Venezuela: la situazione precipita dopo le controverse elezioni dell’assemblea costituente e le sanzioni degli Stati Uniti

In uno dei giorni più mortali della protesta quest’anno, 10 persone sono morte durante gli scontri tra i manifestanti e la polizia, a seguito dell’elezione di una costituente con lo scopo di riscrivere la costituzione del paese. Molti nell’opposizione di destra e sinistra hanno definito l’elezione della costituente come truccata: il processo costituente avviene all’interno di un permanente stato di emergenza, che concede libera possibilità alla costituente di dare e portare via ampi diritti democratici e libertà basilari

Il governo di Maduro, in mezzo alla crisi causata dalla politica economica fallimentare, ha percorso certi passi per consolidare il proprio potere su un pubblico sempre più arrabbiato e rivoltoso: il governo proibisce e reprime proteste, previene elezioni dove candidati sgraditi potrebbero vincere, criminalizza gli scioperi e proibisce la distribuzione di volantini. Il congresso nazionale elettorale previene la legalizzazione di organizzazioni di sinistra opposte al governo e impone una organizzazione anti-democratica del partito che lascia fuori quelle organizzazioni minoritarie che non hanno le risorse dello stato o altre forme di introiti. La sinistra è impossibilitata ad opporsi alle politiche di Maduro nel contesto delle istituzioni democratiche, mentre la destra continua ad avere una forza considerevole in molti grandi partiti politici

I risultati delle elezioni tenute di domenica, che offrivano agli elettori la solo possibilità di respingere le modifiche costituzionali furono truccate di un milione di voti, stando a Smartmatic.

L’oppressione di Maduro contro il dissenso continuò martedì, quando 2 leader dell’opposizione, Leopoldo López and Antonio Ledezma, furono prelevati dalle proprie abitazioni, dove erano precedentemente detenuti, da uomini dell’intelligence governativa

L’ala di opposizione di destra, organizzata dietro il MUD (Mesa de la Unidad Democrática or the Democratic Unity Roundtable), d’altra parte, afferma che 7 milioni di persone votarono ad un referendum informale, organizzato una settimana prima. Questa ricostruzione è però molto gonfiata

La svolta di Maduro verso un governo più repressivo ha dato la possibilità alle opposizioni di porsi come campioni della democrazia e dei diritti civili. Tuttavia coloro che si celano dietro il MUD, sono le stesse forze politiche che organizzarono un colpo si stato contro Chavez nel 2002, mettendo al suo posto un uomo d’affari spalleggiato dagli U.S.A. e sciogliendo l’assemblea nazionale. Le plurime richieste alle forze armate di abbandonare Maduro e di prendere le redini della nazione, sono la dimostrazione del carattere reazionario di questo movimento.

E tutto ciò ha molto senso: il piano economico per far ripartire la crescita prevede attacchi ai salari e alle condizioni di lavoro, una riforma del lavoro a favore delle imprese e tagli al welfare. Queste misure potrebbero essere attuate solo a fronte di una forte repressione delle proteste sociali

I governi dell’America Latina e non solo, hanno condannato le elezioni e il governo degli Stati Uniti ha imposto sanzioni contro Maduro e minacciato future sanzioni contro la risorsa principale del Venezuela: il petrolio. Critici e politici temono che un boicottaggio contro il petrolio venezuelano potrebbe devastare ulteriormente l’economia sofferente, portando ad una seria crisi umanitaria. L’inflazione e i prezzi crescenti hanno causato una mancanza di rifornimenti di base al paese, portando ad un’enorme protesta contro Maduro e allo sciacallaggio.

Quello che pochi anni prima era un atteggiamento compiacente di Maduro nei confronti del governo U.S. e dei altri governi, si è recentemente trasformato in scherno non curante. In un discorso televisivo ai sostenitori, Maduro ha accusato l’amministrazione Trump, che ha criticato il governo Maduro, di ipocrisia, mettendo in risalto la vittoria di Trump nonostante la differenza di 3 milioni di voti rispetto ad Hillary Clinton. “che democrazia tremenda!” disse Maduro, affermando che lui “non prende ordini dall’impero”. La situazione economica nel paese è già tragica, con ospedali a corto di risorse, drastica mancanza di cibo e altri beni primari e violenza nelle strade. Nonostante i proclami del deceduto presidente Chavez di sviluppare “il socialismo del 21 secolo”, l’economia rimane assolutamente dipendente dal mercato globale capitalista. La caduta libera del prezzo del petrolio iniziata nel 2014, ha sferrato un colpo mortale all’economia, entrata in una spirale di depressione, scarsezza e inflazione.

Il Venezuela divenne l’emblema dei governi Pink Tide di centro sinistra in America Latina negli anni che seguirono l’elezione di Hugo Chavez nel 1998. Chavez affrontò l’aperta resistenza di forze conservatrici dentro e fuori il Venezuela, come un tentativo di golpe, supportato dall’amministrazione Bush nel 2002. Questo tentativo imperialista di estromettere Chavez rinforzò solamente il suo supporto popolare, quando un’onda di manifestanti, soprattutto delle classi più povere, marciò e reinstallò Chavez come presidente. Negli anni seguenti di presidenza Chavez, l’esercito lo supportò.

Come molti paesi pieni di risorse naturali, in particolare petrolio, il Venezuela riceve dei benefici che non raggiungono necessariamente la maggior parte della popolazione.

Il presidente Chavez rivoluzionò l’economia Venezuelana usando il denaro, ottenuto dal petrolio, per portare avanti programmi sociali a vantaggio delle classi più modeste. Tuttavia la sua politica fallì nell’eliminare le radici della produzione capitalista e dell’economia orientata al profitto. Capitali nazionali e stranieri mantennero i loro affari, e quando i lavoratori, organizzati autonomamente, minacciavano i profitti, Chavez interveniva per proteggere la proprietà privata e i guadagni. Un esempio fu quando i lavoratori chiesero l’esproprio e la nazionalizzazione della fabbrica di acciaio Ternium Sidor, di proprietà argentina. Chavez, messo sotto pressione dall’alleato presidente dell’Argentina Néstor Kirchner, rifiutò la nazionalizzazione e molti lavoratori finirono in prigione. Quando gli scioperi continuarono e i lavoratori mantennero vivo il conflitto, Chavez pagò quasi 2 miliardi di dollari per nazionalizzare l’impianto (gli investitori argenti avevano pagato 1,2 miliardi di dollari per l’impianto nei 2 anni precedenti)

Il governo di Chavez in Venezuela fu la combinazione di una leadership carismatica, politiche economiche progressive, all’interno dei limiti dell’economia capitalista e un sentimento di unità nazionale. Tuttavia il suo potere dipendeva soprattutto dall’appoggio dell’esercito

Nicolas Maduro, a parte la sua mancanza di carisma e acume politico, è giunto al potere solo per affrontare una delle peggiori crisi che il paese abbia mai sperimentato. Questo ha rafforzato la crescente svolta autoritaria che l’amministrazione Maduro ha intrapreso. A fronte di una dipendenza dal petrolio che lascia il Venezuela alla mercè dei prezzi del commercio globale, l’unica ricetta del presidente è stata quella di concentrare molto potere nelle sue mani e di opprimere il dissenso.

Il Venezuela è in una profonda emergenza sociale ed economica. Di fronte a questa disastrosa situazione, non il regime repressivo di Maduro, non l’opposizione di destra, stanno offrendo un piano per i lavoratori e i poveri. L’unica speranza per il Venezuela è nella mobilitazione dei lavoratori e delle loro organizzazioni, indipendenti dal governo e dall’opposizione di destra.

 

Mira-Craig-Morse

Traduzione di Adelchi da un articolo di Left Voice

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