Liberi e Uguali, un nuovo partito al servizio di industriali e banchieri

Si chiama Liberi e Uguali la nuova lista che mira a rappresentare la sinistra liberale (o parte di essa) in vista delle prossime elezioni politiche. A guidarla sarà Pietro Grasso, ex procuratore nazionale antimafia ed attuale presidente del Senato, da pochi giorni uscito dal Pd.

L’assemblea fondativa si è svolta a Roma domenica 3 Dicembre, alla presenza dei delegati di Mdp, Si e Possibile, i soggetti che daranno vita a questo nuovo carrozzone elettorale. Presenti in platea anche i vari capi partito, da Fratoianni a Civati, passando per D’Alema, Speranza e Bersani. Non ha voluto mancare all’appuntamento, neppure il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Assenti invece Montanari e Pisapia, col primo che ha rispedito l’invito al mittente definendolo inaccettabile ed incompatibile con gli scopi del Brancaccio, e col secondo che resta in bilico tra l’aderire a questa lista e l’allearsi con Renzi verso improbabili riedizioni uliviste. Non è nemmeno escluso, anche se improbabile, che l’ex sindaco di Milano possa correre da solo, per poi nel caso di un utopistico superamento dello sbarramento, andare in soccorso del Pd in modo da fargli avere un peso maggiore nelle fasi di consultazioni previste prima della formazione del governo. Un’assemblea che ha sancito quindi l’investitura di Grasso e null’altro, visto non si è nemmeno accennato ad un programma (se ne parlerà a gennaio). Non c’erano neanche mozioni da votare, nè ci saranno primarie. L’investitura del presidente del Senato è avvenuta per acclamazione.

Speranza, Civati, Fratoianni e Grasso durante i loro interventi, hanno provato ad entrare nel merito di alcune questioni: lo Ius soli e l’abolizione della Bossi-Fini. Insomma i temi che ripetono da anni e che erano già presenti nel programma delle politiche del 2013, con la candidatura di Bersani a presidente del consiglio per il Pd. Nessuno di loro ha però citato le questioni più scottanti come quelle sulla legge Fornero, il Fiscal compact, il pareggio di bilancio inserito in Costituzione, l’abolizione della Buona Scuola, dello Sblocca Italia, del Jobs act, il ripristino dell’art. 18, come risolvere la drammatica emergenza abitativa, rendere dignitosa l’accoglienza dei migranti, fermare la svendita del patrimonio e dei servizi pubblici, investire nella scuola invece che nelle spese militari e negli F35, liberare i lavoratori dal cappio delle agenzie interinali, delle false partite Iva e di tutti i contratti atipici, sollevarli dai turni massacranti accettati in cambio del rinnovo di contratto. Come dar loro torto d’altronde, visto che la gran parte dei protagonisti di “Liberi e uguali” ha votato a favore di quei provvedimenti. Basti ricordare che votarono a favore del pareggio di bilancio in Costituzione e dell’aumento dell’età pensionabile Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema (con quest’ultimo firmatario anche del trattato di Lisbona e che da presidente del consiglio diede l’avallo alle operazioni Nato sul suolo italiano contro l’ex Jugoslavia) e a favore del Jobs act, Speranza. Non possono avere quindi personaggi simili, la credibilità anche solo di parlare di certi temi, figurarsi di rappresentare i bisogni delle masse lavoratrici e di dare loro risposte. Questi mestieranti della politica secondorepubblicana, non sono migliori di Renzi e dei suoi sodali, ai quali peraltro i vari Bersani e D’Alema, nonchè le colizioni uliviste hanno spianato la strada sotto ogni punto di vista. Renzi e i suoi rivendicano le politiche di distruzione sociale, loro tacciono.

I 4 hanno poi descritto a modo loro un’Italia impoverita, ma nessuno di loro ha indicato i responsabili dello sfruttamento indiscriminato dei lavoratori e del forte peggioramento delle loro condizioni di vita. Nessuno di loro si è scagliato contro le politiche neoliberiste che hanno smantellato le tutele dei lavoratori e rafforzato i profitti della grande impresa e della grande finanza. Nessuno di loro ha promesso battaglia contro chi ha regalato migliaia di miliardi alle banche, togliendole alle masse lavoratrici. Nessuno di loro può dire niente a riguardo, visto sono tutti complici del grande capitale e delle sue manovre contro i lavoratori e le nuove generazioni, che negli ultimi vent’anni non hanno avuto alcun freno. Sul palco di Liberi e Uguali non vi è stato spazio per i lavoratori in lotta in centinaia di fabbriche, magazzini, scuole e ospedali in Italia. Grasso ha solo parlato “dell’ onda nera che monta nelle periferie delle nostre città”, rispolverando l’ideale dell’antifascismo, come se questo potesse da solo coprire tutte le malafatte commesse, che hanno fatto triplicare la povertà in dieci anni, costretto all’esodo migliaia e migliaia di giovani a causa di una disoccupazione che in dieci anni è raddoppiata, dato vita ad un’emergenza abitativa senza precedenti, e fatto si che più di 11 milioni di persone debbano rinunciare alle cure mediche perché non hanno i soldi per pagarle. Chiaramente queste storie non possono essere raccontate a platee simili, mentre coloro che vivono sulla propria pelle cosa significhi essere governati dai governi del grande capitale, hanno ben chiara da tempo la natura di queste operazioni elettoralistiche fine a se stesse, che otterranno sempre lo stesso risultato fallimentare. La speranza è che prima o poi questi notabili della “sinistra” si stancheranno e si ritireranno a vita privata.

L’unica lavoratrice invitata a parlare sul palco è stata un’ operaia Melagatti, la quale ha raccontato come i dipendenti della ditta veronese si siano avvicendati nel laboratorio per tenere vivo il lievito madre e riprendere la produzione nonostante l’azienda sia in concordato e i dipendenti dispensati dal lavoro. Ha poi aggiunto, che a Verona “non si usa protestare” davanti ai cancelli della fabbrica e che quindi il loro non era un picchetto, ma un “presidio di resistenza”, ricordando però che i lavoratori Melegatti sono ancora a rischio licenziamento. Dispiace contraddire le parole della lavoratrice, ma se a Verona non “si usa protestare”, così non è in tante altre parti di’Italia per fortuna. Se a Verona si ragiona così, evidentemente i grandi problemi dei lavoratori locali non potranno essere risolti. Del resto è difficile credere che nella città veneta, le cose siano realmente così.

Da un altro versante non potevano mancare le dichiarazioni del solito Di Maio, che dopo il presidente del consiglio spagnolo Rajoy, stavolta ha annunciato di voler prendere a modello Macron e la sue “riforme”. Poi per addolcire la pillola, ha aggiunto che col movimento 5 stelle al governo, tutti i risparmiatori truffati dalle banche verranno risarciti e che certe cose non accadranno più, come se lui e i suoi colleghi di partito potessero farlo. Insomma, il gotha della reazione ha palesato la natura di un movimento cinque stelle amico dei governi dell’austerità del capitalismo.

Angelo Fontanella

 

 

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