L’incomunicabilità tra le sinistre e gli sfruttati

Si tratta di una problematica mai affrontata con la dovuta serietà quella della comunicazione, ovvero della capacità di far comprendere ragioni e contenuti a chi subisce quotidianamente l’oppressione di un sistema decadente ma forte.
Nella fase che stiamo attraversando la digitalizzazione è diventata un fenomeno di massa, un avvenimento epocale che guida la trasformazione della società in tutte le sue forme e di conseguenza cambia il modo di comunicare.

Rispetto a questi mutamenti le sinistre (marxiste) appaiono in grave ritardo; aldilà delle disquisizioni teoriche, manca la capacità di rendere sintetico e quindi fruibile il messaggio di rivolta sociale.
Quel messaggio perde tutta la propria efficacia a causa di inutili sofismi che rendono prolisso un articolo o irricevibile un volantino, oltretutto si tende a non collegare le rivendicazioni massime a quelle immediate come se la Rivoluzione fosse un processo del tutto automatico.

Anche il modo di interloquire può risultare compromissorio: un atteggiamento accademico e tracotante fa allontanare delle potenziali avanguardie; la mancanza di spontaneità, di empatia, genera una naturale diffidenza.
Lenin diceva che “la coscienza degli uomini ritarda, nel suo sviluppo, sulla situazione reale […] il compito dei comunisti consiste nel saper convincere i ritardatari, nel saper lavorare fra loro, non nel separarsi da loro con parole d’ordine di sinistra cervellotiche e puerili”.
Per tutta risposta quelle sinistre scelgono di limitare il proprio orizzonte… a loro stesse!
Diventa quindi una bagarre (perlopiù virtuale) fra compagini residuali che incrementa la crisi di direzione politica del movimento operaio e studentesco.
Tale intransigenza fa perdere a quadri e militanti la capacità di distinguere avanguardie coscienti, attive e compagni inattivi, ponendoli sullo stesso piano, o peggio preservando i secondi a danno dei primi al fine di mantenere lo status di organizzazione ingessata.

Tornando alla sopraccitata digitalizzazione di massa, ecco i numeri di quella che è una crescita rapida ed esponenziale: nel 2016, su una popolazione di quasi 60 milioni di persone il 66% s’è connesso ad internet (più di 39 milioni), il 47% (28 milioni di persone) l’ha fatto accedendo a piattaforme social da dispositivi mobili.
Sorge spontanea la domanda, che senso ha investire ancora nel cartaceo come principale mezzo di diffusione?
La straordinaria attualità del marxismo rivoluzionario necessita di un mezzo capace di arrivare ad un numero sempre più crescente di persone e di stare al passo con l’estrema fluidità delle nuove tecnologie, per questo motivo riteniamo fondamentale che il giornale online sia la base dell’agit-prop, in correlazione ad una prassi militante.
Le tipologie di metodo e di costruzione non sono immutabili, comprenderlo è il primo passo per rendere efficace l’azione politica e uscire dalla costante autoreferenzialità.

Roger

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