Cronaca di un trotskista danese nella Rivoluzione Spagnola

Dinanzi allo scoppio della Guerra Civile spagnola molti volontari internazionali rimasero convinti sostenitori dell’unione indissolubile tra guerra e rivoluzione, e poterono vivere in prima persona la brutale controrivoluzione stalinista. Verso la fine della guerra e della rivoluzione alcuni lasciarono testimonianza scritta della loro esperienza. Il testo più conosciuto è Omaggio alla Catalogna di George Orwell, ma non è l’unico. Oggi, infatti, abbiamo salvato un testo di uno di quei rivoluzionari che presero parte a quelle grandi gesta della classe operaia spagnola e internazionale, la Rivoluzione Spagnola.

Un trotskista danese nella guerra civile spagnola fu scritto a partire dalle testimonianze proprio di Aage Kjelsø, un trotskista danese che, anni dopo il suo contributo nella Guerra Civile, decise di pubblicare questo breve testo per dare un resoconto della sua esperienza come rivoluzionario. Il testo apparve per la prima volta nella rivista Hug! (Copenaghen) nel 1977 e, anche se breve, nella sua cronaca Aage riuscì a condensare tutta la sua esperienza di quasi due anni in Spagna. In questa preziosa testimonianza, Aage iniziò il discorso facendo tutta un’analisi della Guerra Civile in base alla sua esperienza, tenendo conto dei vari agenti che vi operarono, delle organizzazioni dei lavoratori e della loro eroica azione rivoluzionaria. In base a tutta la sua esperienza analizzò inoltre, anche il ruolo che giocò lo stalinismo come agente controrivoluzionario, facendo del suo scritto una presa di posizione contro quest’ultimo.

Nel 1930 Aage Kjelsø si unì, alla sola età di 15 anni, alla DsU, l’organizzazione giovanile socialdemocratica danese. La DsU si unì, sul piano internazionale, in un primo momento a Zimmerwald e poi all’Internazionale Comunista. Dopo il 1933 molti rifugiati politici tedeschi andarono in Danimarca; tra loro molti erano critici verso la direzione del SPD (Partito Socialdemocratico di Germania) e denunciarono l’atteggiamento passivo della direzione dinanzi alla minaccia nazista. Tra i rifugiati tedeschi, arrivò in Danimarca anche un piccolo gruppo di trotskisti con il quale Aage simpatizzò in poco tempo. “A causa dei miei contatti con questi trotskisti, fui espulso dalla DsU e così presi parte alla creazione di un gruppo trotskista danese che chiamammo Gruppo di Lavoro Leninista”. Questo gruppo lanciò in Danimarca la Lega di Lotta Antifascista nella quale, insieme ad altri socialisti espulsi dalla DsU, i comunisti svolsero una lotta contro le organizzazioni fasciste della Danimarca.

Schierato nella la lotta contro il fascismo, Aage decise di andare in Spagna. Tuttavia il suo primo intento di raggiungere la penisola iberica fu un fallimento. Dopo il suo arrivo a Marsiglia venne a conoscenza di una nave per Barcellona con alcuni volontari internazionali. Ma all’approdo a Barcellona lo interrogarono, lo maltrattarono e lo schernirono. Così, dopo la durezza dell’interrogatorio, Aage rimosse tutto il suo arsenale politico ideologico credendo che solo in codesto modo poteva essere all’altezza del duro test inquisitorio nell’entrare in Spagna. Ma dopo quell’interrogatorio, con sua grande sorpresa, fu espulso anche dalla barca dove si suppose che doveva trovare alleati. Il suo discorso non ebbe un carattere unicamente antifascista ma anche profondamente rivoluzionario e antistalinista. Ed Aage ovviamente non sapeva di essere tra i suoi nemici (gli stalinisti) contro i quali avrebbe dovuto combattere anche in Spagna. Questo fu il primo scontro con l’apparato stalinista, ma non l’unico. L’esperienza spagnola e i suoi scritti che ne seguirono si convertirono in un’aperta lotta contro gli agenti della crescente burocrazia sovietica.

Dopo il primo frustrante tentativo, e soprattutto grazie al contatto con degli anarchici di Marsiglia, riuscì ad acquistare un biglietto ferroviario fino al confine spagnolo. Così, una volta al confine, fu ricevuto da un gruppo di altri anarchici che si incaricarono di scortarlo fino a Barcellona. Dopo qualche giorno in una sorta di campo di addestramento in mano agli anarchici, dove apprese l’uso del fucile e delle bombe a mano, fu inserito nella Colonna Durruti e trasferito al fronte nella zona di Huesca. Nelle sue testimonianze, analizza in modo generale le diverse organizzazioni operaie ma senza soffermarsi su caratteri più specifici. Dove parla di Durruti, narra della forza del leader anarchico, della grande forza della colonna di oltre seimila uomini che ha guidato, nonostante la mancanza di mezzi, e del grande omaggio che Barcellona gli diede alla sua morte. Dopo due mesi al fronte di Huesca, Aage decise di tornare a Barcellona. Del resto la sua situazione in quella parte del fronte non gli permetteva di continuare l’offensiva contro i fascisti. Con lo stesso obiettivo si arruolò successivamente nelle Brigate Internazionali con l’intenzione di trovare un fronte più “animato” e di poter fare agitazione tra i volontari internazionali delle brigate e tra i comunisti. Ma questo obiettivo si rivelò abbastanza complicato da quanto Aage riportò: “la prospettiva di essere in grado di ottenere qualche risultato si è rivelata un’illusione”.

Con le brigate internazionali poté combattere in diversi fronti, ma dopo qualche mese di permanenza decise di abbandonarle prima degli aspri eventi in seno alla Repubblica. “Questa decisione […] derivò dalla profonda disillusione rispetto all’evolversi degli eventi nella Repubblica, dove l’influenza stalinista aveva intensificato drammaticamente il proprio tasso di crescita grazie all’invio di armi russe e alla pressione della Russia esercitata da tutti i rappresentanti sovietici, compreso il Partito Comunista Spagnolo, che era cresciuto fortemente in quanto portavoce politico di coloro che avevano fornito le armi”. Nelle sue memorie Aage fa un’analisi concisa ma per niente superficiale di alcune delle ragioni che favorirono lo sviluppo dello stalinismo in Spagna. Oltre ad essere il rappresentante di coloro che hanno mandato delle armi, esso (il PCS) è stato anche il portavoce di tutti quegli elementi piccolo borghesi, moderati e conservatori in relazione a questioni economiche e sociali, soprattutto nella lotta contro la collettivizzazione e in favore della riprivatizzazione.

Così Aage ritornò a Barcellona e non appena arrivato entrò nel POUM. A Barcellona Aage poté assistere apertamente al ruolo svolto dal partito catalano stalinista, il PSUC. Preceduto da una violenta caccia alle streghe per ordine degli stalinisti contro i rivoluzionari in generale, contro il POUM e i trotskisti in particolare, arrivarono i giorni di maggio.

Come cronista, Aage rivisse con grande passione anche l’immediata risposta che diedero i lavoratori nelle strade di Barcellona dopo l’attacco orchestrato dalla polizia stalinista alla ditta Telefónica controllata dai lavoratori. Come nel luglio del ’36 furono innalzate le barricate. “In poche ore, quasi tutta la città, e in particolare i quartieri della classe operaia, furono nuovamente sotto il controllo dei rivoluzionari”. La risposta delle masse fu talmente schiacciante di fronte all’attacco che “se i dirigenti del CNT avessero voluto, avremmo schiacciato tutta la controrivoluzione stalinista almeno a Barcellona e in Catalogna”. La critica di Aage dunque, concentrandosi sullo stalinismo, comprese anche le decisioni prese dai leader anarco-sindacalisti che, sempre secondo Aage, non seppero dare una giusta risposta all’avanzata di Mosca. In questo modo, il terrorismo della controrivoluzione stalinista non conobbe più ostacoli.

Dopo alcuni giorni in cui affrontava la controrivoluzione dietro le barricate, Aage fu arrestato e così cominciò per lui ciò che aveva in un certo senso intuito prima del suo arrivo a Barcellona: la brutalità dei metodi stalinisti. Rinchiuso in un carcere privato fuori da Barcellona, Aage e altri trotskisti furono interrogati brutalmente: “Ci sottoposero a molti e interminabili interrogatori notturni in inglese e tedesco condotti da elementi completamente sadici e psicopatici di differenti nazionalità”.

Dopo aver trascorso un po’ di tempo in quel carcere, Aage fu condannato a morte, ma con un colpo di fortuna riuscì a scappare, ad andar via dalla Spagna e a ritornare in Danimarca dove le sue esperienze “non furono ascoltate con toni molto entusiastici in nessun ambiente”. Dopo essere uscito dalla Spagna, Aage non incontrò nessun appoggio nella sua denuncia contro l’intenzione stalinista di annichilire i trotskisti e gli anarco-sindacalisti. Lo stalinismo non aveva vinto solo in Spagna. La controrivoluzione spagnola si sviluppò parallelamente alle grandi purghe nell’URSS e ai processi di Mosca, un qualcosa che Aage potè comprovare molto da vicino.

80 anni dopo le giornate rivoluzionarie del 1937, quando la classe operaia mostrò tutte le sue potenzialità rivoluzionarie, recuperare cronisti come Aage ci permette di mantenere viva la memoria delle tradizioni di lotta e di apprendere importanti lezioni per combattere i traditori. Un’opera che può e che dovrebbe essere letta dalle nuove generazioni nello Stato spagnolo e nel mondo.

Traduzione di Lorenzo Montanari
Fonte originale: La Izquierda Diario

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