Diritto ad emigrare

La magistratura, la stampa borghese, le associazioni “umanitarie”, i falsi democratici hanno operato una distinzione e diviso in due categorie i migranti poveri, quelli cosiddetti “economici” e quelli che fuggono da guerre e da persecuzioni, ritenendo solo questi ultimi meritevoli di essere accolti ed a cui dare un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Essi hanno operato una distinzione arbitraria tra due realtà ugualmente tragiche e che hanno gli stessi effetti sulla popolazione.

Una guerra produce carestia, povertà, mancanza di acqua, cibo, di medicinali, ma lo stesso risultato si ha con una grave crisi economica e sociale per la parte più povera della popolazione e, se la crisi si prolunga nel tempo gli effetti possono diventare anche più tragici di quelli di una guerra.

Le migrazioni di individui per motivi economici, avvengono perché in un particolare momento storico, la popolazione non ha la possibilità di disporre di generi di prima necessità indispensabili alla vita ed in particolare la necessità di disporre dell’acqua ma anche come succede quasi sempre per mancanza di un lavoro.

Le popolazioni più povere del pianeta che migrano verso paesi limitrofi o più ricchi, lo fanno per motivi strettamente legati a bisogni primari come quello della necessita di rifornirsi di acqua e di cibo. Costretti a bere acque infette questi popoli hanno quasi sempre problemi di infezioni del tratto gastrointestinali e vaie malattie correlate con l’assunzione di acqua non potabile.

La mancanza di questo elemento essenziale per la vita comporta anche l’impossibilità di potersi lavare e quindi la certezza di contrarre malattie dermatologiche con una difficoltà a pulire i cibi e lavarsi dopo i normali bisogni fisiologici.

La condizione di povertà è associata spesso a malnutrizione, mancanza di vestiario, di medicine, di una casa idonea e la condizione di doversi vendere per qualche centesimo di dollaro al giorno anche sessualmente.

La “disponibilità” di carne giovane e di tenera età è apprezzata molto dai pedofili nostrani che si muovono verso i paesi più poveri, loro si che possono emigrare senza nessuno impedimento, per violentare delle bambine al mercato della prostituzione.

Centinaia di bambini dei paesi più poveri del mondo non sanno cosa significa avere una casa e vivono e dormono nelle discariche insieme a topi ed insetti. Qui si lavora per ricavare dai rifiuti materiale e metalli da rivendere successivamente ai vari mercati cittadini.

Va da se che una condizione del genere non può non produrre migrazione di milioni di individui verso altri paesi.

Considerare tale condizione un motivo non sufficiente per l’accesso in un altro paese o per concedere un permesso di soggiorno è quanto meno singolare e comunque resta un atto che dimostra una mancanza di pietà umana.

La povertà, la mancanza di cibo, di acqua, di vestiario, di una casa, di medicinali e quant’altro serve per sopravvivere non può essere considerato un peccato da espiare, non può essere certo una colpa.

Distinguere quindi tra migranti economici e migranti politici è una pura disquisizione di carattere filosofico, è una astrazione senza senso in quanto le condizioni di vita da cui scappano sono quasi sempre sovrapponibili. In entrambi i casi si scappa dalla morte.

I migranti quando emigrano non sono mossi da odio verso le popolazioni dove si dirigono o perché intendono recare danno ad altri paesi, spesso con gli occhi pieni di lacrime e con il corpo piene di piaghe per le violenze e torture subite, chiedono aiuto. Non vogliono altro che gli venga riconosciuto il diritto alla vita e si aggrappano all’unica speranza che è rimasta che è quella di fuggire.

L’alternativa è tra la morte certa ed il rischiare di morire durante il viaggio, sperando di trovare dall’altra parte degli esseri che non hanno perso il senso di umanità.

Impedire a chi fugge dalla morte, sia per motivi politici che economici, impedendo gli sbarchi o l’attraversamento di una frontiera, significa rendersi complici di uno sterminio e laddove si fanno accordi con dei criminali per cancellare il diritto alla libera circolazione degli uomini, attraverso l’uso della tortura, come nel caso dell’accordo che il governo italiano ha fatto con la Libia, la corrresponsabilità in un genocidio è evidente e non può essere giustificata adducendo il motivo che vanno difese le frontiere nazionali.

Coloro che hanno determinato le condizioni di invivibilità con la distruzione degli ecosistemi, con le guerre, con il furto di materie prime e lo sfruttamento selvaggio dei popoli del terzo mondo, costringendo i poveri a migrare e rischiare la vita, sono gli stessi che oggi costruiscono muri di filo spinato e finanziano governi assassini che uccidono e torturano i poveri che fuggono da guerre e miseria.

Questi buoni cristiani ogni domenica si ritrovano nelle chiese e nelle parrocchie di paese per pulirsi la coscienza con l’acqua santa e la benedizione del vescovo. I poveri possono morire lontano di casa, l’importante aver difeso i propri privilegi ed i propri confini.

L’odore nauseabondo delle carceri dove vengono chiusi i proletari che migrano non darà più fastidio ai borghesi imbellettati e profumati e saranno i governi amici, messi li proprio a difesa degli interessi dell’imperialismo, a pulire il sangue degli innocenti.

Di Salvatore Cappuccio

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