Gli effetti del governo Renzi: soppressione delle partecipate, inclusi i posti di lavoro

E’ recente il piano di riorganizzazione delle società partecipate messo in atto con il Testo unico sulle partecipate, decreto 175/2016 così come corretto dal D.lgs. 100/2017 . In sostanza le amministrazioni pubbliche possono comunicare al ministero del Tesoro, sul portale dotato di nuove funzionalità ad hoc, l’esito della revisione straordinaria delle proprie partecipazioni, ovvero il piano di “razionalizzazione o valorizzazione” che intendono mettere in campo. Nel piano di razionalizzazione ogni Pa deve individuare le società “fuori-regola” da dismettere o liquidare entro i 12 mesi successivi; le amministrazioni sono obbligate ad adottare i provvedimenti motivati di ricognizione entro il del 30 settembre 2017. Per l’invio della comunicazione, obbligatoria anche per chi non detiene partecipazioni, c’è tempo poi fino al 31 ottobre. A tal proposito il Mef, in una nota, ricorda che l’operazione «si inserisce nel quadro più ampio della revisione della spesa» ed è volta a razionalizzare e valorizzare le partecipazioni pubbliche che rappresentano una delle componenti dell’attivo delle amministrazioni pubbliche insieme, tra l’altro, agli immobili e alle concessioni». Insomma un “nuovo piano Cottarelli” esclusivamente dedicato alle società partecipate, dove l’imperativo è tagliare la spesa pubblica delineando esuberi di personale, licenziando o all’occorrenza ricollocando impropriamente gli stessi lavoratori in esubero che si troveranno costretti ad accettare qualsiasi impiego e collocazione con tutte i possibili disagi e problemi che questo potrebbe comportare in termini personali e/o familiari.
Intanto si avvicinano le scadenze per la determinazione degli esuberi nelle Partecipate, ed il tutto sarà scandito da tre date:
• 10 ottobre comunicazione degli esuberi ai sindacati;
• entro fine ottobre alle Regioni;
• entro metà novembre all’Anpal (Agenzia nazionale per le Politiche Attive).
In attesa di conoscere i risultati della ricognizione di tutte le partecipazioni, si delineano le linee guida e le regole per gestire gli esuberi. Secondo i decreti attuativi della delega Pa (Dlgs 175/2016, “corretto” dal Dlgs 100/2017) le cause di esuberi possono essere due:
• La prima è rappresentata dai parametri che impongono di liquidare o cedere le partecipazioni in società che non hanno raggiunto negli ultimi tre anni i 500mila euro di fatturato, hanno più amministratori che dipendenti o non operano in uno dei settori previsti dalle nuove regole;
• La seconda deriva dall’imposizione alle controllate che resteranno attive di effettuare entro il termine previsto una ricognizione del proprio personale e individuare «eventuali» esuberi da gestire con le nuove procedure.
A causa della differenza di motivazione, le regole in arrivo chiedono alle società pubbliche di «motivare» l’esubero, spiegando cioè se proviene dalla liquidazione delle partecipazioni che non rispondono ai criteri imposti dalla riforma oppure dalla ricognizione del personale nelle altre aziende. Ad ogni modo qualsiasi sia la “motivazione” gli esuberi costituiscono la cartina di tornasole per tagliare la spesa pubblica, che in termini reali significa “pagare i debiti contratti con le banche e recuperare i deficit” accumulati per garantire stipendi e privilegi della classe dirigente, applicando una ristrutturazione delle società anche in termini occupazionali naturalmente a discapito della classe lavoratrice. E’ chiaro che quello che si vuole fare con le partecipate è ricalcare la procedura (fallimentare) già usata con le provincie creando degli elenchi nominativi da gestire con l’aiuto delle Regioni, qui, però, il quadro è molto più complesso, perché nelle aziende pubbliche contratti e inquadramenti sono diversi, e questo complica ulteriormente la ricollocazione. Ogni nominativo, dopo aver acquisito il consenso dell’interessato sul trattamento dei dati personali, dovrà essere accompagnato da tutti i dati sulla tipologia contrattuale che regola il rapporto di lavoro, sulla qualifica e i livelli di inquadramento, e da una descrizione delle esperienze professionali svolte e delle abilitazioni conseguite. Le altre società pubbliche che vogliono assumere dovranno attingere dagli elenchi, e alle Regioni sarà assegnato un ruolo di “facilitatori” nella ricollocazione, attraverso attività di formazione (con quali soldi?), programmi di mobilità ed eventuali incentivi (se hanno i fondi) all’assunzione dei lavoratori inseriti negli elenchi delle eccedenze.
Da marzo 2018 l’Anpal, dovrà farsi carico delle posizioni rimaste in sospeso: il suo lavoro, secondo il calendario immaginato dal governo, dovrebbe completarsi entro giugno, perché dal 1° luglio ripartiranno le assunzioni libere da parte delle controllate. Fino ad allora, le società pubbliche potranno assumere solo gli esuberi delle altre aziende, a meno che siano alla ricerca di profili professionali che negli elenchi non ci sono (gli «infungibili»): per questi ultimi, andrà chiesta un’autorizzazione all’ente che gestisce gli elenchi, quindi alle Regioni fino a fine marzo e all’Anpal nei mesi successivi.
Questo è il quadro complessivo, una situazione drammatica che coinvolge circa 500 mila lavoratori stimati e di questi ben 150 mila potrebbero essere gli esuberi. Inoltre c’è da aggiungere a seguito di questo meccanismo quanti lavoratori precari e persone inserite in graduatorie di concorsi pubblici vedranno stravolte le loro aspettative? Insomma, il Governo continua a soffiare sul vento della guerra.

Paolo Prudente

 

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