Io non so pazzo

Un nuovo soggetto politico si affaccia sulla scena politica.

Un nuovo appello è stato lanciato per una politica dal “basso” dal centro sociale “Je so’ pazzo” per una battaglia sui temi del lavoro, sulla giustizia sociale, sulla riduzione delle spese militari, sull’abolizione delle leggi di precarizzazione ad iniziare dal Jobs Act, per dare un futuro ai giovani, per migliorare le scuole, per una patrimoniale sui grandi patrimoni, per prendere i soldi dai ricchi ed altre nobili battaglie che la sinistra ha sempre dichiarato di voler attuare ma che non ha mai realmente praticato.

Una politica dal “basso” che proclama apertamente di voler dare tutto il potere al popolo, di poter sognare un futuro migliore, di poter essere artefici del proprio destino.

Grandi e generosi proclami che avranno finalmente voce in una “nuova” sinistra che stanca di quella vecchia ha deciso di mettersi in gioco.

Basta con i Dalema, i Bersani, i Pisapia, i vecchi arrugginiti partiti della sinistra. Basta! Adesso si fa sul serio tuonano i rappresentanti della politica dal basso.

Infatti per iniziare a cambiare questa sinistra, per avviare questo percorso di grande cambiamento storico hanno imbracciato le armi della lotta e con un grande impeto si sono presentati generosi compagni che non molti anni fa votarono le liberalizzazioni, il rifinanziamento delle missioni di guerra, la fiducia al governo Prodi, il famoso Pacchetto Treu, che sventolarono la bandiera del pacifismo e del Gandhismo, che offrirono alla borghesia di sinistra il Patto di desistenza, che affermarono che i partigiani di Tito erano stati dei criminali perché avevano infoibati migliaia di italiani, che applaudirono l’ex Papa quando questi fu invitato in Parlamento , quello stesso Papa che poco prima aveva benedetto Pinochet e che ora era diventato l’artefice dei diritti umani. Quei generosi compagni che nei vari governi locali hanno sempre appoggiato le giunte di centro sinistra dove clientelismo e corruzione erano e sono ormai prassi consolidata.

Quegli stessi che appoggiano la giunta del rivoluzionario arancione Gigino De Magistris il quale sta licenziando i lavoratori di ANM e privatizzando l’azienda.

Compagni prodighi che si sacrificano per la nazione per evitare il suo crollo, per attuare finalmente la Costituzione, quella stessa che garantisce la proprietà privata, quella che falsamente garantisce i diritti degli individui, e che lascia la possibilità di derogare a tali diritti in nome della difesa delle Istituzioni e degli interessi della borghesia. Quella “carta” tanto amata da un certo popolo della sinistra che all’art. 1 afferma che il potere appartiene al popolo, senza tener conto evidentemente della divisione in classe che esiste all’interno di ogni popolo e quindi dei conflitti esistenti tra le classi.

Quella sinistra legalitaria che tanto ama il “popolo” ma che delle condizioni del proletariato non si è mai realmente interessata e se l’ha fatto è per render ancor più schiavi i lavoratori in combutta con i padroni.

Orbene proprio nella Costituzione c’è già l’affermazione che il potere appartiene al Popolo tanto rivendicato da questo nuovo soggetto politico.

La carta Costituzionale afferma proprio questo concetto al primo articolo, quindi si tratterebbe di attuare i principi che nella costituzione sono espressi, così pure il diritto al lavoro così come stabilito dall’art. 4, beninteso che il lavoro è quello che ti offre il padrone alle sue condizioni.

Tanto dicasi per il diritto di sciopero chiaramente regolamentato secondo gli interessi della borghesia.

Il diritto di organizzazione sindacale, preferibilmente quelle governative e confederali.

La previdenza e l’assistenza sociale però quando lo Stato ha qualche elemosina da devolvere.

Le pari opportunità per le donne, quelle borghesi si intende, mai per quelle proletarie.

La durata massima della giornata lavorativa considerando evidentemente in primis le necessità dell’azienda.

Un salario dignitoso per vivere, stabilito però dal padrone.

Orbene nella carta Costituzionale, su cui si poggia la democrazia borghese, sono già tutte previste quelle astratte rivendicazioni che una certa sinistra vorrebbe attuare.

All’appello lanciato da Je so’ pazzo sotto l’altisonante motto “Potere al popolo” che ricorda una vecchia parola d’ordine maoista degli anni 70, hanno aderito varie realtà politiche della sinistra extra ed ex parlamentare. Si sono ritrovati in questo percorso i troskisti di Sinistra Anticapitalista, gli stalinisti di Contropiano propugnatori dell’uscita dell’Italia dall’euro, ma anche quelli del Partito dei Carc, i sostenitori del Sindaco di Napoli e quelli che ne hanno preso le distanze, il ceto politico di Rifondazione ed i movimenti, giovani senza una specifica collocazione politica e vecchi volponi della politica.

Una esperienza politica che afferma di voler partire dal “basso” ma che al momento, non ha radici negli strati più bassi della popolazione e tantomeno nella classe operaia. Un insieme di realtà per niente omogenee e piene di contraddizioni che non potranno coesistere per molto tempo insieme. Le differenze politiche prima o poi esploderanno e lasceranno sul campo altre macerie ed altre delusioni così come è successo in Grecia con il tradimento di Syriza, in Italia con la partecipazione di Rifondazione e del PdCI ai governi borghesi ed in Spagna con Podemos.

La politica del voler mettere insieme varie realtà politiche secondo la logica che, tanto siamo tutti compagni, su un programma tra l’altro tanto generico quanto irrealizzabile nel rispetto delle regole date, non solo ha già dimostrato tutto il suo fallimento, ma ha anche dimostrato al proletariato quanto sia irrealizzabile. Un vero cambiamento per essere tale deve essere rivoluzionario e non può che essere guidato dall’organizzazione che rappresenta la classe degli sfruttati, fosse anche un programma di minima o di transizione.

La storia ha già visto rappresentare la tragedia di queste organizzazioni, attendiamo fiduciosi la rappresentazione della loro farsa.

Salvatore Cappuccio

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