaro Spallanzani”.

La storia di questo Istituto inizia nel 1936 e nel corso degli anni lo Spallanzani si caratterizza come centro di riferimento nazionale ed internazionale preparato ad affrontare epidemie che colpiscono l’Italia e l’Europa.

Negli anni ‘80 si scoprono i primi casi di HIV ed AIDS e lo Spallanzani diventa uno dei maggiori centri per l’assistenza, la cura e la ricerca sulle infezioni da HIV e sull’AIDS. E’ un momento duro e difficile per gli operatori sanitari dell’Istituto che da un lato si vedono discriminati dal resto della società per il fatto di lavorare a contatto con i malati di AIDS (i colleghi e le colleghe più anzianx ricordano spesso che nessunx voleva lavorare lì e coloro che lo facevano erano costrettx a nasconderlo ai vicini e agli amici) e dall’altro assistono impotenti alla morte dei e delle loro pazienti, cercando però fino all’ultimo di seguirli dignitosamente. Gli anni 90’ vedono accendersi una speranza in tutte le persone sieropositive ed i malati di AIDS poiché viene scoperta una terapia, chiamata antiretrovirale (l’HIV è un retrovirus). Questi farmaci, che soprattutto all’inizio della loro scoperta provocano pesanti effetti collaterali, permetteranno alle persone di sopravvivere al virus con un’aspettativa di vita sempre più lunga.

L’ospedale Spallanzani, che intanto diventa IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a carattere scientifico) e con la legge 502 del 1992 Azienda ospedaliera, continua anche negli anni 2000 a dover affrontare emergenze infettive mondiali come l’epidemia di SARS e viene designato come polo nazionale di riferimento per il bioterrorismo.

E’ proprio questo uno dei periodi più oscuri dell’Istituto: la minaccia di attentati terroristici spingono il governo italiano a prendere delle misure preventive tra le quali la costruzione di laboratori di Biosicurezza, dove vengono coltivati patogeni molto virulenti come il virus dell’Ebola, il vaiolo, il batterio che provoca l’antrace. Il governo Berlusconi nomina come Commissario straordinario dello Spallanzani, Bertolaso, il quale inizia la ristrutturazione dell’Istituto affidandola al duo Balducci-Anemone (i quali vengono indagati molto presto) e chiama l’Esercito a difesa di questi laboratori.

Le strutture che devono “ospitare” i virus letali, però, non hanno mai superato i collaudi antisismici e ciò potrebbe essere una grande minaccia per i cittadini che vivono nelle vicinanze e gli operatori che ci lavorano; inoltre l’edificio enorme, soprannominato “Mammozzone” che dovrebbe accogliere malati altamente contagiosi (per esempio affetti da Ebola) e costato milioni di euro, è tutt’oggi inutilizzato perché costruito secondo criteri architettonici completamente sbagliati.

Nel frattempo alla Regione Lazio si alternano Storace, Marrazzo, Polverini e Zingaretti e le risorse per la Salute vengono sperperate, mal gestite; la cittadinanza ed i lavoratori della Sanità cominciano a scontrarsi con una realtà fatta di tagli selvaggi che non sta facendo altro che portare alla distruzione della Sanità Pubblica e all’incentivazione e al potenziamento di quella Privata.

Lo Spallanzani non è immune da tutto ciò. I direttori generali ed i commissari straordinari fino ad oggi nominati non hanno fatto altro che seguire alla lettera gli ordini provenienti dalla Regione portando a condizioni di lavoro sempre peggiori, dovute principalmente alla carenza di personale, provocando una diminuzione della qualità dell’assistenza e dei servizi e causando la chiusura di reparti, come la famosa pediatria. Attualmente l’attesa media per una visita epatologica si aggira intorno ai 6 mesi o più, la medesima problematica per gli esami diagnostici: per effettuare un fibroscan, esame non invasivo per valutare il livello di danneggiamento delle cellule epatiche, bisogna attendere fino a aprile 2018. Tutto ciò a favore del servizio intramoenia.

Negli ultimi 10 anni di amministrazione Spallanzani le condizioni dei lavoratori sono peggiorate notevolmente. La CGIL, finché ha avuto la maggioranza della RSU, ha concluso accordi non sempre trasparenti con la Dirigenza e comprato il voto dei lavoratori scambiandolo con favori personali, con la chiara intenzione di conservare intatto un potere su moltx dipendentx.

Attualmente la maggioranza della RSU è costituita da Cobas, Nursind, Cisl e Uil e nonostante la CGIL sia all’opposizione, non si è riusciti ancora ad avere un miglioramento delle condizioni lavorative, anzi, da quando alla Direzione Generale è stata nominata Marta Branca ai lavoratori è stato precluso ogni confronto riguardo le decisioni intraprese dalla Dirigenza.

Tra le decisioni prese, c’è la riorganizzazione dei reparti e dei servizi dell’ospedale con l’intenzione di aumentare il numero dei posti letto. A questo aumento però non corrisponderà un incremento proporzionale del personale impiegato, costringendo i lavoratori a veder scadere le condizioni di lavoro e di cura verso il paziente.

Dopo anni di Narcolessia, però, un’ opposizione a questo sistema impositivo dell’Azienda, si è risvegliata: da alcuni mesi si è costituito allo Spallanzani un Coordinamento di lavoratori e lavoratrici che ha nella difesa delle condizioni di lavoro e nel rispetto di un’assistenza di alta qualità, i propri fondamenti.

Il lavoro che il Coordinamento sta cercando di fare è allargare il consenso anche ai lavoratori dell’amministrazione, ai tecnici, agli ausiliari perché sappiamo bene che le problematiche sono presenti anche negli altri settori dell’Azienda. Tutto ciò presuppone un lavoro lungo, faticoso e continuo per accrescere una coscienza riguardante i propri diritti che da diversi anni è totalmente assente nei lavoratori.

Una delle lotte che stiamo portando avanti da mesi riguarda il ripristino dell’orario di lavoro degli infermieri turnisti. L’orario attuale (12 ore diurne e 12 notturne) è stato imposto per venire incontro alle esigenze dell’organizzazione aziendale e provvedere alla carenza di personale. Poichè la legge europea impone un turno massimo di lavoro per gli infermieri di 12ore e 50 min, con l’orario precedente che era di 7ore mattutine, 7ore pomeridiane non era possibile far svolgere il doppio turno al dipendente, evento che dovrebbe verificarsi solo in rare occasioni, o non doverebbe accadere se ci fossero sufficienti risorse umane; purtroppo tutto ciò è all’ordine del giorno. Con questo “trucchetto” del cambio orario, utilizzato già da molte aziende, tutto ciò è legittimato. Il colmo dei colmi sta anche nel fatto che le 6 ore in più che siamo costretti a svolgere, nella maggior parte dei casi, non sono retribuite.

Questa lotta al momento non ha prodotto risultati concreti se non quelli di creare tensione e paura tra i nostri dirigenti, costretti allo scontro con un soggetto politico nuovo che crea opposizione e dissenso.

Rivendichiamo inoltre nuove assunzioni affinché cessi lo sfruttamento dei lavoratori e affinché più persone abbiano l’opportunità di un lavoro.

Se lo Spallanzani è ancora un’Eccellenza nel campo della Ricerca, la cura e l’assistenza lo dobbiamo a tutti i lavoratori e le lavoratrici che continuano a impegnarsi con un alto senso etico e professionale, nonostante le continue decisioni antidemocratiche di questa Direzione.

Continueremo a difendere i nostri diritti perché vogliamo che il lavoro sia dignitoso e questo significa anche dedicare tempo ad ognunx dei nostri pazienti, significa avere il tempo di ragionare su gli atti e le azioni che ogni giorno compiamo sui corpi dei nostri assistiti.

Collettivo lavoratrici e lavoratori dello Spallanzani

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