Casapound verrà sgomberata dalla classe operaia

Negli ultimi giorni dalle carte della prefettura di Roma è uscito il nome di Casapound, stavolta le carte non parlano di “bravi ragazzi”, ma del noto stabile occupato (di proprietà del comune) proprio nella Capitale in Via Napoleone III, quartier generale dell’organizzazione dei “fascisti del terzo millennio”, che dovrebbe essere sgomberato, ma non è in cima alle priorità in quanto sede di un’organizzazione politica e quindi considerato “a rischio” da questura e prefettura.

Fra le priorità invece, ed ovviamente, viene facile aggiungere, diciassette stabili a scopo abitativo fondamentali per la sussistenza di decine di famiglie. Evidentemente lo shock subito dalle amministrazioni dallo sgombero di agosto di Piazza Indipendenza, che ha creato un piccolo terremoto e ha dato un precedente di resistenza a tutte le altre occupazioni a Roma e in tutta Italia, non è durato poi molto.

Tornando alla questione di Casapound, sembra uno scherzo di cattivo gusto che giornali borghesi, che di tanto in tanto rivendicano una certa tradizione liberale, democratica e antifascista, diano tanto spazio a una notizia in definitiva non così rilevante. Sembra quasi che le notizie siano uscite solo per dare la possibilità a Di Stefano, capo di CPI, di poter rivendicare una improbabile e quasi comica “resistenza con le unghie e con i denti”. Ogni qualvolta che stabili con centinaia di individui vengono sgomberati con l’uso della violenza dalle forze dell’ordine di certo queste azioni non vengono sbandierate sulle stesse testate giornalistiche prima che avvengano, se non per aizzare la folla abbrutita contro gli “abusivi”, i violenti, i teppisti, i parassiti e quant’altro. No, è difficile persino che se ne parli dopo ore di resistenza e alla presenza di azioni eclatanti delle forze dell’ordine.

Viene da pensare all’inasprimento delle leggi riguardo l’apologia del fascismo, varate solo l’anno scorso firmate dall’esponente PD Emanuele Fiano, che avrebbero dovuto almeno sulla carta, rendere imputabile la propaganda fascista e nazista, con un occhio di riguardo per l’utilizzo di mezzi telematici, con pene severissime dai 6 mesi ai due anni di reclusione. Già, peccato che non è parsa funzionare questa legge, i gruppi e gruppetti ispirati al nazifascismo hanno continuato a imperversare, cortei con saluti romani e simboli inneggianti al fascismo hanno ottenuto grande risalto sulla stampa e su “mezzi telematici” e di certo non è crollato il mondo per tali organizzazioni.

No, la realtà e la storia dicono altro. Non è con le leggi o le carte della borghesia liberale che ci libereremo dei fascisti, ormai in evidente ascesa in tutta Europa, sempre più sdoganati per dare alla stessa borghesia un’arma da utilizzare contro masse sempre più grandi di poveri, lavoratori ed oppressi. Solo il movimento operaio, per sua natura incompatibile con la propaganda fascista, può “sgomberare” Casapound, togliere terreno alla barbarie razzista nei quartieri popolari, colpire la borghesia a partire da quella più violenta e antidemocratica, sempre felice di finanziare i nostalgici ammiratori di Mussolini dato che, si sa,  se si vuole dei cani da guardia per difendere i propri privilegi questi cani vanno nutriti a dovere.

di Giuseppe Albano

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