In Svezia la scuola sciopera contro le espulsioni dei migranti #lararemotutvisningar

È cominciato con un appello apparso online lo sciopero di ieri, Martedì 12 Dicembre (il testo è disponibile, in lingua svedese al seguente link, http://upprop.nu/QNQW). Impugnando l’hashtag #lararemotutvisningar (“Insegnanti contro le espulsioni”), un gruppo di insegnanti e studenti dei Gymnasiet svedesi (scuole superiori) hanno dato il via a una mobilitazione per rivendicare la fine delle espulsioni dei migranti, e in particolare dei rimpatri forzati verso l’Afghanistan, dove la situazione sociale è assolutamente pericolosa e instabile (e almeno due persone sarebbero morte dopo essere state rimpatriate). Il testo dell’appello, nello specifico, denuncia come i minori vengano espulsi al compimento della maggiore età, e come al momento ci siano almeno cinquanta persone in attesa di questo destino. “Un incredibile tradimento di tutti i principi umanitari che le nostre scuole difendono” scrivono gli insegnanti.

Alla fine della giornata, le scuole coinvolte sono state circa quaranta (divise tra le principali città svedesi fra cui Stoccolma, Malmö, Umeå, Göteborg e Uppsala). A Stoccolma, dov’ero presente al presidio, mi è stato detto che c’erano circa dieci scuole, ma in realtà non più di mille persone in piazza (è anche vero che c’era neve in abbondanza). Si è tenuto un piccolo comizio e alcuni migranti sono intervenuti, più alcuni studenti che hanno letto storie tragiche di rimpatri.

L’organizzazione promotrice  dello sciopero è la UNG, essenzialmente una rete “dal basso” di protezione e accoglienza migranti, sopratutto giovani migranti (come suggerisce il nome stesso che significa “giovane”). Come si legge sul sito, i responsabili di questi rimpatri sono ovviamente le istituzioni politiche svedesi, in particolare nella persona di Mikael Ribbenvik, il segretario generale del migrationsverket (ufficio migrazione) che potrebbe stoppare i rimpatri forzati se solo, attraverso la figura del capo della giustizia dell’ufficio, Fredrik Beijer, l’istituzione prendesse una posizione legale definendo l’Afghanistan come un Paese la cui sicurezza è a rischio.

Quella che può essere definita come la “prima fase” di questa mobilitazione, è cominciata lo scorso 6 Agosto quando almeno cinquanta giovani migranti si sono riuniti nella piazza Mynttorget subendo anche un’intimidazione da parte di un gruppo di nazisti (come si può leggere dal sito). Come è piuttosto chiaro, sia leggendo l’appello che spulciando il sito dell’organizzazione, le rivendicazioni che muovono questa lotta, per quanto assolutamente rilevanti e necessarie, sono rivendicazioni di diritti umani essenziali. I migranti chiedono, giustamente, di non essere espulsi e di poter accedere a quel che resta del welfare svedese, come tutti gli altri “cittadini”. È ormai percezione piuttosto diffusa che i “fascismi” rischiano di tornare e che stiamo assistendo a un imbarbarimento generalizzato (anche in Scandinavia). Su questa premessa, è chiaro che il sentimento umanitario elementare che ha mosso gran parte degli studenti e dei professori a mobiliarsi non è scontato, ed è fondamentale come sale della lotta stessa. Così come non è da biasimare l’orizzonte dell’integrazione a cui ogni migrante giunto in un nuovo Paese aspira, un desiderio fomentato anche dal confronto con gli autoctoni, all’esterno e sopratutto all’interno della sua stessa classe sociale (spesso infatti i lavoratori migranti vivono condizioni peggiori rispetto ai lavoratori autoctoni!). Tuttavia, ciò che è certo e altamente problematico è che il “sentimento umanitario” così come il “desiderio di integrazione” non saranno automaticamente seguiti da quella che come marxisti definiremmo una coscienza più avanzata, la coscienza della necessità del superamento del sistema capitalistico, anche per mettere fine a queste espulsioni, e, ma sopratutto per ottenere molto di più liberando un’abbondanza di risorse grazie alle quali ci sarà posto per tutti e tutte, e anche l’accoglienza non dovrà essere fatta col contagocce dei posti limitati sulla base di divisioni artificiali tra “migranti economici” e “profughi”, con tutta la propaganda razzistica e velenosa che su questa lotta tra poveri e su queste divisioni, in Italia come in Svezia e nel mondo intero, prolifera.

– di Matteo Iammarrone, corrispondente LVDL dalla Svezia.

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