Lettera di Marx a Sorge sul programma del Parti Ouvrier

  • Data : novembre 8, 2017
  • Sezione : Teoria

Stralci di una lettera di Marx a Friedrich Adolph Sorge, scritta da Londra il 5 novembre 1880, spiegano autenticamente le ragioni dell’inchiesta in quella particolare fase di lotta politica in Francia, in cui l’esigenza di un rafforzamento dell’internazionalismo si collocava in un momento di ricerca di alleanze interne in vista della ravvicinata scadenza elettorale. È in quel contesto, come si legge nella medesima lettera, che Marx scrisse le considerazioni preliminari del programma del partito operaio francese [pubblicato originariamente in L’égalité, organo collettivista rivoluzionario, Parigi, 30 giugno 1880]. Al proposito così si espresse Engels: “di questo programma Marx, in presenza mia e di Lafargue, nella mia stanza, ha dettato a Guesde, che scriveva, le considerazioni preliminari, un capolavoro di ragionamento, convincente come non ne ho quasi mai sentiti, da esporre alle mas­se in poche parole chiare, e che ha stupito anche me per la sua concisione”. 

Londra, 5 novembre 1880
Caro Sorge,

quante cose abbiamo visto divampare e poi sfumare senza tracce durante il nostro esilio di molti anni! Nell’insieme le cose vanno benissimo (parlo di tutto il travaglio della situazione europea), come vanno bene anche entro la cerchia del vero partito rivoluzionario continentale.

Probabilmente hai notato che specialmente L’égalité (grazie in primo luogo al passaggio di Guesde a noi e grazie ai lavori di mio genero Lafargue) ha rappresentato per la prima volta un giornale operaio “francese” nel vero senso della parola. Anche Malon nella Revue socialiste – sebbene con le incongruenze inseparabili dalla sua natura eclettica – si è dovuto dichiarare (eravamo nemici, perché lui originariamente è stato uno dei fondatori dell’Alleanza) a favore del so­cialismo moderno scientifico, cioè di quello tedesco. Ho scritto per lui il “questionario” – che prima è stato stampato nella Revue socialiste e poi è stato diffuso in un grandissimo numero di copie in tutta la Francia.

Poco dopo è venuto Guesde a Londra per scrivere qui con noi (Engels, Lafargue e me) un programma elettorale per i lavoratori per le prossime elezioni generali. Nonostante la nostra protesta, Guesde ritenne necessario imporre alcune inezie ai lavoratori francesi, come il salario minimo stabilito per legge, ecc. (Gli ho detto: se il proletariato francese è ancora così infantile da aver bisogno di tali lusinghe, non vale neppure la pena di formulare un qualsiasi programma). Salvo ciò, questo brevissimo documento, oltre a poche righe introduttive nelle quali viene definito il fine comunista, è composto nella sua parte economica soltanto di rivendicazioni che sono nate realmente in modo spontaneo dallo stesso movimento dei lavoratori. È stato un colpo, riportare i lavoratori francesi dalle nubi della loro retorica sul terreno della realtà, perciò ha provocato anche molto scandalo tra tutti gli impostori francesi, che vivono delle “vendite di fumo”. Il programma è stato approvato, dopo una opposizione fortissima degli anarchici, soprattutto nella regione centrale, cioè Parigi e dintorni, più tardi in molte altre sedi di lavoratori.

La fondazione contemporanea di gruppi operai diversi (salvo gli anarchici che non rappresentano veri lavoratori, ma gente squalificata con alcuni lavoratori ingannati, come loro sol­dati semplici) e il fatto che su altri punti siano state sostenute opinioni diverse dimostrano, secondo me, che questo è il primo vero movimento dei lavoratori in Francia. Finora non c’erano in Francia altro che delle sètte, le quali ricevevano naturalmente la loro parola d’ordine dal fondatore della sètta, mentre la massa del proletariato seguiva i borghesi radicali, o che facevano i radicali, e nel giorno della decisione combatteva per loro, per essere poi massacrata, deportata, ecc. il giorno dopo da quelli che essa aveva fatto giungere al potere.

L’émancipation , distribuita pochi giorni fa a Lyon, sarà l’organo del “partito operaio”, nato sulla base del socialismo tedesco. Avevamo e abbiamo anche i nostri combattenti nel campo stesso degli avversari – e cioè nel campo radicale. Theisz ha affrontato la questione operaia nell’Intransigeant, l’organo di Rochefort; è venuto a Londra come proudhonista dopo la sconfitta della Comune come tutti i socialisti francesi “intellettuali”, dove è cambiato completamente attraverso un contatto personale con me e un intenso studio del Capitale. D’altra parte mio gene­ro ha lasciato il suo posto di professore al King’s College, è tornato a Parigi (fortunatamente la sua famiglia sta ancora qua), è diventato uno dei redattori più autorevoli della Justice di Cle­menceau, capo dell’estrema sinistra. Ha lavorato così bene, che Clemenceau, il quale ancora l’a­prile scorso si espresse pubblicamente contro il socialismo e come sostenitore dell’opinione americano-democratico-repubblicana, è passato dalla parte nostra nel suo ultimo discorso tenuto a Marsiglia contro Gambetta, sia nell’orientamento generale sia nei riguardi di singoli punti essenziali, contenuti nel Programma minimo. Ciò non ha alcuna importanza, se lui mantiene ciò che ha promesso. In ogni caso ha introdotto la nostra concezione nel partito radicale, i cui organi comicamente ammirano adesso, dalla bocca di Clemenceau, come qualcosa di meraviglioso ciò che finché era soltanto una parola d’ordine del “partito operaio”, era stato da loro ignorato o bef­feggiato.

Non c’è bisogno di dirti – poiché tu conosci lo chauvinismo francese – che i fili segreti, per mezzo dei quali Guesde ha messo in movimento i dirigenti – da Malon fino a Clemenceau – sono nostri. Non bisogna parlarne. Quando si vuole agire per i signori francesi, bisogna farlo anonimamente, per non turbare il sentimento “nazionale”. È un fatto che gli anarchici già denunciano i nostri collaboratori come agenti prussiani, sotto la dittatura del “noto” agente prussiano – Karl Marx.

Tuo Karl Marx

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