Note su Materialismo ed empiriocriticismo #15

  • Category: Teoria
  • Date: dicembre 1, 2017

Riprendiamo, con questa stesura di appunti, la riflessione sul libro “Materialismo ed empiriocriticismo”, di cui abbiamo già pubblicato la prima, la seconda, la terza, la quarta, la quinta , la sesta, la settima, l‘ottava, la nona, la decima, l’undicesima, la dodicesima, la tredicesima e la quattordicesima parte.

In questa opera Lenin smaschera progressivamente il carattere idealista dell’empiriocriticismo, cioè del machismo (dal fondatore di questa dottrina, Ernst Mach).


Spazio e tempo

 

Materialismo ed idealismo si differenziano anche sulla diversa valutazione dello spazio e del tempo. Il materialism,o riconoscendo l’esistenza della realtà obiettiva, riconosce anche la realtà dello spazio e del tempo. Il kantismo invece considera lo spazio ed il tempo come forme dell’intuizione umana e non come realtà obiettive. Come afferma Engels citando l’Anti-Dühring “Spazio e Tempo sono condizioni essenziali”.

Quindi ammettere la realtà obiettiva del mondo sensibile significa respingere la concezione fenomenistica (come direbbe Mach) o agnostica (come di esprime Engels). Pertanto essendo le cose e i corpi realtà obiettive che agiscono sui nostri sensi, spazio e tempo sono da considerarsi quali forme obiettive e reali dell’essere. Nell’universo non esiste altro che materia in movimento che non può muoversi altrimenti nello spazio e nel tempo.

Le rappresentazioni umane dello spazio e del tempo sono relative, ma la somma di queste forma la verità assoluta. La variabilità delle rappresentazioni umane non confuta la realtà obiettiva dello spazio e del tempo e non confuta la realtà obiettiva del mondo esterno. Questo perché le nostre rappresentazioni relative dello spazio e del tempo sono approssimazioni alle forme obiettivamente reali dell’essere.

Ma questo non significa negare l’importanza delle ricerche scientifiche sui cambiamenti e sullo sviluppo dei concetti di spazio e di tempo (appunto le rappresentazioni relative o approssimazioni). Quindi evolvendosi si avvicinano all’idea assoluta dello spazio e del tempo. Pertanto l’ostilità ad ogni fideismo e ad ogni idealismo passa attraverso all’ammissione che i nostri concetti di tempo e di spazio riflettono, nel loro sviluppo, il tempo e lo spazio obiettivamente reali e si avvicinano anche qui alla verità obiettiva.

Engels dimostrò a Dühring che la negazione della realtà obiettiva del tempo e dello spazio è la capitolazione di fronte al fideismo: “Le forme fondamentali di tutto l’essere sono spazio e tempo e un essere fuori del tempo è un assurdo altrettanto grande quanto un essere fuori dallo spazio”.

Diversamente Mach sostiene che “Spazio e tempo sono sistemi ordinati di serie di sensazioni”: ossia il tempo e lo spazio esistono all’interno dell’uomo, dipendono dall’uomo, sono creati dall’uomo. Pertanto nega la concezione materialistica secondo cui l’uomo con le sue sensazioni esiste nello spazio e nel tempo. Una negazione del materialismo in quanto dettato da ragionamenti intorno alla variabilità, alla relatività ecc…dei nostri concetti di tempo e di spazio. Ma l’esistenza della natura nel tempo, misurato in milioni di anni, prima della comparsa dell’uomo e dell’esperienza umana, dimostra l’assurdità di questa teoria idealistica. Idealista, come dimostra il machismo di essere,ma anche nociva, perché spalanca la porta al fideismo ed induce lo stesso Mach a conclusione reazionarie come quella in cui , nel 1872, affermava l’inesistenza delle molecole perché non percepibili dagli organi dei sensi, pertanto esse sono “cose puramente mentali”. Ne consegue che lo spazio ed il tempo non hanno più un valore obiettivo reale. Non è quindi un caso che uno dei capi della scuola immanentista, Anton von Leclair, proclamò Mach grande filosofo “rivoluzionario nel miglior senso della parola”. Il ragionamento di Mach infatti è la dimostrazione del suo passaggio nel campo della scuola fideista. Peccato però che per le scienze naturali è fuori questione che la materia oggetto delle loro ricerche, così le particelle, esistano “indipendentemente” nello spazio a tre dimensioni. Pertanto nonostante i grandi progressi della scienza tra il 1872 ed il 1906, la concezione materialista dello spazio e del tempo ha continuato a raccordarsi con le scienze naturali, mentre la concezione opposta di Mach si è oramai abbandonato alle posizioni del fideismo.

Mach poi si distingue in ambiguità quando difende, giustamente, i matematici che studiano le questioni degli spazi immaginari a “n” dimensioni, accusati da altri scienziati di aver fatto deduzioni mostruose dalle loro ricerche. Mach risulta contraddittorio, perché pur non riconoscendo la realtà obiettiva dello spazio e del tempo, ritiene che qualunque escogitazione umana la quale esca dai limiti del tempo e dello spazio è ritenuta irreale.

Continua Mach che altre affermazioni quali “Non è ancora esistito un ostetrico il quale abbia provocato i parti mediante la quarta dimensione”. Questo è un ottimo argomento per coloro che vedono nel criterio della pratica la conferma della verità obiettiva, della realtà obiettiva del nostro mondo sensibile. Ma affermando questo tutto il machismo risulta invalidato dallo stesso Mach. Pertanto tutto ciò conferma l’asserzione di Engels per cui le dottrine filosofiche coerenti debbono considerare come primordiale o la natura o il pensiero dell’uomo.

Altro tentativo di screditare le concezioni di Engels è quello di ritenere “la sua concezione dello spazio e del tempo ‘puri’ sono oramai invecchiate” come afferma Bazarov. Non c’è errore più grave che mettere le concezioni particolari (riconoscimento dello spazio e del tempo come realtà obiettiva) in contrapposto al punto di partenza della concezione del mondo. In tal modo Bazarov come tutti i machisti ha confuso la variabilità dei concetti umani di tempo e di spazio, il loro carattere esclusivamente relativo con l’immutabilità del fatto che l’uomo e la natura esistono soltanto nel tempo e nello spazio, mentre le sostanze fuori dal tempo e dalla spazio sono fantasie malate, create dall’oscurantismo clericale e appoggiate dal genere umano oppresso e ignorante.

Concludiamo quindi affermando che Bogdanov non poteva che non aggiungere nulla all’idealismo sul tema “spazio e tempo”. Egli ripete i ragionamenti di Mach relativi alla differenza tra spazio fisiologico e spazio geometrico, ossia tra spazio delle percezioni sensibili e spazio astratto.

Una cosa è la questione del modo esatto col quale l’uomo percepisce lo spazio e una cosa del tutto diversa è la questione di sapere se a queste percezioni (e concetti propri del genere umano) corrisponde una realtà obiettiva indipendente dall’umanità (quest’ultima è l’unica questione filosofica). Bogdanov afferma che “il tempo, come lo spazio, è una forma di concordanza sociale dell’esperienza di diversi uomini; la loro obiettività sta nel loro significato generale”. Ciò è falso. Anche la religione ha un significato generale, ma esprime la concordanza sociale dell’esperienza di una gran parte dell’umanità, ma la dottrina della religione non corrisponde a nessuna realtà obiettiva. Come sostiene Bogdanov varie forme di tempo e di spazio si adeguano all’esperienza degli uomini e alla loro capacità conoscitiva. Mentre in realtà avviene l’opposto: la nostra esperienza e la nostra conoscenza si adeguano sempre più al tempo e allo spazio obiettivo e li riflettono in modo sempre più esatto e profondo.

Sirio Stivalegna

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