Rosa Luxemburg, la rosa rossa del socialismo

Spada e fiamma della Rivoluzione, ella viene ancora ricordata dalla storia come una delle più grandi e illustri figure del socialismo internazionale.

Una volta, Mehring disse che Rosa Luxemburg era “la più geniale tra tutti i discepoli di Carl Marx”. Brillante teorica marxista e perspicace polemista, come agitatrice di masse è riuscita a farsi ascoltare anche da vasti uditori operaio. Uno dei suoi slogan preferiti era “prima, l’azione”, ed era dotata di una forza di volontà davvero stravolgente. Fu, quindi, una donna che ruppe con tutti gli stereotipi dell’epoca e che visse intensamente la sua vita personale e politica.

Quando la sua famiglia si trasferì nella località contadina di Zamosc vicino Varsavia, dove poi vi trascorse la sua infanzia, era molto piccola. A quell’età soffrì di una malattia all’anca, mal diagnosticata, che l’ha resa convalescente per un anno e le produsse una lieve disfunzione fisica che durò tutta la sua vita. Appartenente ad una famiglia di commercianti, sentì sulla propria pelle il peso della discriminazione, in quanto ebrea e polacca, nella Polonia russificata.

L’attività militante di Rosa cominciò a 15 anni, quando incominciò a venire a contatto con il movimento socialista. Secondo il suo biografo P. Nettl, aveva quest’età quando vari dirigenti socialisti furono condannati a morire sulla forca, evento che sicuramente sconvolse profondamente l’animo della giovane.
Nel suo ultimo anno di scuola era conosciuta come politicamente attiva e con un carattere indisciplinato. A causa di questo non le assegnarono la medaglia d’oro per il conseguimento accademico, che le spettava per i suoi meriti scolastici. Ma l’alunna più sorprendente negli esami finali non era un problema solo nelle aule; a quei tempi ella era già senza dubbio un membro regolare delle cellule presenti del Partito Proletario Rivoluzionario.

Avvertita di essere nel mirino della polizia, Rosa intraprese una vita clandestina trasferendosi vicino a Zurigo, dove divenne un dirigente del movimento socialista polacco in esilio. Lì conobbe Leo Jogiches, che divenne poi il suo amante e compagno personale per molti anni, e il suo compagno di partito fino alla fine.

Dopo la laurea come Dottoressa in Scienze Politiche – cosa assai insolita per una donna a quell’epoca – decise finalmente di trasferirsi in Germania per entrare nel SPD, il centro politico della Seconda Internazionale. Fu lì che conobbe Clara Zetkin, con la quale instaurò un’amicizia che durò per tutta la vita.

La battaglia per le idee
A Berlino dal 1898, Rosa misurò le sue armi teoriche con uno dei membri della vecchia guardia socialista Eduard Bernstein, un revisionista del marxismo. Secondo costui, il capitalismo era riuscito a superare le sue crisi e la socialdemocrazia poteva raccogliere vittorie nell’ambito di una democrazia parlamentare che sembrava allargarsi sempre più, senza rivoluzioni o lotta di classe. Il “dibattito Bernstein” si rivelò quindi molto aspro, tuttavia, alla fine fu proprio Rosa Luxemburg che espresse la più acuta confutazione nel pamphlet Riforma o Rivoluzione.

La Rivoluzione Russa del 1905, la prima grande insurrezione in Europa dopo la disfatta della Comune di Parigi, fu percepita da Rosa come una ventata di aria fresca. Scrisse articoli e fece tour come portavoce dell’esperienza russa in Germania, finché non riuscì ad entrare clandestinamente a Varsavia per partecipare direttamente agli eventi. È il “momento in cui il pensiero marxista diventa azione”, scrisse Rosa. “Stiamo assistendo alla Rivoluzione Russa, e saremmo degli asini se non apprendessimo da essa”.

La Rivoluzione del 1905 aprì importanti dibattiti che divisero la socialdemocrazia. In tali dibattiti Rosa Luxemburg si allineò con Lenin e Trotsky contro i menscevichi, sostenendo che la classe operaia avrebbe dovuto svolgere un ruolo guida nella futura Rivoluzione Russa, affrontando la borghesia liberale. Anche il dibattito sullo sciopero politico di massa, negli anni successivi, attraversò la socialdemocrazia europea. L’ala più conservatrice dei dirigenti sindacali in Germania negò la necessità di uno sciopero generale, mentre il “centro” del partito lo considerava uno strumento esclusivamente difensivo, valido per difendere il diritto al suffragio universale. Rosa Luxemburg, allora, mise in discussione il conservatorismo e il gradualismo di quella posizione nel suo opuscolo Sciopero di massa, Partito e Sindacato, scritto dalla Finlandia nel 1906. Questo dibattito riapparve poi intorno al 1910, quando Rosa polemizzò con il suo ex alleato Karl Kautsky.

Socialismo o barbarie
Le agitazioni contro la Prima Guerra Mondiale furono un momento cruciale nella sua vita, una lotta contro la degenerazione storica dei socialdemocratici tedeschi che sostennero la propria borghesia, contro gli impegni assunti da tutti i congressi socialisti internazionali.

Nella sua biografia, Paul Frölich sottolinea che quando Rosa scoprì delle votazioni del blocco dei deputati di SPD cadde per un momento in una profonda disperazione. Ma come donna di azione che era, rispose con rapidità. Lo stesso giorno in cui i crediti di guerra furono votati infatti, Mehring, Karski e altri militanti si incontrarono a casa sua. Clara Zetkin inviò il suo sostegno e subito dopo si aggiunse anche Liebcknecht. Insieme pubblicarono la rivista L’Internazionale e fondarono il gruppo Spartacus.

Nel 1916 Rosa Luxemburg pubblicò Il Libro di Junius, scritto durante il suo soggiorno in una delle molte carceri che si trasformarono in una residenza quasi permanente. In questo lavoro sollevò una critica implacabile alla socialdemocrazia e la necessità di una nuova Internazionale. “A questo punto basta guardarci intorno a noi per comprendere cosa significano la regressione e la barbarie nella società capitalista. Questa guerra mondiale è una regressione verso la barbarie”.

Nel maggio 1916, Spartacus indisse un raduno del 1°maggio contro la guerra, dove Liebknecht venne arrestato. Ma la sua condanna al carcere provocò massicce mobilitazioni, annunciando così un nuovo periodo di lotte.

La Rivoluzione Russa del 1917 trovò in Rosa Luxemburg un valido e forte difensore. Nonostante le differenze e critiche sul diritto all’autodeterminazione o sul rapporto tra l’assemblea costituente e i meccanismi della democrazia dei lavoratori – in quest’ultimo caso, cambiò posizione dopo aver lasciato la prigione nel 1918 – Rosa scrisse che “i bolscevichi rappresentano tutto l’onore e la capacità rivoluzionaria che manca alla socialdemocrazia occidentale. L’insurrezione di Ottobre non solo salvò veramente la Rivoluzione Russa; essa salvò anche l’onore del socialismo internazionale”.

Quando l’impatto della Rivoluzione Russa colpì direttamente la Germania nel 1918 con l’emergere dei consigli dei lavoratori, la caduta del Kaiser e la proclamazione della Repubblica, Rosa attese con ansia la possibilità di partecipare direttamente a quel grande momento storico.

Il governo tuttavia rimase nelle mani dei leader della socialdemocrazia più conservatrice, Noske e Ebert, leader del SPS, per poi scindersi in seguito con la rottura dei socialdemocratici indipendenti, l’USPD. Nel novembre dello stesso anno inoltre, il governo socialdemocratico raggiunse un patto con lo Stato maggiore militare ed i Freikorps per liquidare la rivolta dei lavoratori e delle organizzazioni rivoluzionarie. Rosa e i suoi compagni, fondatori della Lega Spartacus, nucleo iniziale del Partito Comunista Tedesco dal dicembre 1918, furono duramente perseguitati.

Il 15 gennaio un gruppo di soldati arrestarono Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg alle nove di sera. Rosa riempì una piccola valigia e prese alcuni libri pensando che si trattasse di un altro periodo in carcere. Dopo l’arresto, però, il governo di Noske lasciò Rosa e Karl nelle mani dei furibondi Freikorps – corpo paramilitare di ex veterani dell’esercito del Kaiser. Fu tutta una messa in scena: lasciando le porte aperte dell’Hotel Eden, i leader degli spartachisti furono colpiti in testa con il calcio di un fucile, trascinati e fucilati. Il corpo di Rosa fu gettato nel fiume dal ponte di Landwehr. Fu trovato tre mesi dopo.

Un anno prima, in una lettera del carcere indirizzata a Sophie Liebknecht alla vigilia del 24 dicembre 1917, Rosa scrisse con profondo ottimismo sulla vita:

È il mio terzo Natale dietro le sbarre, ma non prenderlo in tragedia. Io sono calma e serena come sempre […] Sto qui sdraiata, quieta e sola, avvolta in questi panni neri di oscurità, di noia, di cattività invernale […] e in quel momento il mio cuore batte con una felicità interna e sconosciuta. [… ] Io credo che il segreto non sia altro che la vita stessa: le profonde tenebre della notte bella e morbida come il velluto, se si sa come guardarla.

Clara Zetkin, forse quella che meglio conobbe Rosa, scrisse della sua amica e compagna condividendo quell’ottimismo dopo la morte:

Lo spirito di Rosa Luxemburg, l’ideale socialista, era una passione travolgente che travolgeva tutto; una passione, allo stesso tempo, del cervello e del cuore, che la divorava e la sollecitava a creare. L’unica ambizione grande e pura di questa donna impareggiabile, l’opera di tutta la sua vita, non fu altro che preparare la rivoluzione che doveva lasciare il passaggio franco al socialismo. Poter vivere la Rivoluzione e partecipare alle sue battaglie, era per lei la suprema felicità […] Rosa mise al servizio del socialismo tutta sé stessa, tutta la sua vita. L’offerta della sua vita per la causa del socialismo non l’ha fatta solo al momento della morte; l’aveva già offerta in piccoli pezzi in ogni minuto della sua esistenza dedicata alla lotta e al lavoro. Per questo motivo ella poteva legittimamente esigere dagli altri di abbandonare tutto, anche la loro vita per il bene del socialismo. Ancora oggi, Rosa Luxemburg simboleggia la spada e la fiamma della Rivoluzione, ed è ricordata come una delle figure più grandi e insigni del socialismo internazionale.

Di Josefina L. Martinez
Traduzione di Azimuth
Fonte originale: www.ctxt.es

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