Spallanzani di Roma: lavoratori e pazienti uniti contro tagli e malasanità

  • Data : luglio 20, 2017
  • Sezione : Lavoro

Si è svolto l’altro ieri mattina un presidio davanti all’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Qui due lavoratori, Alessia e Lorenzo, sono sotto minaccia di licenziamento per aver denunciato quello che è sotto gli occhi di tutti: il grave sotto organico e più in generale gli ennesimi tagli ad una sanità già con l’acqua alla gola si traducono in gravi disagi per l’utenza.

A indispettire particolarmente la direzione dell’Istituto, o per meglio dire dell’azienda, sono stati alcuni striscioni che i lavoratori hanno affisso all’entrata dell’edificio. Dire che questo comportamento lede l’immagine dell’azienda vuol dire una cosa ben precisa. Il rischio, per i dirigenti, è che si crei una solidarietà tra lavoratori e utenza, in barba a tutte quelle campagne che incoraggiano i pazienti a denunciare il personale medico e sanitario. Proliferano sportelli legali, avvocati, pubblicità per radio, programmi televisivi che sostengono chiunque voglia intraprendere un’azione legale di questo tipo. È l’ideologia piccolo borghese che vuole addossare ogni colpa dei disservizi ai lavoratori (come dimenticare i video dell’ex sindaco di Roma Marino contro gli autisti ATAC o i lavoratori del Colosseo?). Sorvolando su fatti di cronaca e responsabilità individuali, qui la domanda è una sola: se si taglia un ulteriore miliardo di euro alla sanità, con la conseguenza di un sotto organico diffuso, di turni massacranti, di un generale sovraccarico di lavoro, di una penuria di presidi medici o di una bassa qualità degli stessi, come si può pensare che i casi di malasanità non aumentino?

Chi ha operato i tagli, chi ha messo il pareggio di bilancio in Costituzione sa benissimo che più gente morirà negli ospedali. Ciononostante, nulla si è toccato degli stipendi dei manager o dei sempre crescenti profitti dei privati in ospedali e istituti. È il volto disumano di una sanità aziendalizzata il cui unico interesse è tagliare i costi, aumentare le entrate (pagamento di ticket sanitari anche per prestazioni di day surgery, generale aumento dei ticket, etc.) e tutelare i profitti dei privati, di quella borghesia che rimane l’unica base e l’unico referente dei governi borghesi.

La situazione, per il lavoratore che vuole lottare, è delicata e va studiata tatticamente. Se l’operaio o il facchino possono bloccare la produzione e le merci, colpendo direttamente i profitti del padrone e instaurando così un rapporto di forza, l’operatore sanitario di un ospedale da un lato non potrà – o non vorrà – interrompere il servizio, dall’altro si scontrerà con un padrone che è un’istituzione pubblica e non un privato. Eppure, come sempre, il lavoratore ha buone frecce al suo arco. Innanzitutto, creare un blocco di solidarietà e di lotta che coinvolga i pazienti e, magari, anche dipendenti di altri ospedali/istituti vuol dire porsi come un interlocutore forte e consapevole, evitando che singoli lavoratori, magari isolati, si espongano troppo. Oltre a ciò, se è vero che i dirigenti e in generale le istituzioni paladine della sanità aziendalizzata stanno lì per far fare affari d’oro ai privati, cioè ai loro veri ‘datori di lavoro’, colpire i profitti dei secondi vuol dire minare alla base il potere dei primi. Bisogna coinvolgere nella lotta i lavoratori di tutti quei servizi esternalizzati, quali mense, pulizie, ambulanze e manutenzione, oltre ai lavoratori assunti dalle cooperative, i più ricattabili e i più sfruttati.

Non è manifestando democraticamente un’opinione, dialogando con le istituzioni o cercando amministrazioni e parlamentari amici che si potranno migliorare le condizioni di vita della classe lavoratrice. Sono i lavoratori, e loro soltanto, che potranno prendere le redini di un sistema economico che non ha più nulla da dare, verso il progetto di una società in cui ognuno possa dare secondo le sue capacità e ricevere secondo il suo bisogno.

di Bauschan

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