ANM: un sistema affaristico e clientelare della borghesia

E mentre la ristrutturazione aziendale con tanto di piano di risanamento mette in ginocchio la città di Napoli ed il trasporto pubblico locale, nella stessa Anm le spese per le forniture dalle ditte esterne continuano ad aumentare a fronte di una più che sbandierata crisi di indebitamento da parte della dirigenza aziendale e dell’Amministrazione comunale.. In due anni i costi dell’indotto sono lievitati di 3 milioni. Tra servizi di manutenzione, pulizia e guardiania si è passati dai 12,3 milioni di due anni fa ai 15 milioni del 2016. Insomma, da un lato l’azienda chiudeva il rendiconto 2015 con un buco di 42 milioni  di euro, dall’altro le spese per i servizi esterni venivano incrementati vertiginosamente. Contraddizioni queste che oltre ad avere un superficiale profilo finanziario e gestionale, hanno tutto il sapore (anzi cattivo odore) politico di attacco alla classe lavoratrice. Difatti non si spiega, a fronte di tali incrementi di spesa e di finanziamenti ai privati per servizi esterni, come sia possibile poi  tagliare 50 corse ed i rispettivi percorsi urbani ed extraurbani, un servizio questo fondamentale per i milioni di lavoratori pendolari di Napoli e provincia. L’enigma si fa ancor più interessante se poi si considera che nel piano di salvataggio ANM sono stati resi esecutivi rincari di ticket e tariffe. Insomma sembra proprio che l’azienda ANM non abbia soldi da investire nel trasporto pubblico, ma ne ha per erogare stipendi milionari ai dirigenti e per finanziare imprenditori privati per servizi non necessari e urgenti; servizi e quindi costi non legati ad emergenze quali riparazioni su guasti: la spesa per la vigilanza privata ne è un esempio, affidata con gara europea per 3 anni dal 2015 al 2018 alla Security Service, in quanto tale spesa è passata in un anno da 2,9  a 3,8 milioni. Aumento di 220mila euro anche per il servizio di custodia dei parcheggi, appaltato alla Eagle Service dalla ex Napolipark prima ancora della fusione con Anm nel 2012. Da allora, però, si è andati avanti con continue proroghe tecniche. Aumento anche per le spese per le pulizie, passate da 8,2 a 8,6 milioni. Per quanto riguarda le manutenzioni, nel 2016 si registra un’impennata di riparazioni per guasti, soprattutto sulla Linea 1. I costi passano da 723mila euro del 2015 a circa 2 milioni, ed intanto del rinnovo parco automezzi rimane solamente un ricordo da campagna elettorale.  Intanto l’Anm chiude il bilancio 2016 con altri 32,3 milioni di perdite. Ma al di là delle cifre contabili e finanziarie, quello che emerge in tutto questo è la grande contraddizione della Giunta De Magistris, perché ANM non è un caso aziendale, è un caso politico. La deriva ma soprattutto la prospettiva dell’azienda di mobilità dipendono da una linea politica che non può essere ambivalenze e schizzofrenica: non si può richiamare la rivoluzione ed il controllo popolare sulla gestione della città e subito dopo la vittoria elettorale manifestare invece concretamente un segmento ed una prospettiva politica antioperaia ed antipopolare (vedi i casi ANM, Bagnoli, Napoli Sociale, Terme di Agnano, vertenza lavoratori Edenlandia, ecc). Quello che risulta chiaro e che costituisce un notevole passo in avanti è che i lavoratori e sindacalisti più combattivi, così come segmenti del movimentismo a Napoli, hanno preso coscienza di quale sia il vero volto della Giunta arancione, e partendo da singole vertenze presenti sul territorio napoletano, hanno trovato la consapevolezza,  il coraggio e la capacità di strutturare un coordinamento vero e proprio, perché la realtà e il futuro della classe lavoratrice appartengono alla sua capacità di auto organizzarsi  contro i padroni e contro le burocrazie sindacali, per costruire in prospettiva quel partito d’avanguardia e rivoluzionario, il solo che consegnerà il potere nelle mani dei proletari e degli sfruttati.

di Paolo Prudente

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