La Costituzione sta coi lavoratori o coi padroni?

La Borghesia ed i suoi fedeli adepti hanno ricordato e festeggiato i 70 anni della Carta Costituzionale nata dall’accordo tra Liberali, Stalinisti-Togliattiani, Riformisti, Populisti e Democratici cristiani.

Un compromesso tra forze politiche quali il Partito Comunista Italiano, Il Partito Socialista Italiano, la DC e forze liberali che auspicavano una repubblica democratico-parlamentare con riferimenti alquanto vaghi ai diritti dei lavoratori ed in particolare a principi borghesi di libertà ed uguaglianza e di difesa della proprietà privata.

La Borghesia italiana che già aveva finanziato il Fascismo, parteciperà attivamente alla stesura della Carta Costituzionale, essendosi garantita un suo ruolo politico, finanziando la DC ed i partiti liberali della Resistenza che poi diventeranno parte attiva nella costruzione della Repubblica parlamentare.

Alcuni intellettuali del Partito Comunista, tra cui L. Geymonat, espressamente ricordano in un alcuni loro scritti di questa “ambiguità” della Borghesia che, impaurita dall’evolversi del conflitto, si lasciò aperte varie strade sponsorizzando quei gruppi che nella Resistenza si differenziavano e distinguevano dalle formazioni partigiane Comuniste, le quali avrebbero voluto farla finita non solo con il Fascismo ma anche con la Borghesia che si era compromessa con il regime.

Ad impedire che i partigiani facessero i conti con la Borghesia che aveva finanziato la dittatura, portando fino in fondo la lotta che si era iniziata contro il fascismo e anche contro il capitalismo per realizzare una Repubblica Socialista, fu proprio il Partito Comunista Italiano che disarmò i partigiani e regalò l’amnistia ai cosiddetti “fratelli in camicia nera”.

Le varie anime della Borghesia, quella socialdemocratica, quella popolare e quella liberale ora si ritrovavano a riscrivere le regole su cui riaffermare il proprio potere.

Il 1° gennaio 1948 entrò in vigore la legge fondamentale dello Stato da cui discendono tutte le altre Leggi e fonte del Diritto e della Giurisprudenza.

Uno degli articoli più controversi di questa stesura fu proprio l’Art. 1 della Costituzione che per il PCI doveva far riferimento ad una Repubblica dei lavoratori, mentre per i partiti di centro doveva invece far riferimento a principi di libertà. Dal compromesso di questi due orientamenti nacque quello che attualmente è l’art. 1 della Carta Costituzionale, cioè una Repubblica fondata sul lavoro. Un articolo che si richiama genericamente alla parola “lavoro” ma che nasconde in sostanza la dicitura di lavoro salariato e di conseguenza lo sfruttamento dei lavoratori.

La stessa sovranità che apparterrebbe al Popolo è un inganno in quanto in ogni Popolo sono presenti classi sociali che vivono in una contrapposizione di interessi sociali, politici ed economici e quindi in un conflitto perenne. Nelle condizioni date, la sovranità non appartiene al Popolo cioè a tutte le classi sociali, ma a quella classe particolare che economicamente, politicamente ed ideologicamente detiene il potere e di conseguenza appartiene alla Borghesia.

A tutela degli interessi della classe dominante è riaffermata nella costituzione, all’art. 42, che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla Legge. Questo articolo stabilisce sostanzialmente che lo sfruttamento che si attua attraverso la proprietà privata è “riconosciuto” e “garantito” dallo Sato. La schiavitù del lavoro salariato ed il dominio della Borghesia hanno il loro riconoscimento nella Carta Costituzionale cioè in quella Legge suprema che è la Costituzione.

Inoltre la parte della Costituzione che riguarda i “Principi fondamentali” che tanto piacciano ad una sinistra liberal democratica e progressista, sono un inganno in quanto fanno riferimento ad un uomo generico inteso come entità distaccata dalle sue condizioni materiali di esistenza.

Entrando nello specifico di qualche articolo della Carta, in particolare all’Art. 3, ritroviamo anche concezioni reazionarie, laddove la Costituzione riconosce che esistono nella società le razze (Art. 3. “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”), mentre la scienza ha chiarito, laddove qualcuno avesse qualche dubbio, che le razze non esistono.

Successivamente l’articolo 4 non fa altro che riconoscere un diritto al lavoro che non è altro il diritto allo sfruttamento considerato che il lavoro nell’attuale sistema di produzione capitalistico è lavoro salariato per il Capitale.

E ritroviamo ancora nell’articolo 7 della Carta il riconoscimento del potere della Chiesa sul territorio italiano ed i privilegi garantitegli dallo Stato e regolati dai Patti Lateranensi.

Ma laddove la Borghesia ha interesse a violare la sua stessa Legge fondamentale, non si fa scrupolo a porre in essere ogni comportamento anticostituzionale, come nel caso di guerre imperialiste e di rapina a danno di altri paesi, in violazione dell’art. 11 che afferma che l’Italia ripudia la guerra come risoluzione delle controversie internazionali.

Ogni qual volta la borghesia afferma di tutelare le libertà individuali, così come previsto dagli articoli indicati sotto la dicitura “Diritti e doveri dei cittadini”, prevede che questi stessi diritti possano essere sospesi. Essa, mentre da un lato, formalmente garantisce il diritto all’inviolabilità del domicilio, alla segretezza della corrispondenza, alla libera circolazione sul territorio della Repubblica, alla libera riunione ed associazione, alla libertà di manifestare il proprio pensiero, dall’altro prevede delle limitazioni a queste libertà concesse, che demanda all’Autorità Giudiziaria.

Formalmente sei libero afferma la Carta costituzionale, ma questa libertà è a discrezione del potere e se non è il potere giudiziario ad impedire ciò che ti è formalmente concesso, allora la tua libertà è negata dalle condizioni finanziarie in cui ti ritrovi.

Sei libero di comprare una casa oppure di spostarti con qualunque mezzo di locomozione od anche di vestirti come meglio credi ed anche di leggere un giornale, ma se economicamente non hai le possibilità di poterti comprare queste libertà, in sostanza la tua formale libertà si trasforma in impotenza e quello che ti sembrava concesso dai principi garantiti dalla Carta, ti viene negato dalle tue condizioni sociali ed economiche. La realizzazione dei principi di libertà individuali e collettivi espressi dalla Costituzione sono sostanzialmente realizzabili soltanto per quella classe che politicamente, economicamente e socialmente detiene il potere.

E così di seguito ritroviamo all’art. 29 il riconoscimento della famiglia tradizionale fondate sul matrimonio, frutto di concezioni arcaiche e patriarcali a tutela di quella cellula fondamentale del capitalismo che è la famiglia borghese.

Tutti gli articoli che compongono la prima parte della Costituzione dalle libertà individuali, passando per il diritto al lavoro fino alla tutela della salute, sono nel migliore dei casi nient’altro che delle chimere che quando si “realizzano”, sono per i proletari cocenti fregature.

La borghesia ti garantisce il diritto al lavoro, ma il lavoro è qui inteso come sfruttamento del lavoro salariato regolato da leggi di precarizzazione. Essa ti garantisce il diritto alla salute, ma sempre che esistano le risorse economiche per ospedali e strutture sanitarie, altrimenti puoi morire per un semplice raffreddore. Ti è garantito il diritto ad una pensione dignitosa sempre che hai potuto versare i contributi necessari. Ti è formalmente concesso il diritto allo studio, ma se non puoi pagarti gli studi, puoi benissimo morire nell’ignoranza.

Orbene questi principi di libertà e di giustizia sociale tanto declamati nella Costituzione rappresentano il paravento dietro cui si nasconde lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e l’oppressione di una classe verso un’altra classe.

L’attuazione di questa Legge non è altro che l’applicazione ed il riconoscimento giuridico del dominio e della sopraffazione della classe borghese nei confronti della classe dei proletari.

Porsi oggi come “soggetto politico” che nel suo programma chiede che vengano realizzati i principi contenuti nella Costituzione, significa chiedere alla Borghesia di continuare ad esercitare il suo dominio nel rispetto di quella Legge che essa stessa si è data.

di Salvatore Cappuccio

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