Reddito di cittadinanza o salario minimo garantito?

Riportiamo questo editoriale dei compagni di Cortocircuito, che dà diversi spunti di riflessione, tutti condivisibili, contro la sottomissione del movimento operaio e della sinistra politica alla misura grillina del reddito di cittadinanza, che avrebbe come risultato l’ulteriore separazione tra occupati e disoccupati, spianando la strada per un ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro e una diminuzione generale dei salari. L’unità di classe si deve costruire anche su una comune lotta per il salario di occupati e disoccupati.


1. Non c’è dato sulla produzione o sulla disoccupazione, chiusura aziendale o delocalizzazione, che non veda il riemergere della discussione sul reddito di cittadinanza. Per il movimento 5 stelle questa è la panacea a tutti i mali del sistema e della crisi economica. Ma le cose stanno davvero così? Proviamo a fare un’analisi più attenta.

2. Di fronte ad un’incessante perdita di posti di lavoro, alla continua chiusura di piccole e medie imprese e alla prospettiva utopistica che il capitalismo possa sostituire il lavoro umano con quello artificiale, la proposta del reddito di cittadinanza è la risposta più palese che una forza politica interclassista come i 5 stelle possa fornire. Privi di un’analisi complessiva sulla natura della crisi e dei fattori che l’hanno generata non riescono a sviluppare una proposta antisistemica concreta. Sviando continuamente il terreno dello scontro di classe, finiscono per candidarsi a governare la crisi e il sistema stesso.

3. E’ del tutto normale che in assenza di un chiaro riferimento politico dei lavoratori che avanzi rivendicazioni di classe, un settore di lavoratori sia attratto da questa proposta e la veda come una valida risposta alla crisi. Non è normale che interi settori di sinistra e militanti sbandino inseguendo su questo piano i 5 stelle.

4. Non neghiamo la necessità di una misura economica che faccia da argine a povertà e disoccupazione. Ma qui non si centra il punto della questione. Un conto è avere presente che in una situazione di emergenza economica una forma di sostegno alla disoccupazione è indispensabile a garantire la dignità delle fasce sociali più deboli. Un conto è fare di questo la propria prospettiva politica.

5. La disoccupazione non è una scelta. E proprio per questo è corretto rivendicare una forma di salario ai disoccupati. In un sistema che costringe permanentemente grosse fette di popolazione alla disoccupazione, il disoccupato non può pagare con povertà e fame una colpa che non è propria. Allora perché criticare il reddito di cittadinanza? Non ci stancheremo mai di ripetere che in politica non è importante solo cosa si fa ma soprattutto chi e perché lo fa. La proposta del reddito di cittadinanza avanzata dai 5 stelle è una forma paternalista di accettazione implicita di una disoccupazione cronica. Dove per altro si accetta l’idea che i pochi che lavorano debbano garantire un reddito a chi è senza lavoro. Senza che questo aiuti chi è disoccupato ad un rientro lavorativo dignitoso. Si configura di fatto come una misura di redistribuzione della miseria tra i lavoratori stessi.

6. Non siamo feticisti di nomi e numeri ma la forma è sostanza. Il principale problema della disoccupazione e delle forme di lavoro precario è il fatto che pongono sotto costante ricatto i lavoratori che si vedono minacciati da altri potenziali lavoratori disposti, a causa della loro condizione economica di partenza, ad accettare lo stesso lavoro per un salario inferiore. Per questo critichiamo una generica forma di reddito calata dall’alto e dai confini pochi chiari. Chi potrebbe accedere al reddito di cittadinanza? Tutti o solo chi ha perso il lavoro? A quanto corrisponde la cifra mensile? Quanto tempo è la sua durata massima?

7. Possono sembrare domande scontate ma in realtà non lo sono. Un giovane appena uscito da scuola che possibilità ha di far valere le sue competenze se di fronte allo spettro della disoccupazione è costretto ad accettare nel migliore dei casi un tirocinio o uno stage pagati pochi euro l’ora se non del tutto gratis? E un lavoratore che ha perso il lavoro che possibilità ha dopo un periodo di inoccupazione di ritrovare un’occupazione mantenendo le condizioni di lavoro precedenti, senza dover accettare lavori precari, sotto inquadramenti o riduzioni salariali?

8. Quello che ci preme non è avere una forma di palliativo alla disoccupazione, come per altro esiste già, Aspi, mini-Aspi, ecc. Ma riuscire a scardinare la ricattabilità di chi non ha un’occupazione, invertendo i rapporti di forza tra aziende e lavoratori.

9. La rivendicazione del salario minimo garantito è una rivendicazione storica del movimento dei disoccupati e dei lavoratori, particolarmente dagli anni ‘70 in poi. Essendo questa rivendicazione avanzata da disoccupati e lavoratori uniti, con la richiesta di un salario minimo vicino a quello di un operaio medio, questa misura era funzionale a disinnescare la guerra tra disoccupati e lavoratori. Al contrario il reddito di cittadinanza, per come viene discusso oggi dall’Fmi fino ai 5 Stelle passando dai vari intellettuali di turno, ha lo scopo contrario: favorire le ristrutturazioni aziendali e disinnescare la lotta per mantenere il posto di lavoro, rendendo accettabile i lavori saltuari e sottopagati.

10. Come marxisti siamo convinti che solo fornendo in maniera continuativa a tutti i potenziali lavoratori un salario minimo garantito possiamo essere sicuri di mettere i lavoratori inoccupati nelle condizioni di non dover accettare il ricatto economico imposto e trovare il lavoro dignitoso che si meritano.

11. Qua non si tratta di accettare il dibattito tra “lavoristi” e “chi rivendica reddito”. Le rivendicazioni di un programma di classe devono essere calate nel processo di costruzione di una coscienza di classe. Legare la lotta per il salario minimo garantito a quella per il lavoro non significa cadere nel tranello o accettare l’idea che “solo il lavoro nobilita”. Non esiste il lavoro umano “astratto”. Esiste oggi una società basata sul lavoro salariato, il quale è sempre e comunque sfruttamento. Tuttavia è proprio all’interno del ciclo produttivo, si tratti di industria o di qualsiasi altro settore lavorativo, che matura la capacità della nostra classe di dare l’assalto al cielo. Legare il salario minimo garantito al resto delle istanze delle lotte del lavoro significa in ultima analisi porre sul terreno programmatico le basi per l’unità d’azione tra lavoratori e disoccupati e per l’egemonia del movimento organizzato dei lavoratori su quello dei disoccupati e della piccola borghesia in rovina.

12. Ora non è interesse di questo testo dimostrare in che modo esisterebbero le coperture per una simile misura economica. Ciò che come Cortocircuito riteniamo centrale è che i soldi, a differenza di quello che governo e padroni vogliono farci credere, ci sono. Bisogna capire dove si trovano e andare a prenderli.

13. Il fatto che poche persone detengono una ricchezza superiore a quella della maggioranza messa assieme, non è solo ingiusto o brutto ma è la base di questo sistema ed la causa di tutte le principali contraddizioni. All’accumulazione di ricchezza ad un polo della società corrisponde una povertà progressiva all’altro.

14. La compressione dei salari non è dovuta al fatto che esiste un capitalismo dal volto buono ed uno cattivo ma per il sistema è una semplice questione di vita o di morte. Per non soccombere alla concorrenza ed essere mangiati dal pesce più grosso il capitale deve continuamente accrescere il suo valore e per far ciò esiste un solo modo, ridurre i salari e aumentare la capacità produttiva. Nonostante gli anni di crisi e sacrifici per le classi meno abbienti, molte aziende hanno continuato a fare fatturati miliardari con enormi profitti per i loro padroni. Questo capitale accumulato che è il prodotto di ore di lavoro non pagate, viene custodito gelosamente invece che essere utilizzato per creare nuovi posti di lavoro. Se le aziende impiegano manodopera precaria per brevi periodi di tempo e pretendono ore e ore di straordinari dai pochi che lavorano è proprio per non intaccare questi profitti.

15. Contro bassi salari e l’intensificazione del lavoro, di fronte ai molteplici casi di chiusure aziendali, delocalizzazioni o ricatti aziendali, la classe lavoratrice deve avanzare la rivendicazione della riduzione d’orario a parità di salario. Richiesta che unita a quella del salario minimo garantito per tutti servirebbe da contrappeso nei rapporti di forza tra aziende, lavoratori in lotta e disoccupati. Parola d’ordine che dovrebbe a sua volta essere collegata alla lotta al precariato, con l’abolizione delle leggi precarizzanti dal Pacchetto Treu in poi, e con quella di un salario minimo intercategoriale: un salario minimo sancito per legge sotto il quale nessuna retribuzione possa scendere.

16. Una simile proposta però non arriverà mai in maniera spontanea da nessun governo, partito o burocrazia sindacale ma solo attraverso il riconoscersi dei lavoratori dietro ad interessi comuni in quanto classe sociale. Solo la classe lavoratrice può risolvere i problemi legati al salario e alla vita di tutta la società. E questo come lavoratori militanti politici di Cortocircuito è quello per cui lottiamo.

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