Immigrazione e criminalità: il nesso che non c’è

La cronaca nera torna ciclicamente a raccontare di reati più o meno efferati compiuti da stranieri. Così l’opinione pubblica si scatena: c’è meno sicurezza perché c’è più immigrazione. Secondo il rapporto dell’osservatorio sulla sicurezza il 78% degli Italiani pensa che la criminalità sia cresciuta a livello nazionale (il dato scende al 43% a livello locale) rispetto a cinque anni fa ed un 39% considera gli immigrati come una “insidia” per l’ordine pubblico e potenzialmente portati a delinquere. Ma è davvero così? C’è una correlazione tra il livello di immigrazione e la criminalità? Tutti i dati confermano che in Italia l’aumento del numero degli stranieri dal 2008 al 2017 quasi 1,8 milioni di persone, che sale ad oltre 2 milioni se consideriamo anche una quota di irregolari) non ha prodotto nessun aumento degli episodi di criminalità considerati.

Nonostante le statistiche ufficiali ci mostrino come in Italia non vi sia stato un aumento degli episodi criminali, né ci si trovi di fronte ad una particolare emergenza sicurezza, la popolazione ritiene che la criminalità in Italia stia crescendo e che ciò sia dovuto alla presenza degli immigrati e all’aumento dei flussi migratori degli ultimi anni. Il dato statistico che alimenta l’equazione “ + immigrazione + criminalità” è quello relativo alla presenza di stranieri nella popolazione carceraria in Italia, composta per un terzo da cittadini stranieri.

Italia gli stranieri regolarmente soggiornanti sono circa il 9% della popolazione, mentre i detenuti stranieri sono il 32% della popolazione reclusa (circa 50 mila persone). Una situazione che ci pone sopra a Francia, Regno Unito e alla media UE, anche se il dato è nel 2015 ai minimi storici dal 2008.

Se si analizza la posizione giuridica dei detenuti in Italia, si scopre un dato che in pochi conoscono: il 70% degli italiani nei penitenziari è stato condannato in maniera definitiva, mentre per gli stranieri questa percentuale scende al 48%.

Questo significa che più della metà degli stranieri è in carcere come misura preventiva, anche se una sentenza rispetto alla loro colpevolezza o innocenza ancora non è stata emessa. La sovra rappresentazione degli immigrati nella popolazione carceraria è quindi il diretto effetto di un sistema giudiziario che li espone maggiormente alla misura della detenzione preventiva.

Questo accade perché gli stranieri hanno meno possibilità di accedere ad una tutela legale qualificata o alle misure alternative alla detenzione, che solitamente si applicano per chi deve ancora essere giudicato, e a cui gli stranieri irregolari spesso non riescono ad accedere perché molti non hanno un domicilio stabile dove scontarle oppure, se ce l’hanno, non viene riconosciuta come tale dai giudici.

Un altro dato importante mette in relazione immigrazione e criminalità: se è vero che a livello di sistema la criminalità è ai minimi storici, è vero anche che tra gli autori di alcuni tipi di reato – borseggi, furti, rapine, ma anche omicidi – vi è una presenza sovradimensionata di stranieri, soprattutto nelle grandi città.

Il motivo di questa sovra rappresentazione degli stranieri in certi tipi di crimini va collegato ad una più ampia analisi socio-demografica del crimine. I reati di piccolo taglio sono tipici di una popolazione giovanile e appartenente alle classi più povere e marginalizzate, diremmo “sottoproletarie”, caratteristiche spesso associabili agli immigrati.

Se a queste aggiungiamo anche la condizione di irregolarità, che come abbiamo visto caratterizza la gran parte degli stranieri che commettono reati in Italia, otteniamo un quadro in cui non possiamo certo collegare gli episodi criminali all’appartenenza etnica, ma a condizioni sociali, economiche e legali: l’essere giovane, povero e irregolare.

Il modo in cui la criminalità, e le sue supposte correlazioni con l’immigrazione, viene raccontata dai mezzi di informazione è decisivo nel determinare la la percezione che del fenomeno ha l’opinione pubblica.

Se i media tendono a enfatizzare gli episodi criminali e far passare quasi sotto silenzio il netto calo della criminalità in Italia negli ultimi anni, e se enfatizzano soprattutto la nazionalità degli autori dei reati a discapito di altre informazioni socio-demografiche, ecco che l’opinione pubblica sarà portata a credere che la criminalità sia in aumento a causa dell’aumento del numero degli immigrati.

Rapporto dell’Osservatorio Europeo sulla sicurezza è molto esplicito in questo senso: La componente dell’insicurezza derivante dalla rappresentazione della criminalità è un dato strutturale che caratterizza l’informazione televisiva italiana. In questi ultimi anni la criminalità è mediamente la seconda/terza voce dell’agenda tematica complessiva dei notiziari.

Ad una maggiore diffusione di notizie negli ambiti “emergenza criminale”, “passione criminale”, “cronaca nera” corrisponde una maggiore percezione della criminalità da parte della popolazione, dice il Rapporto.

Dati presentati non consentono di parlare di un’emergenza sicurezza in Italia e smentiscono l’ipotesi di un aumento degli episodi di criminalità determinato da una maggiore presenza di immigrati. La criminalità in Italia è ai minimi storici, soprattutto per quanto riguarda i crimini più violenti ed è per molti reati inferiore ai livelli di criminalità degli altri paesi europei.

Nonostante ciò, la maggioranza degli Italiani ritiene che la criminalità sia aumentata, collegando questo supposto aumento all’aumento degli immigrati nel paese. Si tratta di una percezione che non trova riscontro nei dati, visto che, come abbiamo visto, la criminalità è in diminuzione nonostante il significativo aumento della presenza straniera in Italia.

Laddove alcuni reati, soprattutto quelli di cosiddetta microcriminalità, sono compiuti da stranieri, ciò è poiché la condizione di immigrato porta con sé, in alcuni casi, anche quella di giovane e di povero, che sono due fattori socio-demografici collegati alla possibilità che un soggetto compia dei crimini. Questo porta anche ad una sovra rappresentazione degli stranieri irregolari nella popolazione carceraria italiana, legata anche al fatto che spesso non hanno i mezzi legali, sociali ed economici per evitare la detenzione preventiva.

Questi segnali vanno però ricondotti in un quadro complessivo in cui la correlazione immigrazione – criminalità appare davvero fuori luogo, dal momento che il nostro è il tempo in cui c’è contemporaneamente un tasso di presenza straniera ai massimi storici e un tasso di criminalità ai minimi storici.

Le carceri sono ultrapopolate di italiani, ma anche in questo caso non è nè la provenienza etnica nè il luogo di origine a fare un criminale.

Ylenia Gironella

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