Congresso del NPA: sulla dimensione strategica del Fronte Unico dei Lavoratori

Nel quadro del quarto congresso del NPA, partito dell’estrema sinistra francese, numerosi dibattiti sono emersi sulla questione del Fronte Unico. I militanti di Révolution Permanente hanno voluto ricordare l’importanza strategica di questa tattica formulata dalla Terza Internazionale nel 1920 in seguito alla rivoluzione bolscevica.


Anche se la tattica del fronte unico dei lavoratori ha animato il bolscevismo prima e durante il 1917, è elaborata come tale nel corso del terzo e quarto Congresso dell’Internazionale Comunista nel 1921-1922, alla luce delle difficoltà riscontrate nell’espansione del processo rivoluzionario in Europa. Essa acquista un proprio senso in situazioni di reflusso, di divisione della classe operaia, dove la questione delle alleanze si fa più pressante, in un contesto in cui le idee riformiste esercitano un peso dominante. In che modo i rivoluzionari dovrebbero aggiornare i loro compiti in questo contesto? Due elementi indissociabili devono essere distinti per essere ben articolati, al fine di evitare il rischio maggiore di confondere strategia e tattica: la questione dell’unità della classe e quella del progresso nella classe delle idee rivoluzionarie.

Proporre una lotta unitaria nell’azione su rivendicazioni specifiche mira a dare corpo all’aspirazione unitaria delle masse spingendo le burocrazie ad andare oltre ciò che desiderano fare. Mettendo al servizio gli interessi del movimento, in questa o altre situazioni, l’obiettivo è di rivelare concretamente la loro natura co-gestionaria del sistema se si rifiutano di unirsi alla lotta. Quindi l’obiettivo non solo è immediato, tattico (per far avanzare il movimento in un dato momento), ma è sempre collegato all’obiettivo strategico di far fare l’esperienza per agli sfruttati e agli oppressi, che alla fine sono un fattore centrale nella loro divisione, perchè sono un organo maggiore, nello stesso tempo materiale e ideologico , della presa del riformismo e quindi del dominio borghese sul movimento operaio.

In questo testo del 1922 sul FU e il movimento comunista in Francia, Trotsky scrive: “Al fine di portare il proletariato alla conquista diretta del potere e di effettuare questa conquista , il Partito Comunista deve  fare affidamento sulla stragrande maggioranza della classe operaia. Finchè non ha questa maggioranza, deve combattere per ottenerla”. Questa lotta per conquistare la maggioranza della classe operaia delle idee rivoluzionarie è effettivamente il centro di gravità del FU, tanto più centrale che le tradizioni della democrazia borghese radicate. La condizione vitale di una tale tattica è dunque che i rivoluzionari contemporaneamente alle operazioni in azione, non affogano mai il proprio programma per la rivoluzione , non si autocensurano su ciò che propongono alla classe, e sono pronti non appena le burocrazie tradiscono o si ritirano, per rompere gli accordi passati con i riformisti, accordi per definizione temporanei o circostanziali, dal momento che l’unità comincia ad essere fatta a scapito dell’elevazione della coscienza di classe e dell’accumulo di forze in vista, in definitiva , della rivoluzione.

Il FUO ha, anzi, per obiettivo di riunificare ulteriormente i ranghi della classe, ma non importa su quale base; la rilevanza di questa tattica cessa non appena la sua dimensione strategica, l’aumento dell’influenza delle idee rivoluzionarie nella direzione della conquista della maggioranza della classe, viene messa nell’armadio. La piattaforma U di questo quarto Congresso, animata in particolare da compagni come Alain Krivine, Christine Poupin, Olivier Besancenot o Philippe Poutou, anzi definisce nella sua piattaforma di testo le dimensioni tattiche e strategiche del Fronte Unico: “L’unità del nostro campo sociale possiede una dimensione strategica: affinché il proletariato abbia l’equilibrio del potere e vinca la lotta contro la classe dominante in alleanza con le altre classi, è necessaria una grande unità. Questo vale per la lotta per rovesciare il capitalismo come per le lotte puntuali lotte contro governi e datori di lavoro. Noi sappiamo anche che la coscienza si evolve nell’azione più che con la parola. Essa ha anche una dimensione tattica: argomentando per l’unita di azione, ci affidiamo ad un’aspirazione unitaria tra i dipendenti per esercitare una pressione sulle altre correnti e quando falliamo, dimostrare con l’esperienza pratica che vogliamo essere i migliori costruttori della lotta.”

Fare della lotta per l’unità della classe operaia la “dimensione strategica” del fronte unico, come sembrano dirlo i compagni del PFU nel loro testo, introduce in questo senso un’importante oscurità e apre l’inversione dei rapporti tra tattica e strategia. Questo perché per estendere ulteriormente il fronte unico nell’azione di una politica di fronte “sociale” e “politico” di nature diverse, ma sostenibile, basandosi sul fatto che è necessario unire la classe, ma abbandonando il terreno di lotta permanente contro le illusioni riformiste, consiste nell’andare ancora più lontano nella trasformazione della tattica del singolo FU in uno strumento per dissolvere la sua vera dimensione strategica, e sminuire il ruolo e i compiti del partito.

Questo contributo al dibattito fa parte inoltre della più ampia riflessione sul Fronte Unico dei lavoratori in occasione della lotta contro la legge del lavoro XXL, disponibile su “Revolution Permanente”.

 

Emmanuel Barot

Articolo di Révolution Permanente tradotto da Annalisa Esposito

Sul IV Congresso del NPA vedi anche

Le posizioni di Révolution Permanente per il congresso del NPA

Francia: per un Nuovo Partito Anticapitalista (NPA) rivoluzionario e operaio

 

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