Appoggiamo la ribellione del popolo catalano e il suo diritto di autodeterminazione

  • Data : ottobre 9, 2017
  • Sezione : FIR

Pubblichiamo di seguito il comunicato internazionale della Frazione Trotskista – Quarta Internazionale firmato anche dalla Frazione Internazionalista Rivoluzionaria, gruppo italiano simpatizzante di questa corrente internazionale.


 

1. Il 1 ° ottobre del popolo catalano ha manifestato in maggioranza la propria volontà d’indipendenza

Il 1 ° ottobre più di due milioni di persone hanno votato nel referendum per l’indipendenza della Catalogna, sconfiggendo i tentativi del governo conservatore del Partito Popolare e il Regime del ’78 di fermarlo con un’offensiva repressiva brutale. Quel giorno decine di migliaia di persone hanno occupato scuole e seggi elettorali resistendo contro più di 10.000 tra agenti della Polizia Nazionale e della Guardia Civile trasferiti in Catalogna come truppe di occupazione. Il 3 di ottobre questa volontà si è espressa nuevamente in uno sciopero generale con alta adesione, con oltre 50 cortei con picchetti stradali e mobilitazioni massive. Nonostante il boicottaggio delle cupole burocratiche dei sindacati CCOO e UGT, lo sciopero è stato imponente. Gli intenti del governo della Catalogna di trasformare la lotta in un “corteo civico” unito ai padroni e alle direzioni dei sindacati maggioritari non hanno impedito la comparsa della classe operaia nella scena politica.

La forte repressione del 1 ottobre ha approfondito a sua volta un ampio sentimento democratico nel resto dello Stato spagnolo in appoggio al popolo catalano, come mostrano le mobilitazioni a Madrid, Saragozza, Bilbao e decine di altre città; il loro contrasto alla repressione e il loro appoggio al diritto di decidere, anche se in questi casi non ancora con manifestazioni massive.

Come socialisti rivoluzionari internazionalisti consideriamo fondamentale estendere la solidarietà internazionale con il popolo catalano, contro la repressione e in difesa del suo diritto all’autodeterminazione, che include anche il suo diritto di separarsi scontrandosi con l’offensiva reazionaria della monarchia, del governo e del regime.

Come organizzazioni firmatarie di questa dichiarazione sempre abbiamo difeso incondizionatamente il diritto all’autodeterminazione del popolo catalano, così come quello di tutte le nazionalità storiche dello Stato spagnolo. Lo abbiamo fatto senza essere indipendentisti; non ci siamo assunti la separazione come progetto per il quale deve lottare la classe lavoratrice catalana, ma per far si che questo diritto fosse parte del programma di lotta dell’insieme della classe operaia dello Stato spagnolo; per conquistarlo con una lotta comune di lavoratori catalani con quelli del resto della Spagna e saldare in questo solco la classe operaia nella prospettiva di una federazione delle repubbliche operaie iberiche.
Nessun popolo che ne opprima un altro potrà mai essere libero e solo lottando contro tutto l’insieme della classe capitalista potrà emanciparsi e porre fine all’oppressione e allo sfruttamento.

Dopo il 1 ottobre e il 3 ottobre, dato il pronunciamento massivo e maggioritario del popolo catalano per l’indipendenza, difendiamo il diritto a far si che questa opzione possa effettivamente realizzarsi con i metodi della lotta di classe e dalla chiara prospettiva di una di una Catalogna indipendente e socialista opposta al progetto delle direzioni borghesi e piccolo borghesi del movimento. Chiamiamo l’intera classe lavoratrice di tutto lo Stato a scontrarsi col Regime del ’78 e a difendere il diritto dei catalani come condizione necessaria per poter forgiare l’unità della classe operaia; ad aprire la prospettiva della lotta per una libera federazione di repubbliche socialiste iberiche.

2. Il regime capitalista spagnolo dinanzi alla crisi più profonda dalla sua nascita nel 1978

La “questione catalana” approfondisce l’acuta crisi del Regime del ’78, nato dalla transizione pattuita con la dittatura franchista. Un regime basato sulla restaurazione della monarchia, la difesa della “unità indivisibile” della Spagna – negando il diritto di autodeterminazione delle nazioni che compongono lo Stato spagnolo – e l’attacco dei capitalisti contro la classe lavoratrice.

La crisi capitalista e l’emergere del movimento del 15M aprirono una profonda crisi della rappresentanza dei grandi partiti capitalistici spagnoli, il c.d. bipartitismo del PP e del PSOE, così come la comparsa di nuove forze politiche di destra (Ciudadanos) e della sinistra riformista (Podemos). Ma la crisi del Regime si è espressa anche con la crescita del sentimento indipendentista in Catalogna, che non era maggioritario fino a un anno fa. Questo è stato infiammato in primo luogo dalla destra del PP e dello Stato nella sua chiusura nel ridiscutere l’autonomia, opponendovi un piano di ricentralizzazione. Ma allo stesso modo è stata incrementata dai settori della borghesia e della piccola borghesia catalana grazie alla sua politica di austerità, leggi liberticide e precarietà che loro stessi hanno imposto con la Generalitat.

Le vie per una “restaurazione” del Regime politico attraverso una modifica del patto del 1978 senza mettere in discussione le basi dello stesso, promosse dalla nuova sinistra riformista come Podemos, incontrano un ostacolo insuperabile in Catalogna. Si sono aperte crepe molto difficili da chiudere. Una “crisi organica” che si acutizza e apre la possibilità di “uscite di forza” e opzioni bonapartiste di maggior repressione, ma che allo stesso tempo fa emergere il movimento di massa e della classe lavoratrice mostrando la possibilità di una maggiore radicalizzazione.

Nonostante le dichiarazioni della Commissione Europea e dei diversi governi come quello tedesco, la “crisi catalana” non è soltanto una crisi interna dello Stato Spagnolo. Al contrario, una possibile indipendenza della Catalogna porterebbe a un salto enorme della crisi europea e produrrebbe altre questioni nazionali in tutta l’Europa, soprattutto se nel quadro di mobilitazioni massive. Per questo, la Commissione Europea e il governo tedesco – con l’appoggio non solo dei conservatori, ma anche della socialdemocrazia e della burocrazia sindacale – stanno tutti con il governo di Rajoy, che è stato il suo principale alleato per imporre le sue politiche di austerità nello Stato spagnolo.

3. La monarchia raccoglie forze per una risposta più bonapartista e repressiva

Il discorso di Felipe VI, la stessa notte dello sciopero generale, è stato un forte appello all’unità di tutti gli agenti del Regime per una scalata repressiva senza precedenti contro le istituzioni catalane e il massiccio movimento democratico in corso. Un appoggio pieno della monarchia al Regime e al governo di Rajoy, che si è di molto indebolito dopo il referendum giustificando la repressione e avallando nuove manovre “eccezionali”, come potrebbe essere l’applicazione dell’articolo 155; manovra che potrebbe includere anche lo scioglimento della Generalitat e il Parlamento, compreso l’arresto di membri del governo, la messa al bando dei partiti indipendentisti, etc. Due giorni dopo il Tribunale Costituzionale spagnolo ha sospeso la sessione del Parlamento di Catalogna per impedire unapossibile dichiarazione unilaterale d’indipendenza (DUI) da parte del governo catalano. Una misura sollecitata dal PSC (Partito Socialista Catalano), che assieme al PSOE sta attuando un sostegno diretto al Regime e alla sua repressione.
Nei prossimi giorni ci potrebbero essere nuove manovre eccezionali, che confermerebbero una deriva chiaramente autoritaria.

Come socialisti rivoluzionari internazionali esigiamo la fine immediata di tutte le manovre repressive e la ritirata di tutte le truppe di occupazione (Guardia Civil e Policia Nacional). Allo stesso tempo, respingiamo tutte le misure che attentano alle libertà democratiche e che violano i disegni del popolo catalano come successo domenica scorsa.

4. I partiti riformisti e la loro chiamata al “dialogo” politico non risolverà fondamentalmente nulla

La sinistra riformista di Unidos Podemos (formata da Podemos e Izquierda Unida) – che fa parte dei governi delle principali città dello Stato, come Barcellona o Madrid, e che ha la forza di 70 deputati nel Congresso, si posiziona al “centro” politico costituzionalista, chiamando al “dialogo” e alla “comprensione”, proponendo la mediazione del Papa e della UE. Dinanzi alla linea dura del Re e di Rajoy tale appello resta per ora senza frutti. I riformisti non hanno nè appoggiato nè riconosciuto la legittimità del referendum del 1 ottobre argomentando tale posizioni con la scusa che chiedono un “referendum pattuito” e con “garanzie” ossia che rispetti il quadro delineato dal Regime del 1978. Ma come sperare in un referendum pattuito con lo stesso Regime che nega per principio il diritto di autodeterminazione? Unidos Podemos s’illude di un impossibile “referendum pattuito”, mentre si nega di porre la sua forza e la sua influenza politica al servizio di una difesa effettiva del diritto a decidere e della volontà espressa dal popolo di Catalogna. Si pongono come appendice di sinistra del Regime del ’78 e della sua “legalità” difendendo una strategia utopica di rigenerazione democratica del reazionario regime imperialista spagnolo.

Unidos Podemos dovrebbe rompere immediatamente con questa politica e lanciare l’appello a una massiva mobilitazione sociale in Catalogna e in tutto lo Stato spagnolo contro la repressione e per il diritto a decidere, sostenendo la volontà del popolo catalano.

5. La direzione borghese e piccolo borghese del processo catalano

La direzione del c.d. processo, il PdeCat e Sinistra Repubblicana di Catalogna (coalizzati in Uniti per il SI), rappresentano i partiti storici della borghesia e della piccola borghesia catalana, che durante decadi hanno imposto politiche lacrime e sangue contro il popolo lavoratore, promuovendo la precarietà del lavoro, disoccupazione, tagli sociali e repressione contro i lavoratori e la gioventù attraverso l’utilizzo dei Mossos d’Esquadra come suo braccio armato.

La grande borghesia catalana, che si raggruppa nei principali gruppi di capitalisti, banche e corporazioni, sempre è stata, e continua ad esserlo, a difensa dell’unità della Spagnai mperialista (e dei suoi affari con essa) e contraria all’indipendenza. Il giro indipendentista di un settore del personale politico della borghesia catalana, appogiato dai settori della media e piccola borghesia, è stato il sottoprodotto di un riaccomodamento dinanzi al nascere di un enorme movimento democratico e per evitare la propria caduta di prestigio dinanzi allo stesso. Ciò ha provocato un nuovo equilibro nel blocco sovranista con maggior peso delle organizzazioni politiche e sociali della piccola borghesia indipendentista, come ERC e come Assemblea Nazionale Catalana (ANC), così come un enorme peso della CUP per via del proprio numero di deputati in parlamento, nonostante sia una minoranza rispetto alle altre formazioni. La CUP, che si rivendica “anticapitalista”, è stata una chiave importante per sostenere tabella di marcia dell’indipendentismo borghese e piccolo borghese.

La strategia della direzione del processo è portare tutta l’energia del movimento di massa e dei lavoratori alla coda della borghesia sia attraverso la proclamazione di una repubblica capitalista indipendente o, nel caso via siano difficoltà nel costruire tale progetto, sia attraverso una nuova trattative dello Stato delle Autonomie con il Regime.

In questo cammino quella che Unione Europea appoggi l’indipendenza catalana è una mera illusione. La stessa UE imperialista, che non ha esitato a schiacciare il popolo greco, attraverso le parole del Presidente di Commissione, Jean-Claude Juncker, ha più volte ripetuto che l’indipendenza della Catalogna significa un’uscita dall’UE e dall’euro e che se questa intende aderire all’UE dev’essere ammessa in forma unanime, cioè attraverso il voto contrario dello Stato spagnolo.

Per rendere possibile questa repubblica borghese indipendente le masse dovranno affrontare le forze repressive dello Stato spagnolo nel quadro di una forte contrarietà delle principali potenze mondiali nel riconoscere questa prospettiva.

 

Ma la direzione del processo proverà ancora una volta (come già fatto varie volte nella storia dei partiti nazionalisti borghesi e piccolo borghesi in Catalogna) a utilizzare la mobilitazione di massa come base di manovra per una negoziazione dei suoi propri interessi, che non vuole altro che conquistare maggiore autonomia politica ed economica poggiandosi sul genuino richiamo all’autodeterminazione delle masse al fine di aumentare i propri profitti. Per questo, mentre banche e imprese come il Sabadell, la Caixa o Gas Natural hanno annunciato il loro trasferimento fuori dalla regione – un atto che costituisce l’inizio di una guerra economica dei capitalisti contro il risultato del referendum – già cominciano a circolare voci nel governo catalano di chi vorrebbe un compromesso o una trattativa. A sostenere questa posizione c’è nientemeno che l’ex presidente della Generalitat e leader del PdeCat, Artur Mas. Nel frattempo, settori come la CUP e le entità sovraniste come ANC e Omnium continuano rivendicando l’indipendenza e ciò preannuncia una spaccatura all’interno del blocco sovranista.

La possibilità di una mediazione o negoziazione in extremis, che posponga la dichiarazione di indipendenza può permettere di prendere tempo ai leader del processo, ma sarà solo un modo di mandare avanti una crisi dalla quale non vi è via di uscita nè sul versante della strategia della borghesia catalana nè su quella reazionaria del Regime del ’78.

Come socialisti rivoluzionari internazionalisti proponiamo che la classe lavoratrice della catalogna intervenga audacemente in difesa del suo diritto all’autodeterminazione, ma con la sua propria “tabella di marcia”, senza confidare nelle direzioni borghesi e piccolo borghesi del Governo della Generalitat. Avanzare in questa prospettiva è possibile soltanto con metodi di lotta di classe. È necessario promuovere i comitati di difesa del referendum che continuano ad essere attivi nei quartieri ed estenderli nelle università, nei quartieri e nei centri di lavoro, i quali devono prendere nelle proprie mani il compito di difendere la mobilitazione contro la minaccia dello Stato centrale, sviluppando nuovi organismi di democrazia diretta delle masse in lotta, così come di autodifesa dinanzi all’inevitabile scalata repressiva.

6. Per assemblee costituenti libere e sovrane dove decidere tutto

La profondità del movimento in corso pone la necessità di sviluppare la lotta di classe per aprire un processo costituente libero e sovrano in Catalogna e in tutte le nazionalità storiche dello Stato spagnolo. Assemblee costituenti elette per suffragio universale in forma proporzionale da tutti i maggiori di 16 anni e che possa decidere tutto. Dall’autodeterminazione di tutti i i popoli per chiudere definitivamente con la monarchia e stabilire le misure elementari di difesa della maggioranza operaia e popolare come la statalizzazione dei servizi pubblici e la nazionalizzazione delle banche sotto il controllo dei lavratori. Questa è già una misura difensiva elementare in Catalogna, quando le grandi banche come Sabadell e Caixa stanno annunciando il trasferimento delle sue sedi, cosa che potrebbero fare altre imprese per promuovere un “golpe di mercato”. La lotta per queste assemblee costituenti con rappresentanti revocabili e con un salario non superiore a quello di una maestra, eletti in forma proporzionale tra tutta la popolazione maggiore di 16 anni, costruirebbe una lotta frontale contro il Regime del ’78, i suoi partiti e le sue istituzioni. Allo stesso tempo unificherebbe la lotta dei lavoratori di tutto lo Stato spagnolo contro un nemico comune: la monarchia, il Regime e i suoi partiti.

Questa unità deve solidificarsi sin da ora. La classe lavoratrice di tutto lo Stato spagnolo, superando gli ostacoli della burocrazia sindacale del CCOO e della UGT, il cui ruolo in questa crisi non è stato altro che sostenere il Regime, deve prendere la bandiera del diritto di autodeterminazione e assieme alla classe operaia catalana lottare per l’espulsione delle truppe di occupazione e di tutto l’intervento giudiziario dello Stato spagnolo nella regione, chiamando a scioperi in solidarietà in tutto lo Stato nella prospettiva di uno sciopero generale.

7. Pe rl’unità della classe lavoratrice di tutto lo Stato spagnolo. Per una repubblica catalana indipendente, operaie e socialista in una libera federazione di Repubbliche socialiste iberiche

Dato che la volontà della maggioranza del popolo catalano è separarsi e creare una repubblica, come internazionalisti rivoluzionari appoggiamo incondizionatamente il proprio diritto ad autodeterminarsi. Tuttavia lo facciamo lottando per una repubblica catalana indipendente che sia operaia e socialista. Non vogliamo che i lavoratori, che sicuramente saranno le nuove vittime della repressione, pongano tutta la loro energia e il loro sacrificio al servizio di una eventuale repubblica capitalista, come invece vuole Puigdemont assieme a settori degli imprenditori che appoggiano il processoDifendiamo la lotta per una repubblica indipendente socialista come parte della lotta per unificare l’insieme della classe lavoratrice dello Stato spagnolo in una Federazione di Repubbliche socialiste iberiche, con la prospettiva di costruire gli Stati Uniti Socialisti d’Europa contro l’Europa del Capitale e dei Monopoli.

8. Per un partito rivoluzionario nello Stato spagnolo

La lotta per un programma e una strategia delal classe rivoluzionaria nella questione catalana è cancellata dalle principale forze della sinistra dello Stato spagnolo e della Catalogna. Il principale fenomeno politico sorto a sinistra in questi anni, Podemos, si trova in una posizione ancora più compromessa con la riforma del Regime del ’78. Cerca di favorire una “terza via” assieme a IU e settori del PSOE, per trovare un miglior legame in Catalogna e in esso un modello territoriale più decentralizzato, rifiutando di riconoscere i risultati del 1 ottobre. In catalogna i “comuni” republicano questa politica e la sinistra indipendentista – che si autodefinisce “anticapitalista” -, la CUP, viene da cinque anni da subordinazione e integrazione nel blocco sovranista diretto dalla borghesia. Si è assunta la tabella di marcia di quest’ultima per la conquista di una “repubblica catalana” – che vuole la mediazione internazionale e non la lotta di classe – e il processo costituente borghese rivendicando la Legge di Transizione e la forma capitalista di Repubblica voluta da Puigdemont.

Con queste direzioni politiche si pone la necessità e compito storico urgente per evitare che la lotta del popolo catalano finisca in un fallimento e non si trasformi in una lotta rivoluzionaria comune contro lo Stato capitalista spagnolo. Partendo dalle lezioni della Rivoluzione Spagnola del 1936-37 e del grande tradimento delle direzioni operaie staliniste e riformiste durante la Transizione, a partire dalla CRT, gruppo della FT nello Stato spagnolo, lottiamo per la costruzione di un partito rivoluzionario dei lavoratori in tutto lo Stato spagnolo, che si proponga di conquistare la direzione politica dell’attuale lotta per l’indipendenza catalana, contro il Regime del ’78, le direzioni riformiste, la conciliazione tra le classi – che possono solo portare alla sconfitta – e per trasformare questa battaglia in una grande lotta anticapitalista per il socialismo.

9. Per la più ampia solidarietà internazionale e mobilitazione in appoggio al popolo catalano

La lotta del popolo catalano per il suo destino non si si gioca solo in Catalogna e nello Stato spagnolo, ma in particolare in Europa e in tutto il mondo. Per questo facciamo appello a tutte le organizzazioni operaie, popolari, democratiche a organizzare la più ampia campagna di solidarietà per il rispetto della decisione sovrana del popolo catalano e contro tutte le intenzioni repressive di Madrid.

È nostro dovere elementare dinanzi a una ribellione di massa, che costituisce un esempio di lotta contro l’Europa del capitale, la sua barbarie, il suo razzismo e la sua xenofobia. In un momento dove l’offensiva capitalista in Europa comprende attacchi contro i diritti democratici dei lavoratori, la ribellione che viene dal sud del mediterraneo mostra un cammino, che può aumentare il morale e la fiducia nelle proprie forze e nella lotta di classe da parte degli sfruttati e degli oppressi di tutto il continente.

Corriente Revolucionaria de Trabajadores y Trabajadoras (CRT) – Estado Español
Courant Communiste Révolutionnaire (CCR) del NPA – Francia
Revolutionäre Internationalistische Organisation (RIO) – Germania
Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR) – Italia
Partido de los Trabajadores Socialistas (PTS) – Argentina
Movimento Revolucionário de Trabalhadores (MRT) – Brasile
Partido de Trabajadores Revolucionario (PTR) – Cile
Left Voice (LV) – USA
Movimiento de Trabajadores Socialistas (MTS) – Messico
Liga de Trabajadores por el Socialismo (LTS) – Venezuela
Liga Obrera Revolucionaria (LOR) – Bolivia
Colectivo Resistencia Sur – Perú
Juventud Revolucionaria Internacionalista (JRI) – Uruguay
Organización Socialista – Costa Rica

 

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