Il caso di Isaac Makwala: ordinario razzismo in una favola (quasi a lieto fine) nello sport

Sono in corso di svolgimento, a Londra, i campionati mondiali di Atletica Leggera: la massima manifestazione internazionale di questo sport, se si eccettuano i giochi Olimpici.

Lo sport dovrebbe, in linea teorica, farsi vettore di valori quali il rispetto della differenze, la lealtà, l’uguaglianza all’interno di un sano agonismo. Ebbene, quanto è avvenuto in questi giorni durante i mondiali rappresenta un piccolo, ma significativo esempio di quanto il Capitale, attraverso le proprie propaggini, sia in grado di destrutturare, volgendoli in funzione dei propri interessi, anche i suddetti valori.

Dopo il primo turno eliminatorio dei 400 metri (una delle gare principali del programma), è emerso un velocista del Botswana – Isaac Makwala – che ha destato grande impressione agli addetti ai lavori, palesando una condizione eccellente ed ottenendo in scioltezza la qualificazione alle semifinali, con un tempo migliore di quello di molti dei suoi più accreditati rivali.
Il grande favorito dei 400 metri era tuttavia il sudafricano Van Niekerk, detentore del record mondiale dei 300 e dei 400 metri e migliore velocista al mondo. Obiettivo di Van Niekerk era la doppietta 200-400 metri, ipotesi affascinante e raramente verificatasi in passato.

Anche Makwala coltivava il sogno della partecipazione alle due finali dei 200 e dei 400 metri, sebbene in una posizione di outsider. Ma dopo la sua straordinaria interpretazione nelle eliminatorie, gli è stato impedito di correre la semifinale dei 400 metri.
Perché?

Perché in albergo avrebbe contratto – insieme a qualche altra decina di persone – un virus intestinale particolarmente virulento. Virus che però non ha impedito ad altri atleti di continuare a gareggiare.

Makwala, invece no. Nessun medico federale lo ha visitato, semplicemente è stato escluso.

Escluso dalla IAAF senza alcuna comunicazione alla federazione d’appartenenza dell’atleta. Nessun controllo medico, nessuna comunicazione ufficiale, pur di fronte alle dichiarazioni dell’atleta che asseriva di essere in buone condizioni fisiche. E quando Makwala ha provato ad entrare nello stadio, come testimoniato da un impietoso video che ha fatto il giro dei social network, i solerti funzionari federali lo hanno letteralmente bloccato, come un ladro.
Forse si temeva che potesse sottrarre l’oro a Van Niekerk, vera icona dei mondiali insieme a Usain Bolt. La IAAF, la federazione mondiale di atletica leggera, è stata recentemente travolta da scandali d’ogni tipo, ed aveva bisogno – secondo le stesse autorevoli parole dell’ex campione olimpico Michael Johnson – di una “narrazione” e di personaggi capaci di traghettare il “sistema atletica” fuori dalla crisi.

Van Niekerk, il sudafricano dal cognome olandese, è uno dei personaggi sui quali la IAAF ed i grossi sponsor mondiali puntano per il rilancio del movimento.
Makwala, invece, è “semplicemente” un dotatissimo ed esuberante ragazzotto del Botswana, un paese non di certo potente politicamente, dotato di una federazione estremamente fragile, il cui peso è prossimo allo zero.

Se lo stesso problema di salute fosse capitato ad un altro atleta da “vetrina”, il trattamento ricevuto non sarebbe certamente stato il medesimo.

Quanto si è verificato è di una gravità estrema: la burocrazia federale ha di fatto “tagliato” le gambe ad un pesce piccolo che poteva rischiare di divorare il pesce grosso.

Tuttavia, anche le storie più tristi hanno talvolta un lieto fine: la situazione determinatasi ha fatto sì che Makwala divenisse in qualche modo il beniamino del pubblico, così…


Inizialmente, l’atleta del Botswana era stato escluso anche dalle eliminatorie dei 200 metri, sempre per l’ipotetica “quarantena” cui era stato coattivamente costretto. Ma nel giro di 24 ore, cambio di posizione della Federazione Internazionale: Makwala potrà correre i 200 metri.

Però le eliminatorie si sono già disputate, ormai non si può far nulla, non si possono far scorrere all’indietro le lancette del tempo, a meno che…
Si, la soluzione c’è: correrà da solo un’eliminatoria un’ora e mezza prima della semifinale, sotto il diluvio, in condizioni estremamente difficoltose. Se otterrà il tempo dell’ultimo qualificato per la semifinale, potrà partecipare alle semifinali, ovviamente ottenendo la corsia peggiore.
Makwala accetta, corre da solo: è un qualcosa che a memoria d’uomo non si ricorda. Peraltro, lo svantaggio del correre da soli contro il tempo, senza riferimenti al proprio fianco, è evidente anche a chi non abbia dimestichezza con l’atletica leggera.

Piove, fa freddissimo: le condizioni sono proibitive. Makwala deve correre i 200 metri in 20″53: mica facile! Eppure… li corre in 20″20!!!
E un’ora e mezza dopo si presenta ai blocchi per la semifinale, mentre gli avversari hanno potuto riposare per oltre 24 ore.
Sarà stanchissimo, non può aver recuperato pienamente. Nella sua semifinale ci sono atleti molto pericolosi e la sua corsia è pessima: la prima corsia, la più stretta, inadatta ad un atleta dalle leve così lunghe (185 centimetri per 78 chili).


Non può farcela.


Invece ce la fa: 20″14: secondo classificato!

Altre 24 ore e giunge il momento della finale. Il pubblico londinese è tutto dalla sua, il lieto fine è scritto negli applausi che lo accompagnano ai blocchi di partenza.

Makwala ha vinto simbolicamente la sua battaglia, pur arrivando sesto, stremato dallo stress psicofisico del “dramma” che si è consumato sulla sua persona: umiliato, derubato della sua gara (i 400 metri) e ripescato per i 200 metri che deve correre per tre volte nell’arco di 24 ore.


Vincerà un azero naturalizzato turco, per due centesimi di secondo sul favorito sudafricano.

“Badman” Makwala è arrabbiato, sulla linea del traguardo. Sperava di segnare un pezzo di storia del suo sport, ma a suo modo l’ha fatto: ha smascherato l’ipocrisia del sistema, ha sconfitto la burocrazia e la politica razzista e discriminante della Federazione Internazionale.

Ora, Badman, non ti fermare. Hai ancora il tempo di volare più veloce del vento, fiero e guascone, il viso dal sorriso largo, simpatico e un po’ strafottente; non allineato, privo di sponsor milionari, sei il vero vincitore di questi campionati mondiali.

Da oggi, hai tanti nuovi tifosi, pronti ad emozionarsi di fronte al tuo giro di pista.

 

Roberto Testèro

Lascia un commento

Please enter your name.
Please enter comment.

1 2 3 4 5

Questa Settimana
Iscriviti alla newsletter
Lingua