Abolire i ticket è una necessità

La ministra Lorenzin lo scorso marzo ha commentato i dati sulle differenze regionali nella spesa media pro capite per la cosiddetta compartecipazione dei cittadini per visite ed esami. Una situazione che vede regioni coma Sicilia e Campania dove i pazienti spendono meno di 10 euro a testa ogni anno e altre, come Veneto ed Emilia, dove la spesa spera i 35 euro (un dato che la dice lunga sul divario tra Nord e Sud Italia). Da Repubblica ed altre testate minori apprendiamo che al Ministero si vorrebbe valutare l’ipotesi dell’abolizone dei ticket sanitari, a partire dal gravissimo fenomeno, diffuso specie al sud, dell’abbandono delle cure per i pazienti a basso reddito a causa dei costi insostenibili . Importante la presa di posizione del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi: “i ticket sono da sempre una misura regressiva e in un servizio sanitario nazionale non dovrebbero esistere. Il Ssn è finanziato dalle tasse. I cittadini pagano le tasse e queste tasse devono essere utilizzate al meglio per far accedere ai servizi i cittadini. I ticket sono stati introdotti nei modelli assicurativo-sociali per scoraggiare i cittadini a un uso eccessivo e improprio delle prestazioni, ma se il finanziamento attraverso le tasse è adeguato i ticket non ci devono essere. Perché sono quelli che scoraggiano le persone, soprattutto le più povere, ad eccedere a prestazioni anche essenziali come la mammografia, vaccini per i figli, prestazioni di diagnostica o terapeutica. I ticket non possono servire a fare cassa”.

La Regione Campania esige i ticket più alti d’Italia, dai 48 a 80 euro, nonostante la situazione sociale, economia ed ambientale che la caratterizza. Tassi di disoccupazione altissimi, lavoro nero, inquinamento ambientale e incremento delle malattie neoplastiche e degenerative sono elementi che dovrebbero dare un accesso privilegiato alle cure ed alla prevenzione e invece, per i piani di rientro e i tagli imposti dalle politiche governative, i servizi vengo ridotti sempre di più e sono divenuti costosi ed irraggiungibili per le liste d’attesa. In questa situazione si è creata una pericolosa frattura tra l’utenza popolare ed i medici, infermieri, operatori dipendenti del SSR: essi sono visti come gli esattori di un’odiosa tassa sulla salute, i ticket. Questa condizione spesso mette in crisi la coscienza e la deontologia di chi ha scelto la cura delle persone come professione.
Occorre reagire a tale situazione con la lotta unitaria degli operatori sanitari e della popolazione, in particolare i ceti popolari più colpiti: bisogna capire che è in gioco il diritto democratico alla salute che deve essere uguale per tutti e la sopravvivenza dello stesso sistema sanitario. L’obbiettivo delle forze politiche borghesi è quello del sistema delle assicurazioni, di cui la sanità integrativa imposta nei contratti nazionali è solo l’anticipo. Non è vero che i ticket salvano i bilanci delle ASL, poiché essi rappresentano solo il 3% dei bilanci sanitari. Molto più efficace per aumentare i fondi con una politica fiscale più rigorosa, una la lotta agli sprechi ed al malaffare che costano alla Sanità più di 6 miliardi di euro all’anno.

Di Red e Crow

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