I servi del potere

Il sindacalismo confederale, quello della concertazione, quello degli accordi sulla limitazione del diritto di sciopero, quello della non conflittualità con i governi amici, quello della delazione dei lavoratori combattivi, quello degli accordi bidone sia nazionali che di comparto, quello che si fa carico dei problemi dei padroni, offre a piene mani alla borghesia soluzioni sullo sviluppo, sugli investimenti e sul miglioramento dell’attività lavorativa, propone piani industriali, concede la sua collaborazione nell’assunzione del personale con i contratti di lavoro precario e con le nuove regole del Jobs Act, imponendo evidentemente una tangente ai nuovi assunti per queste sue prestazioni, proprio come fanno i caporali nell’agricoltura quando portano i migranti nei campi a morire per pochi euro, apre agenzie di lavoro interinale, raccomanda all’Ufficio del personale delle aziende lavoratori docili e spoliticizzati, un affare sulla pelle dei lavoratori gestito dai sindacati padronali che assomigliano molto a quelli corporativi del ventennio . Il padronato esige dalle agenzie la ricerca di operai fedeli, sottomessi e con poche pretese economiche, impone che in azienda non ci sia conflittualità o scioperi. Chi meglio dei sindacalisti borghesi può svolgere questo compito, quelli che dagli ultimi accordi tra le parti (vedi accordo del gennaio 2014), sono gli unici che possono proclamare uno sciopero senza incorrere in sanzioni e che tra l’altro controllano la maggioranza dei lavoratori sindacalizzati sia nel pubblico che nel privato.

Quando chi ti rappresenta, chi dovrebbe tutelare i tuoi diritti, chi dovrebbe difenderti dal licenziamento, quello a cui paghi lo stipendio attraverso la trattenuta sul tuo salario, diventa il referente del padrone, il braccio politico della borghesia nella selezione e ricerca dei lavoratori, va da se che ti ritroverai in ginocchio alla mercè del padrone, costretto ad accettare qualunque condizione lavorativa ti viene prospettata.

Questi sindacalisti di mestieri questi agenti della borghesia in seno alla classe operaia, nella stragrande maggioranza dei casi, tradiscono non tanto perché hanno una visione sbagliata del mondo, questi traditori sono tali perché si fanno corrompere e comprare dai padroni, assumono il punto di vista della borghesia e la difesa dell’interesse dell’azienda perché ricevono lauti sostentamenti economici e leggi dai parlamenti borghesi che tutelano il loro status sociale.

Durante il governo Prodi nel 1996 fu votata una legge la numero 564 detta anche legge Treu che prevedeva, ed ancora prevede, che per i dipendenti del sindacato è necessario versare un solo mese di contributi per poter acceder alla pensione, ed essi così acquisiscono il diritto ad una retribuzione pensionistica come se avessero versati i contributi per 40 anni lavorativi. E per essere concreti e fare un banale esempio, se un sindacalista si fa versare, per un solo mese, dal proprio sindacato i contributi per uno stipendio di circa 10.000 euro mensili egli andrà in pensione con circa 6.000/7.000 euro mensili al momento del raggiungimento anagrafico che gli permetterà di andare in pensione. E’ del tutto evidente che se la borghesia provvede a legiferare nel tuo interesse è perché, in primis, ti sei comportato come un buon servitore cioè sei stato un alleato nel conflitto di classe contro la classe operaia ed hai difeso i suoi interessi, dall’altro hai parcellizzato il conflitto in una miriade di piccole e piccolissime vertenze che hanno indebolito tutto il movimento dei lavoratori, hai accettato che lo sciopero fosse “regolamentato” cioè perdesse quasi completamente la sua forza di contrasto alle politiche criminali che la borghesia ha operato negli ultimi decenni contro il movimento operaio e più in generale contro tutti i lavoratori.

Ma man mano che gli interessi e gli intrecci affaristici diventavano sempre più forti ed il tradimento diventava sempre più evidente cosi come pure il servilismo sempre più sfacciato, la borghesia provvede ad approvare nuove leggi come quelle sulla gestione dei fondi pensione che hanno visto e vedono ancora i sindacati amministrare una montagna di soldi, cancellando per il lavoratore il TFR che viene così trasformato in azioni a tutto vantaggio del mercato e degli speculatori e ponendo le basi anche per la cancellazione della pensione pubblica.

Paradossalmente in una azienda dove scoppia un conflitto tra lavoratori e padroni, il sindacato può aver interessi finanziari in comune con i proprietari dell’azienda attraverso la gestione dei fondi pensione sul mercato azionario e trovarsi ad essere controparte del lavoratore in virtù di queste sue commistioni e degli intrecci che si sono compiuti sul mercato finanziario. In sostanza attraverso la compravendita dei fondi pensione il sindacato e l’imprenditore possono assumere interessi comuni e la perdita dell’uno diventa perdita per l’altro e viceversa.

E come se non bastasse, sia nelle aziende pubbliche che private, i sindacalisti ottengono promozioni ed assunzioni di mogli, figli, parenti,consanguinei e fedeli leccapiedi.

Ed ancora la borghesia per ringraziarsi dei favori ricevuti provvede a rendere gli immobili di proprietà dei sindacati esentasse. A tutto ciò se aggiungiamo anche il grande affare finanziario con la gestione dei CAF e Padronati abbiamo chiaro il quadro e diventa subito lampante il motivo del tradimento delle burocrazie sindacali.

Le vertenze sindacali messe in piedi da tali burocrazie sono mosse principalmente dall’obiettivo di non danneggiare l’imprenditore e di tutelare l’azienda, ma dovendo nel contempo rispondere anche alle loro basi che chiedono maggiori tutele, il rispetto dei diritti acquisiti e di non essere buttate sul lastrico, queste per sembrare credibili agli occhi delle masse lavoratrici, si inventano che i padroni non hanno un piano industriale o che questi non intendono investire.

Una litania del genere è da sempre riproposta dal “compagno” Landini ogni qual volta si ritrova nei salotti buoni della borghesia e/o in qualche talk show televisivo.

Le accuse a Marchionne di non aver un piano industriale, laddove lo stesso è riuscito a comprarsi tutta la Chrysler senza far anticipare agli azionisti FIAT un solo centesimo di dollaro, sono non solo ridicole, ma evidenziano un aspetto particolare della politica sindacale della FIOM che vorrebbe spiegare ai padroni come fare gli investimenti e cioè come fare profitti.

I padroni investono laddove vedono la possibilità di fare guadagni e purtroppo per i lavoratori essi conoscono molto bene il loro mestiere che è quello di accaparrarsi nuovi mercati e di sfruttare il più possibile la classe operaia e non hanno certo bisogno del consiglio di qualche bravo sindacalista per imparare quello che già fanno, da secoli.

Sarebbe necessario invece che il sindacato che tanto afferma di difendere la classe operaia, operi realmente in tal senso, unendo tutte le vertenze del lavoro ed aprendo una nuova stagione di lotte per la riconquista di tutti quei diritti che in questi anni si sono persi. Una stagione di lotte che sappia far male al portafoglio dei padroni, l’unico posto dove essi sentono realmente dolore e che li porta a scendere a più miti consigli.

Salvatore Cappuccio

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