La democrazia borghese

Ogni qual volta si discute di democrazia rappresentativa i sostenitori del sistema parlamentare borghese affermano che attraverso le elezioni politiche ogni cittadino può esprimere con il suo voto la preferenza per questo o quel partito politico, affinché il popolo possa così eleggere i propri rappresentanti nelle istituzioni.

La vulgata borghese afferma che attraverso questo diritto/dovere si realizza così la volontà del popolo. Non esiste sistema migliore, essi stabiliscono, non c’è da fare nessuna rivoluzione, assicurano, in quanto il sistema prevede la partecipazione di ogni singolo cittadino alla vita politica del paese.

Tra l’altro essi obiettano che ogni singolo elettore che non intenda votare per quei partiti già presenti nell’arco parlamentare può raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni e farsi eleggere. Le vostre proteste e la vostra volontà di cambiamento deve per forza di cose essere indirizzata nell’alveo della democrazia rappresentativa, essi concludono.

Ogni manifestazione che metta in discussione questi principi e queste istituzioni non potrà che essere repressa violentemente in nome della volontà popolare.

Verifichiamo però che nella realtà le possibilità di potersi far eleggere e di presentarsi con un partito politico alle elezioni, non solo in Parlamento ma anche in ambito locale e di incidere realmente nella vita politica per migliorare le condizioni sociali in cui versa la classe dei lavoratori sono minime nonostante le garanzie formali previste.

Per proporre una qualsiasi lista elettorale in una soltanto delle singole circoscrizioni in cui è diviso il territorio nazionale è necessario presentare migliaia di firme che diventano centinaia di migliaia se moltiplicate per ogni circoscrizione. Sottoscrizioni da raccogliere, tra l’altro, in un periodo di tempo molto breve dal momento in cui per legge può partire la raccolta di tali firme, rispetto alla data prevista per le elezioni.

E’ necessario inoltre possedere una discreta disponibilità economica se si vuole svolgere una pur minima azione di propaganda attraverso le TV locali e nazionali, ma anche per comprare manifesti, stampare volantini, affittare locali dove dovrebbe risiedere la sede del partito, avere una linea telefonica/internet, adempiere a tutte le procedure burocratiche per la presentazione delle liste con annessi e connessi di vario genere, il tutto moltiplicato per ogni singolo collegio/circoscrizione o quanto meno per quelle/i più importanti.

Va da se che coloro che non hanno alcun reddito o che riescono a mala pena a sopravvivere con il proprio stipendio, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione, avranno ed hanno chiaramente delle serie difficoltà a poter esercitare il proprio diritto a partecipare con una propria lista alle elezioni siano esse politiche che amministrative e, seppure riuscissero a presentare un qualsivoglia partito alla tornata elettorale, esiste un ulteriore impedimento che riguarda lo sbarramento elettorale, per cui ogni partito che non raggiunga una percentuale minima, non ha e non potrà avere nessuna rappresentanza Parlamentare.

Il diritto formale è “de facto” cancellato dalla condizione economica in cui versa gran parte della popolazione.

In mancanza di un Partito che rappresenti gli interessi dei proletari e che abbia la forza politica ed economica di presentarsi alle elezioni, non resta alla popolazione che scegliere, ogni quattro i cinque anni, quale partito della borghesia li debba opprimere nelle istituzioni oppure limitarsi a non votare e far sentire la sua voce con altri strumenti politici.

La borghesia approfitta in questi frangenti della povertà delle masse per estorcere con false promesse il voto per una delle sue organizzazioni politiche. Prima e durante il periodo delle elezioni la borghesia ed i suoi lacchè, promettono ai proletari di tutto, un posto di lavoro, una casa, un aiuto per la risoluzione di un qualsivoglia problema, ben sapendo che non potranno mantenere nessuna delle promesse fatte, anzi avendo ben chiaro che il proletariato sarà ancora chiamato a fare sacrifici.

In questi momenti, la borghesia non disprezza di collaborare con le organizzazioni mafiose e criminali per portare dentro le istituzioni un suo rappresentante. Una quantità enorme di denaro pubblico, cioè di denaro dei lavoratori, viene speso prima e durante la campagna elettorale dei padroni, per un teatrino squallido ed immorale. Un carrozzone elettorale, fatto di buffoni, saltimbanchi e profittatori che sanno bene come ingannare ed imbonire le masse.

Una volta conclusa la farsa delle elezioni e dal momento che si saranno garantiti il controllo del Parlamento, la borghesia realizzerà tutte quelle leggi che le consentiranno di continuare a sfruttare ed opprimere, leggi sulla precarietà, leggi per l’abolizione del diritto di sciopero, quelle per la riduzione di salari delle pensioni e per il rifinanziamento delle guerre, ecc.

Ma la borghesia si è tutelata anche nel caso in cui i partiti che essa ha contribuito a far eleggere non svolgessero adeguatamente i suoi interessi, infatti nei regolamenti della Camera è prevista nella fase di formulazione delle leggi, attraverso “consigli” e “suggerimenti” la partecipazione delle “lobby” politiche ed economiche, comunemente chiamati “Gruppi di pressione” alla stesura delle leggi.

Il 10 marzo di quest’anno è di fatto entrato in vigore il regolamento della Camera dei deputati che disciplina l’attività di lobbying dei gruppi di pressione nel Parlamento italiano e ne istituisce un pubblico registro.

Il lobbying è uno strumento di rappresentanza e pressione politica con il quale gruppi, le organizzazioni e i singoli individui, legati tra loro da interessi comuni, fanno pressione sulle istituzioni politiche al fine di influenzare le decisioni pubbliche a proprio vantaggio. Alle “lobby” viene fornito anche uno spazio apposito dotato di attrezzature informatiche.

Risulta evidente che il Parlamento si trova completamente nelle mani della borghesia che lo utilizza come meglio le aggrada, non solo perché essa ha contribuito a formarne la maggioranza, ma anche perché le regole parlamentari sono quelle che lei ha stabilito ed alle quali ci si deve attenere e, non sarà un cambio politico all’interno di queste regole che metterà in discussione il potere del Capitale.

I comunisti scelgono comunque, laddove è possibile, di partecipare alla competizione elettorale solo in quanto essa risulta essere una vetrina ed un megafono per il programma dei rivoluzionari.

Illudere le masse prospettandole un cambiamento tramite la via parlamentare è un inganno, nonostante le buone intenzioni dei propugnatori di tale scelta, ma come affermava il buon Marx “la strada per l’inferno è spesso lastricata di buone intenzioni”.

Di Salvatore Cappuccio

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