La legalizzazione del nazifascismo in Europa

Mentre si affermano in tutta Europa i partiti nazifascisti e xenofobi, al cui interno militano sempre più uomini delle forze di polizia e dell’esercito, organizzazioni tra l’altro provviste di considerevoli arsenali di armi e pronte ad uccidere migranti ed antifascisti, le borghesie nazionali restringono gli spazi di democrazia approvando leggi per rendere illegali i simboli e le organizzazioni comuniste.

Per la borghesia europea, la ricostruzione dei Partiti nazisti e di quelli fascisti non può più considerarsi un reato. Le organizzazioni ed i partiti xenofobi che la borghesia ha finanziato ed armato in chiave anticomunista ed antiproletaria, ora deve avere, per la classe dominante, un riconoscimento anche formale.

In Germania la Corte suprema federale ha deciso di non mettere fuorilegge il partito di estrema destra dell’NPD che ha una forte connotazione neonazista, perché a giudizio della Corte non persegue obiettivi antistituzionali. In Italia una sentenza della Cassazione (sentenza n. 28298/17 depositata il 7 giugno 2017) ha affermato che la Croce celtica e il saluto romano non sono punibili, perché, pur appartenendo alla simbologia ed ai cerimoniali della destra fascista, essi possono essere considerati come legittime manifestazioni del pensiero.

Non molto tempo fa, da una ordinanza emessa dal giudice Bianchini è scaturita la nota della Polizia a firma del prefetto Mario Papa, laddove si ritiene che l’organizzazione fascista Casa Pound sia una organizzazione fatta di bravi ragazzi impegnanti a “sostenere una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del ventennio” ed elogia la stessa come una formazione in cui “l’impegno primario di Casa Pound volto alla tutela delle fasce deboli attraverso la richiesta alle amministrazioni locali di assegnazione di immobili alle famiglie indigenti, l’occupazione di immobili in disuso, la segnalazione dello stato di degrado di strutture pubbliche per sollecitare la riqualificazione e la promozione del progetto Mutuo Sociale”.

Siamo di fronte ad uno scenario legislativo in cui una parte cospicua dell’Europa definisce le organizzazioni comuniste illegali (vedi Repubblica Ceca, Polonia, Turchia, Ungheria, Ucraina).

Il 24 aprile 2008, all’Unione della Gioventù Comunista della Repubblica Ceca (KSM) è stata consegnata la sentenza del Tribunale Municipale di Praga che ha respinto il ricorso amministrativo avanzato dal KSM contro la decisione del Ministero dell’Interno della Repubblica Ceca in merito allo scioglimento dell’organizzazione giovanile comunista.

In Polonia è passata una legge per mettere al bando tutti i simboli del comunismo. Chiunque li utilizza o ne è in possesso rischia fino a 2 anni di carcere.

In Italia a Livorno il 23 dicembre 2009 l’ex Ministro La Russa, nella caserma Vannucci della Folgore, ha reso omaggio alla X Mas un corpo militare che si era distinto per crimini contro la popolazione ed i partigiani durante il periodo Fascista.

Alcune leggi approvate dal Parlamento Italiano, quali il reato di clandestinità, la tassa sulla cittadinanza, il prolungamento del periodo di detenzione nei CIE, l’arresto per chi dà in affitto un alloggio a migranti clandestini, la legalizzazione delle “ronde” antimmigrati, e le nuove disposizioni del Decreto Minniti-Orlando, tra l’altro, apertamente anticostituzionali, come l’abolizione del secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo e l’introduzione del lavoro volontario (Arbeit macht frei!), le proposte di legge tese ad espropriare i beni degli immigrati, rendono evidente che il razzismo è già di fatto entrato nelle norme dello Stato.

Nel 2016 l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa con 99 voti a favore e 42 contrari ha approvato una risoluzione che condanna i “crimini del comunismo” equiparando il comunismo al nazismo. Ed ancora l’ex eurodeputato ed ex presidente della Lituania, Landsbergis, propose qualche anno fa, di mettere al bando i simboli comunisti, l’iniziativa si bloccò, ma quella proposta è ancora ferma al Parlamento Europeo.

Pensare quindi di risolvere le questioni del fascismo e della sua messa al bando attraverso il rispetto delle leggi oppure attraverso l’applicazione delle norme costituzionali non è nient’altro che l’illusione di chi considera lo Stato come organo “super partes”, neutro, rispetto agli interessi ed allo scontro di classe che esiste in seno alla società.

Le aggressioni razziste, sempre più tollerate da gran parte della popolazione, non solo italiana, ma di gran parte dell’Europa, danno il segno di un momento storico molto delicato e pericoloso. La possibilità che possano verificarsi omicidi a sfondo razziale non è così remota. Il clima di odio razziale fomentato dai Partiti populisti e razzisti, in primis la Lega di Salvini, Casa Pound e Forza Nuova, sia tramite il web che dalle Tv nazionali, dove ogni giorno vengono trasmessi servizi contro i migranti, può in ogni momento determinare una strage. I responsabili materiali di azioni criminose ed i mandanti politici di questo clima di odio sono presenti nelle aule parlamentari e godono dell’appoggio di parte della Borghesia e di parte delle forze dell’ordine.

L’agguato stragista a Macerata, di pochi giorni fa, contro sei cittadini africani da parte di un esponente della destra estrema un certo Luca Traini, candidato a suo tempo nelle liste della Lega di Salvini, dimostra che il nazifascismo è già fortemente presente tra la popolazione italiana e che la stessa, in parte, è già pronta a giustificare anche gli omicidi a sfondo razziale.

Solo nel Lazio sono presenti circa 30/40 mila nazifascisti potenzialmente pronti a colpire migranti ed antifascisti.

Sui social network si sprecano gli elogi al criminale Traini e l’invito a prendere meglio la mira ed uccidere gli africani, senza che questo determini una ondata di sdegno da parte delle forze politiche che si dichiarano “democratiche”, né tanto meno da parte delle forze di polizia che, anzi, vedono con favore manifestazioni di odio razziale contro i migranti. Le organizzazioni nazifasciste godono dell’appoggio di parte della criminalità (ex banda della Magliana, clan Spada, Casalesi ecc.) di parte dell’esercito (Folgore ecc.) e di parte delle forze dell’ordine. Numerosi poliziotti e carabinieri hanno sul loro profilo facebook immagini del duce e condividono frasi di mussoliniana memoria. Genova 2001 ha insegnato molto circa le simpatie fasciste dei reparti di polizia e le violazioni dei diritti umani che si sono consumati in quella situazione di vera e propria tortura contro studenti inermi che dormivano in una scuola.

Un indagine dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) rende noto che in Italia vengono rinvenuti, sul web, circa 7000 casi di “hate speech” cioè di frasi che fomentano, diffondono, promuovono e giustificano l’odio razziale o forme di intolleranza verso le minoranze etniche. Questi proclami ed inviti alla violenza contro le minoranze, non cadono nel vuoto, purtroppo e, negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di aggressione ai danni dei migranti, violenze che si sono verificate anche nei CIE in particolare ai danni di donne che già avevano subito violenza nei luoghi di provenienza.

Questo clima di odio verso le comunità dei migranti ha portato nel 2011 agli omicidi di due senegalesi per mano del fascista Gianluca Casseri. Da quel momento i casi di violenza per motivi razziali, invece di diminuire, sono aumentati, in quanto nessuna misura di prevenzione è stata messa in opera da parte del Ministero dell’Interno, anzi le organizzazioni dedite alla caccia al migrante sono state coperte ed aiutate. I nazifascisti, come loro usanza, preferiscono agire in branco,colpendo vittime isolate ed incapaci di reagire, normalmente dieci o venti contro uno, dimostrando tutta la loro vigliaccheria. Esse aumentano le loro aggressioni durante il periodo elettorale in modo da avere una maggior visibilità da parte dei media che soffiano sul fuoco del populismo e del razzismo ed anche per incutere paura ai giovani che svolgono propaganda per le organizzazioni di sinistra.

Laddove le organizzazioni antifasciste sono forti sul territorio e di conseguenza non possono compiere azioni di aggressioni contro singoli cittadini o compagni, essi si limitano a provocazioni con la complicità delle forze dell’ordine, le quali accordatisi preventivamente con queste, arrestano i militanti antifascisti e coprono la fuga dei camerati.

L’aumento vorticoso dei reati a sfondo razziale è dimostrato dal lavoro svolto dall’associazione Lunaria nel “Quarto libro bianco sul razzismo”. In questo testo sono monitorati 1483 casi di discriminazione e di violenze fisiche e verbali tra l’1 gennaio 2015 e il 31 maggio 2017, per motivi razziali, ma il fenomeno è ben più ampio purtroppo in quanto non tutte le violenze sono denunciate o documentate.

Un fenomeno quello della xenofobia e del fascismo sostenuto economicamente sia da una piccola borghesia reazionaria sia da leader politici esteri come Putin e Le Pen oltre che dai proventi di organizzazioni criminali come quelli di mafia Capitale ed ex Banda della Magliana. Senza questi sostentamenti senza l’appoggio di una parte della Borghesia questo fenomeno non avrebbe avuto un così forte seguito.

Preso atto che il conflitto non si risolve all’interno delle regole borghesi e delle leggi dello Stato o nel rispetto della Costituzione e considerato che lo scontro è fondamentalmente uno scontro contro la borghesia che finanzia queste organizzazioni, non resta altro da fare che mettere in campo tutta la forza della classe operaia contro le logiche razziste e xenofobe che vorrebbero i proletari gli uni contro gli altri, divisi o per il colore della pelle o per la nazionalità per poterli meglio sfruttare.

E’ necessario già da subito progettare, costruire, organizzare, i Soviet dei proletari, per l’autodifesa attiva della classe e per la cancellazione oltre che del razzismo anche e principalmente dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

In politica i tempi sono fondamentali e perdere anche solo un minuto, nella guerra contro la borghesia può voler dire perdere la capacità di capovolgere a proprio vantaggio i rapporti di forza.

di Salvatore Cappuccio

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