Schiavitù in Libia: Italia e UE responsabili!

Un’indagine condotta per Amnesty International evidenzia la responsabilità di tutta l’Unione Europea e dell’Italia sulle violazioni dei diritti umani commessi contro i rifugiati e i migranti in Libia.

Avevamo accolto con circospezione il discorso di Macron e le reazioni dei dirigenti europei sulla schiavitù che subiscono i migranti in Libia. In effetti, come ci si domanda del fatto di aver apportato per più anni aiuto logistico e militare in Libia, queste ultime avagliano di poter all’oscuro dell’esistenza di tale fenomeno. L’inchiesta di Amnesty International mostra che, oltre a sapere, l’UE fornisce chiaramente il proprio aiuto ai trafficati e alle milizie libiche organizzatrici di questa tratta umana.
Una situazione propizia alla tratta umana.

Innanzitutto, l’indagine mostra che gli agenti della Direzione centrale di lotta contro le migrazioni illegali che lavorano nei centri di detenzione sono responsabili dei seviziamenti inflitti ai migranti e ai rifugiati detenuti, e anche della loro morte. I guardiani dei centri di trattenimento libici sono connessi a dei gruppi privati a cui rivendono le persone detenute nei loro centri. I guardacoste sono ugualmente responsabili della situazione, in un primo momento a causa del loro mancato rispetto delle regole d’abbordaggio quando intercettavano i battelli che lasciavano la Libia, e sono responsabili di numerosi naufragi mortiferi. Quando non era il caso, essi li minacciavano e li maltrattavano. Delle milizie locali si sono congiunte alla guardia costiera libica per beneficiare di uno statuto ufficiale e poter così conservare tranquillamente il controllo delle vie di partenza e condurre senza problemi i propri affari. Dei guardacoste collaborano ugualmente coi trafficanti. Certuni si fanno pagare dai trafficanti per assicurare loro di poter lasciare il paese senza problema. La guardia costiera libica accompagna i battelli durante la prima partenza del loro tragitto o lasciano passare solo quelli con un segno distintivo indicante il pagamento del trafficante.

Dopo l’intervento imperialista in Libia e la caduta di Gheddafi, il paese è stato abbandonato a diversi clan e tribù. Gruppi armati, milizie e bande criminali agiscono al di fuori del controllo dello Stato talvolta con il sostegno di questo. Molto radicati nel sud del paese, questi gruppi rapiscono abitualmente i migranti e i rifugiati, per ricattarli, ridurli al lavoro forzato, tutto infliggendo loro trattamenti malvagi, che possono portare fino alla morte. Questi gruppi sono responsabili del traffico di migranti che sono alle frontiere meridionali del paese o lungo la costa mediterranea. Qualche località, o luoghi abbandonati, sono nelle loro mani per riunire tutte le persone prima della partenza in mare. Nel marzo del 2017, il ministro italiano dell’Interno incontrò a Roma i rappresentanti delle tre tribù che controllano i territori della Libia meridionale, concludendo un accordo di pace tra di loro per poter permettere l’istituzione di guarda-frontiere in questa regione.

L’UE complice e attrice:
Come mostra l’accordo tra le tribù del sud della Libia e l’Italia, l’Unione Europea ha una grande responsabilità per i seviziamenti inflitti ai migranti in Libia. Il 3 febbraio 2017, i dirigenti europei hanno dato il proprio assenso per fornire alla guardia costiera libica e ad altri agenzie pertinenti, «un addestramento, dell’equipaggiamento e un sostegno» per lottare contro l’immigrazione. Essi sostengono senza equivoci il patto concluso tra l’Italia con la Libia di qualche giorno prima, il cui obiettivo è di fornire un’assistenza tecnica e finanziaria al ministero dell’Interno che è responsabile dei centri di detenzione dei migranti, di formare le autorità libiche, specialmente il personale lavoratore nei centri di detenzione. Dei fondi europei finanziano ugualmente questi centri dove la detenzione è inumana.
Il Fondo Fiduciario per l’Africa dell’UE apre un programma di finanziamenti di 46,3 milioni di euro per «rinforzare la capacità di controllo integrato delle frontiere e delle migrazioni da parte delle autorità libiche». Questo programma mira più specificatamente a far sì che i guardacoste libici non avaglino mai la questione del coordinamento tra tutte le agenzie presenti in Libia per la questione dei migranti e comprende quelle che sono incaricate di lottare contro l’immigrazione, fonte della tratta umana.

Il 13 luglio e il 26 agosto 2017, il ministro dell’Interno italiano incontrò i sindaci di 14 città libiche. Promise loro l’accesso al Fondo fiduciario per l’Africa dell’UE in cambio del loro aiuto per lottare contro il traffico dei migranti. Lo stesso metodo condusse ad un accordo tra le milizie coinvolte nel traffico di migranti e le autorità libiche per lottare contro il traffico di migranti, fornendo ai primi battelli equipaggiamento e finanziamenti.
In effetti, l’aiuto non si ferma col donare dei fondi, l’UE dà anche aiuto materiale e umano. Nel settembre 2017, l’agenzia Frontex liberò un ufficiale di collegamento di sede a Tunisi la cui missione consistette nell’offrire il proprio aiuto alle autorità libiche. Questa agenzia è responsabile del controllo delle frontiere europee. È responsabile inoltre di numerosi naufragi. L’Operazione Tritone condotta da quella diede il cambio all’Operazione «Mare Nostrum», effettuata dalla marina italiana che faceva un diretto riferimento all’espansionismo romano e al fascismo italiano, insieme.

Gli Stati europei avevano lavorato per rafforzare le capacità d’intervento dei guardacoste libici. Ciò avviene con allenamenti, trasferimenti d’equipaggiamento e la messa in pratica di un centro di coordinazione. Nel giugno 2016, la missione navale europea «EUNAVFORMED» ampliò la propria missione per poter formare la guardia costiera libica. Questa cooperazione mortifera continuò fino alla consegna di navi per dare la caccia ai migranti. Nell’aprile e maggio 2017, l’Italia donò ai guardacoste libici quattro navi rapide. Altre sei dovrebbero seguire prossimamente. L’Italia lancia comunque un’operazione navale nelle acque territoriali libiche all’istanza di quest’ultimi di sostenere nelle loro azioni la lotta contro le migrazioni irregolari e il traffico di migranti nell’agosto 2017.
I governi europei, e in particolare l’Italia, pretendono di voler salvare delle vite nel mare, apportano un sostegno attivo, quando non partecipano loro stessi alla ritenzione e ai trattamenti inumani, ai guardacoste libici. Si sta bene lontano da tutte le idee umaniste. Costoro hanno giocato un ruolo nell’intercettazione dei rifugiati e dei migranti e nella politica diretta a contenerli in Libia, costoro si spartiscono con la Libia la responsabilità dei trattamenti inflitti ai rifugiati e ai migranti in detenzione. «La politica di blocco dei migranti e rifugiati in Libia è stata messa in pratica mentre gli stessi Stati europei conoscevano perfettamente il trattamento riservato ai rifugiati e ai migranti. La loro scelta è stata fatta, quindi, non ignorando gli effetti e le conseguenze prevedibili sulla vita e sulla sicurezza di queste persone» ci dice l’indagine.

– di Sadek Basnaki, per “Révolution Permanente”, tradotto da Immanuel Zipatov

FONTE: https://www.revolutionpermanente.fr/Esclavage-en-Libye-une-enquete-d-Amnesty-International-pointe-la-responsabilite-de-l-Union

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