La nuova crociata contro il diritto di sciopero: Ichino detta Damiano scrive

È bastata la proclamazione di un vero sciopero per far innervosire tutti i maggiori esponenti dei partiti dell’arco parlamentare. Ci sono dichiarazioni che pesano più di altre, per ciò che rappresentano.
Il primo attacco è arrivato da Renzi, che subito dopo il 16 giugno ha dichiarato in diretta, che sigle sindacali “minoritarie” metterebbero in ginocchio il paese, in particolar modo di venerdì durante i periodi di turismo.
Continua affermando che bisognerebbe regolamentarlo. Poco dopo un altro attacco è giunto dal Ministro dei Trasporti Delrio, che ha ribadito:

Il Paese è ostaggio di minoranze. Sindacati di base scioperano in continuazione per guadagnarsi quattro tessere.

Pietro Ichino non se lo è fatto dire due volte. Il giuslavorista – già grande sostenitore della Legge Biagi e del Collegato al lavoro – è stato prontamente intervistato dal Corriere della Sera. In questa intervista propone una sorta di “guerra lampo” con la preparazione di un decreto legge nell’arco di 15 giorni contro il diritto a scioperare, fatto di:

4 o 5 articoli, una cosa semplice, dove i lavoratori devono avvisare almeno 5 giorni prima l’azienda di voler scioperare, perchè questo strumento non deve interrompere il servizio

Il Presidente della Commissione del Lavoro alla Camera, Cesare Damiano (PD) – intervistato da Repubblica -, ha affermato che per “regolamentare” il diritto di sciopero si debba imporre una soglia di sbarramento alle piccole sigle – cioè a quelle che non hanno firmato il Testo Unico sulla Rappresentanza – del 5%, calcolato come media della relazione alla quantità di iscritti e ai voti ottenuti nelle votazioni aziendali. In questo modo, avrebbero diritto a proclamare sciopero soltanto i sindacati gialli, padronali.

Damiano dice inoltre che mentre in passato non si è riusciti a far passare questa legge per via delle opposizioni dei sindacati:

oggi questa contrapposizione sembra essere caduta

lasciando intendere che le burocrazie sindacali di CGIL, CISL e UIL non abbiano nulla in contrario. In effetti, Susanna Camusso durante la passeggiata senza sciopero di sabato 17 a Roma contro i voucher, dal palco non ha detto neanche una parola sulla possibilità di lanciare una mobilitazione contro il Governo. Segnali che lasciano presagire un ulteriore atteggiamento passivo della CGIL nei confronti del prossimo attacco.

La capacità di respingere questo decreto legge – che ridurrà il già compromesso diritto di sciopero – dipenderà dalla capacità del sindacalismo di base di lanciare una serie di mobilitazioni di protesta e di sciopero assieme ai settori classisti della CGIL, per bloccare tutto il paese, non soltanto trasporti e logistica, contro i criminali piani del Partito Democratico.

Douglas Mortimer

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