Le violenze di genere e le classi sociali

Un altro femminicidio grida la borghesia, la donna vittime dell’uomo afferma la stampa borghese ogni qual volta muore una donna per mano di un uomo, nascondendo la provenienza di classe delle donne uccise e tacendo sulle condizioni particolari dove è maturato l’assassinio.

Analizzando le condizioni sociali e economiche, si evidenzia, la realtà in cui è maturato l’evento, la famiglia in cui la donna viveva, le persone che questa conosceva, il quartiere dove abitava, il degrado morale in cui era costretta, in definitiva la sua condizione di classe e, volendo fare astrazione da queste condizioni cioè dalla vita stessa dei proletari non si riesce a capire come certi avvenimenti si scatenano e come essi si producono. Famiglie ammassate in condomini e case fatiscenti, quartieri con alta densità di popolazione ed un tasso di criminalità elevatissimo, mancanza di servizi sociali, una forte disoccupazione, mancanza di aree verdi, ambienti altamente inquinati dove la popolazione spesso convive con ratti ed immondizia e dove la prostituzione ed il piccolo furto sono gli unici mezzi di sopravvivenza, orbene queste realtà non possono non produrre violenze ed omicidi ed in particolare contro il genere femminile che da sempre è l’elemento debole della società.

L’altro aspetto da evidenziare è il dato statistico, cioè la percentuale di donne uccise sia in ambito borghese ed aristocratico che nella classe del proletariato.

I dati sulle donne uccise chiariscono subito che non sono le teste “coronate” ad essere assassinate, che non sono le donne aristocratiche a perire per mano del genere maschile e non sono le donne imprenditrici ad essere sterminate per mano di un uomo. La realtà ci dice che questi crimini avvengono nella stragrande maggioranza dei casi all’interno della classe degli oppressi ed in un ambiente umanamente ed economicamente degradato. Parlare quindi genericamente di femminicidio attribuendo la responsabilità dell’accaduto all’uomo vagamente inteso, significa cancellare le colpe di chi ha determinato quelle condizioni socio-economiche in cui l’evento si è prodotto, significa rimuovere ogni responsabilità della classe colpevole di tale degrado che ha imposto a miliardi di persone di vivere in condizioni di barbarie.

Ma affermare che la società è divisa in classi, significa anchericonoscere che una classe domina sull’altra, significa riconoscere che la donna proletaria è vittima oltre che dell’uomo anche della borghesia e della morale corrente che la vorrebbe inferiore al genere maschile.

E’ per questo che ogni qual volta che si analizza un fenomeno e si cancellano le condizioni materiali di esistenza si finisce in astratte teorie filosofiche. La stampa borghese non ama considerare i fenomeni nel loro ambito sociale, non vuole mostrare che nella società gli uomini e le donne appartengono ad una particolare classe sociale, che queste classi vivono in un incessante conflitto e che la provenienza sociale e quindi le condizioni economiche determinano l’essere sociale di un individuo, cioè il suo agire, le sue pulsioni, le sue idee e la sua vita.

La borghesia fa astrazione dalle condizioni di classe perché non intende riconoscere che la storia è storia di lotte tra le classi e di conseguenza non intende riconoscere il conflitto in cui ella si trova. Qualsiasi fenomeno per i moderni borghesi può avere aspetti psicologici, di genere, di nazionalità, di colore della pelle, ma mai una connotazione di classe. Questi quando si trovano di fronte ad un fatto criminale non considerano gli aspetti sociali, economici se non come fatto accidentale.

Per la classe dei padroni e per i pubblicisti al suo servizio è l’uomo che si contrappone alla donna, le classi sociali o non esistono o quantomeno non hanno influenza determinante. I crimini hanno una responsabilità soltanto individuale, chi ha determinato le condizioni per cui quei crimini avvenissero, se ne lava le mani, continua nella sua opera di degrado mettendo i proletari gli uni contro gli altri, dividendoli secondo la nazionalità, la fede religiosa, il loro essere maschile o femminile.

Eminenti criminologi e psicologi tentano di spiegare i motivi di questi fenomeni senza mai avvicinarsi di un millimetro alla soluzione e si augurano che il tutto possa risolversi in un cambiamento delle coscienze attraverso l’educazione che la scuola dovrebbe realizzare negli individui. I cambiamenti si debbono realizzare nel campo nebuloso delle idee e mai nel campo delle realtà sociali ed economiche od attraverso il capovolgimento delle condizioni strutturali su cui è fondata la società. E sulla stessa falsa riga troviamo tutto il femminismo borghese che, se utilizza frasi altisonanti, in cui chiede “tutto il potere alle donne”, lo fa soltanto per chiedere l’emancipazione di queste nell’ambito delle regole della democrazia borghese, nell’ambito delle regole dettate dalla classe a cui esse appartengono, nell’ambito delle leggi del capitale. Il femminismo interclassista è il peggior nemico delle donne perché esso agisce dall’interno dei movimenti di emancipazione di genere.

Che la questione non sia risolvibile nel campo della contrapposizione di genere lo si evince dal fatto che le donne borghesi al pari degli uomini borghesi sono responsabili, dello sfruttamento della classe operaia delle guerre, dei crimini contro i migranti, della distruzione dell’ecosistema, delle leggi di precarizzazione della forza lavoro, della miseria e della barbarie in cui vive tutta l’umanità.

Durante la Rivoluzione bolscevica nell’ottobre del 1917 c’era addirittura un battaglione di donne militari al servizio dell’imperatore pronte a combattere armi alla mano contro il proletariato russo.

Si potrebbero inoltre citare molteplici crimini svolti da donne naziste contro donne ebraiche e contro oppositori politici e giusto per non andare troppo indietro nella storia, basta ricordare i casi di donne del sottoproletariato a capo di organizzazioni criminali che in quanto a crudeltà non hanno nulla da invidiare ai loro correi di genere maschile.

Che esista una discriminazione di genere è del tutto evidente, ma questa discriminazione va calata nelle condizioni di classe.

Mentre una proletaria migrante, una operaia, una precaria, una schiava del sesso o una disoccupata sarà trattata da pezzente e umiliata, una donna imprenditrice, una regina, verrà trattata sempre con il massimo del rispetto.

La condizione sociale delle persone tranquillamente capovolge la tradizionale condizione di discriminazione e laddove la donna nelle fila del proletariato era sottomessa, nelle fila della borghesia la donna borghese può permettersi qualunque atto discriminatorio contro chiunque sia in una posizione economica a lei inferiore.

Le influenze sovrastrutturali che pur esistono non sono sufficienti a modificare ciò che impone la legge dell’economia e la potenza del Dio denaro.

In ogni caso le questioni determinate dall’influenza della sovrastruttura e quindi anche quelle di discriminazioni di genere restano sempre secondarie rispetto alla posizione di classe di un individuo.

Possiamo inoltre affermare che nella storia del genere umano, la condizione sociale economica, cioè quella strutturale, quella del dominio economico, è responsabile delle discriminazioni tra gli individui e quindi anche di quelle di genere.

La mancanza di potere economico della donna così come di quella di ogni individuo ne determina la sua discriminazione nella società.

Lo stesso Marx affermava:

“Quanto meno il lavoro manuale esige abilità ed esplicazione di forza, cioè quanto più si sviluppa l’industria moderna, tanto più il lavoro degli uomini viene soppiantato da quello delle donne [e dei fanciulli]. Per la classe operaia non han più valore sociale le differenze di sesso e di età.”

(Karl Marx – Friedrich Engels – Il Manifesto del Partito Comunista)

L’emancipazione della donna non avverrà certo per mano di movimenti femministi, più o meno determinati a dare scandalo spesso finanziati da uomini della borghesia, ma dalla rivoluzione proletaria che cancellerà lo sfruttamento della classe borghese nei confronti della classe dei proletari. Questa rivoluzione trasformerà radicalmente la società e farà crollare anche tutte quelle discriminazioni che per secoli hanno visto le donne proletarie vittime dello sfruttamento, sia lavorativo che sessuale, della superstizione che le voleva streghe e della morale falsa e bigotta della chiesa che per anni le ha considerate inferiori all’uomo.

di Salvatore Cappuccio

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