Dibattito sulla lingua #1: quando un’intera comunità è inebriata dal riformismo

Viviamo in una società che ci pone, giorno dopo giorno, tante conflittualità sociali, che genera, di volta in volta, nuove argomentazioni che potrebbero potenzialmente essere usate per abbatterla: dalla privatizzazione dei servizi al licenziamento in tronco. Purtroppo,però, è pur sempre una società avanzata, che prova ad applicare il massimo dell’intelletto di cui dispone per reggersi sui propri pilastri, rendendo la vita di chi opprime una vera e propria sopravvivenza, nella giungla della disuguaglianza economica e sociale.

Una comunità, socialmente trasversale alle classi sociali, come quella lgbt, ed un movimento come NUDM, però, anziché sfruttare le possibilità poste sul vassoio sociale per avanzare e far avanzare entrambi i movimenti verso la lotta sinergica e congiunta a quella delle lavoratrici e dei lavoratori, pongono in risalto il linguaggio.

Linguaggio inteso come linguaggio che opprime, che non da’ la giusta identificazione di genere e  il giusto merito a chi, per anni ed anni, combatte una battaglia personale di autoriconoscimento e di riconoscimento sociale.

Sul movimento NonUnaDiMeno: genesi dell’ebbrezza sociale e dissoluzione del movimento di massa.

Dalle manifestazioni di massa delle donne, in Italia, come il 25 Novembre 2016 dove c’erano circa 300 mila persone, l’8 Marzo 2017 dove c’erano circa 100 mila persone ed il 25 Novembre 2017, con circa 35 mila partecipanti, il movimento delle donne -trasversale alle classi- si prefigurava come movimento di massa.
Oggi assistiamo, invece, alla regressione di quello stesso movimento, a livello numerico, frutto della crisi della direzione che a livello qualitativo propone delle istanze e tratta certi argomenti ben diversi dalla necessità delle donne povere, doppiamente sfruttate tra lavoro di cura e lavoro “ordinario”.

Tempi addietro, in cui era molto più evidente la portata rivoluzionaria della classe degli sfruttati, una compagna rivoluzionaria tedesca, Clara Zetkin, durante due incontri con Lenin, ricevette quello che era un chiarimento sul metodo di costruzione di un movimento rivoluzionario femminile.


POTREBBE INTERESSARTI :  Zetkin: Lenin e il Movimento Femminile (prima parte)


Le donne ed i giovani affrontavano, all’epoca, la quotidianità politica attraverso la lettura di scritti sulla liberazione del sesso, mentre alcune compagne erano impegnate nella pubblicazione di articoli e riviste periodiche sulla prostituzione.

Ebbene,  Lenin, senza indugio, criticò aspramente questa impostazione, ritenendo che in un periodo come quello,  a cavallo tra l’insurrezione operaia del biennio rosso europeo e postuma a quella che fu la Rivoluzione d’Ottobre nella Russia degli Zar, era sì centrale una giusta risposta a tutte le esigenze politiche che si facevano avanti, ma era ancor più prioritario dare centralità alla costruzione della lotta di classe proletaria, tanto più che quelle discussioni erano del tutto illusorie, dei contentini dati unicamente per inebriare la forza propulsiva delle donne e della gioventù rivoluzionaria, col fine di distoglierle dai compiti storici che intendevano portare avanti.

Ritornando al presente, invece, ci ritroviamo una direzione politica che propone il dibattito sul linguaggio come centrale nell’analisi e nella strategia politica, che, per quanto importante ed identitario per le identità e per la collettività, rappresenta pienamente , in un momento di stallo della lotta e di discesa delle coscienze, quella stessa ebbrezza in grado di affossare la propulsione alla lotta dello stesso movimento delle donne – per quanto questo risenta già di una forte scomposizione di classe ed abbia una direzione che non  ha mai neanche contemplato tutto ciò.

Le discussioni tra le donne proletarie fortunatamente non sono le stesse che si fanno in certi ambienti della sinistra, dove la povertà e la condizione di sfruttamento non è conosciuta, quella stessa condizione che potrebbe potenzialmente cambiare il mondo. Da un lato si parla di pane, di dolori, di vita da sfruttate. Dall’altro di come si abbia la necessità di modificare la lingua per poter essere pienamente emancipate (questo nel migliore dei casi).
La povera gente, della lingua, della costituzione -per restare anche nel tema elettorale-, della giustizia borghese, della legge elettorale, della legge sulla discriminazione, e potrei stare pagine intere ad enumerarvi altre cose, non sa’ cosa farsene. La povera gente concepisce soltanto la tendenza al proprio star bene, obbiettivo forse più basso di quello di vossignoria, ma molto più nobile.  Obbiettivo raggiungibile soltanto collettivamente, mentre chi si dissocia dalla realtà pensa a come mettere l’asterisco e a come dare importanza a questo o quel termine, o peggio a come fare uno scarabocchio su un programma politico.

La realtà è ben diversa dalle vostre rappresentazioni, è ben più drastica ed infame. La donna povera pensa a come portare avanti la prole, al lavoro di cura. Voi alla violenza “maschile” sulle donne… senza riflettere sui termini, quelli sì, importanti.

Mi riservo di ampliare questa critica col tempo, di farne una critica continua, in permanenza, certo che possa influenzare pochi tra tanti. In fin dei conti, meglio la  compagnia di pochi che la solitudine di molti.


Fonti: http://thevision.com/cultura/uso-egualitario-asterisco-regressivo/


– di Ar-Pharazôn

 

Lascia un commento

Please enter your name.
Please enter comment.

1 2 3 4 5

Questa Settimana
Iscriviti alla newsletter
Lingua