Weinstein Gate ovvero il Vaso di Pandora di Hollywood

Molte sono state le testate italiane ad occuparsi della questione battezzata come “Weinstein Gate”. Per i meno informati, si tratta dello scandalo scoppiato un paio di settimane fa in quel sognante “bosco di agrifogli” che vede come protagonista il produttore e fondatore della Weinstein Company e Miramax, Harvey Weinstein. Terzo produttore cinematografico più importante al mondo, tramite intercettazioni e varie testimonianze, l’inchiesta pubblicata dal New York Times, svela che uomo è Harvey Weinstein. Contando il numero delle donne intervistate ( tra produttrici, segretarie e attrici ) il numero delle vittime molestate\violentate è di 42 donne. 30 anni di stupri passati totalmente inosservati, poichè anche coloro che sapevano, ed erano ( anzi sono ) in molti ad esserne a conoscenza, hanno preferito tacere. Nel 2015, lo stesso New York Times tentò una prima inchiesta, ma, sfortunatamente, gli avvocati di Weinstein bloccarono la diffusione di queste informazioni, con l’accusa di diffamazione.

Questo è un breve riassunto della situazione generale. Non è mio compito condannare, giustificare o argomentare l’accaduto: lo scopo di questo articolo è quello di mettere ordine tra le varie informazioni ricevute dai media e, soprattutto, spiegare come funziona l’apparato cinematografico hollywoodiano (e, in parte, anche quello europeo)

In Nord America la figura principale, quando ha inizio la lavorazione di un film, è quella del produttore. In molti vedono la figura del regista come capo assoluto, in realtà, il “director” altro non è che un ennesimo dipendente. L’ultima parola è sempre del produttore, il cui compito principale, oltre a quello di investire il capitale, è quello di vendere e di promuovere il film: organizzare prime, party, after party ed interviste televisive. Il produttore ha potere assoluto. In Europa, fortunatamente, questo tipo di gestione dell’industria cinematografica non è ancora completamente permeato: la decisione finale spetta ancora prevalentemente al regista, visto come artista e gestore del proprio lavoro, la cui responsabilità è quella di gestire il capitale investito dal produttore o dalla casa di produzione. Tutto ciò perché negli USA il cinema è visto puramente come business ed intrattenimento; in Europa, prevale ancora una visione più “artistica”. Detto questo, l’autorità sul casting, ad Hollywood, spetta sempre al produttore. Ogni attore\attrice deve essere scelto dal produttore del film dopo un attento provino. Weinstein è stato colui che ha fatto di questo suo potere un’arma per molestare giovani attrici il cui unico obiettivo era quello di vivere il tanto agognato “american dream”. Quando si parla di stupri, l’italiano medio ancora non riesce bene a comprendere il significato di questo termine, né ciò che l’azione stessa dello stupro comporta. Nell’immaginario generale, lo stupro avviene solo quando c’è penetrazione, tutto il resto può essere inteso come molestia o, comunque, come un’azione dal minore impatto. Quindi l’atto denunciato da Asia Argento, in cui parla di sesso orale subito contro la propria volontà, non è catalogato come stupro. Non solo, Asia Argento non rappresenta nemmeno il prototipo di “vittima-tipo”, poiché, nel corso della sua carriera, ha sempre ostentato una sessualità molto libera. Di conseguenza, oltre al trauma di una violenza fisica, l’attrice italiana è diventata anche vittima degli insulti della sua stessa gente. Quella stessa gente che giustifica la violenza carnale con un “Se l’è cercata” o con un “Se metti gonne così corte cosa pretendi?”. Sfortunatamente, tutto ciò non dovrebbe stupirci. Il reato di stupro, secondo il codice penale italiano, divenne tale solo negli anni ’80, prima era inteso come “danno alla morale”. Persino davanti ad un caso di cronaca nera devastante, come quello che oggi ricordiamo come il massacro del Circeo, non ci fu subito l’accusa di stupro (sottolineando il fatto che Rosaria Lopez non subì penetrazione, per l’appunto) Dopo aver messo insieme questi cenni storici, sarebbe ora che certi concetti relativi alla violenza\violazione di un corpo, inizino ad essere assorbiti da noi ignoranti italiani. Quando manca il consenso si parla di stupro, non c’è altro da aggiungere.

Per concludere, è giusto dare una visione completa di ciò che Hollywood davvero è. Il mondo dello spettacolo è pieno di scheletri nell’armadio, ma, in questo caso, gli scheletri sono ben visibili a tutti, siamo noi che scegliamo di non vedere. Citerò solo alcuni nomi:

1- Roman Polanski: nel marzo del 1977, il regista fu arrestato dalla polizia di Los Angeles con l’accusa di stupro e sodomia ai danni di Samantha Geimer, all’epoca 13enne. Latitante dalla fine degli anni ’70, tutti quanti sanno che Polanski vive felicemente a Parigi e continua a fare film ( la sua ultima fatica “Da una storia vera” approderà a novembre nelle sale ) Il regista non hai mai pagato per il crimine commesso.

2- Woody Allen: è ben noto il matrimonio del regista newyorkese con Soon-Yi, bambina coreana adottata con l’ex compagna Mia Farrow. La Farrow e Allen adottarono la piccola in tenerà età, diventando a tutti gli effetti genitori della bambina. Un mattino, mentre puliva casa, Mia Farrow trovò delle foto pornografiche dell’adolescente Soon-Yi, scattate dallo stesso Allen. Finita la relazione con Mia Farrow, Woody sposò la figlia adottiva.

3- Casey Affleck: attore fresco di premio Oscar, statuetta vinta nonostante ben 3 denunce per molestie.

Il caso Weinstein avrà pur scoperchiato un vaso di Pandora, ma, in conclusione, bisogna che tutti si assumano la responsabilità di quanto sta accadendo. Non solo Quentin Tarantino o Ben Affleck, i primi ad essere stati accusati di essere a conoscenza delle azioni del produttore, non solo gli assistenti che hanno coperto il loro capo, siamo tutti colpevoli, perché la violenza, come l’indifferenza, è sempre stata davanti ai nostri occhi.

 

Sabrina Monno

 

 

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