Quel che i borghesi non dicono: le politiche contro il lavoro degli ultimi 5 anni

  • Category: Politica
  • Date: febbraio 9, 2018

Riportiamo di seguito alcune osservazioni e riflessioni sui provvedimenti governativi (di cui si fa espressa menzione dei relativi riferimenti normativi). Negli ultimi anni hanno segnato e influenzato il netto peggioramento della vita di milioni di lavoratori ma che soprattutto costituiscono la prova esplicita delle politiche filo padronali i cui benefici sono a vantaggio esclusivo di industriali, banchieri e della borghesia in generale.


E’ di qualche anno fa il Decreto IMU-Bankitalia, un provvedimento targato Letta, ennesimo governo fantoccio al soldo della borghesia. Singolare in tale raccolta di disposizioni è l’art.3 in cui si inserisce clandestinamente un passaggio relativo al patrimonio immobiliare pubblico.

Si tratta della solita svendita dei beni immobiliari pubblici laddove nel medesimo art.3 si legge: “Ai fini della valorizzazione degli immobili pubblici, in relazione ai processi di dismissione finalizzati ad obiettivi di finanza pubblica le disposizioni […] si applicano anche alle alienazioni di immobili di cui all’articolo 11-quinquies del decreto-legge 30 settembre 2005 […]; per esse la domanda di sanatoria […] può essere presentata entro un anno dall’atto di trasferimento dell’immobile”.

Praticamente all’art.3 viene disposta l’alienazione di beni pubblici, svenduti quasi gratis ai privati.

Viene inoltre, e ciò è passato sottobanco, concessa la facoltà di un nuovo condono edilizio, e ciò significa incentivo a costruire senza alcuna autorizzazione e magari in zone geologicamente vietate o tutelate da vincoli ambientali o paesaggistici. Insomma: l’ennesimo regalo alle società immobiliari ed ai costruttori. E dire che il PD ha ancora l’indecenza di etichettare tali interessi esclusivamente al centro destra ed a Berlusconi, che almeno ebbe ed ha tutt’ora l’arroganza di non mentire e di essere apertamente un degno sostenitore dell’evasione fiscale a tutela dei grandi patrimoni, e di avere inoltre l’interesse (per sé e quelli della sua classe di riferimento) dapprima ad edificare in modo abusivo e poi a risanare il tutto con un provvedimento ad hoc.

Continuando la nostra analisi, all’art.4, lo stesso Decreto autorizza un aumento di capitale da parte della Banca d’Italia mediante l’utilizzo delle riserve statutarie per un importo di 7,5 milioni di euro, una vera e propria rapina sociale a danno dei lavoratori contribuenti, in quanto i soldi vengono presi da un fondo di riserva dello stato e di solito questo dovrebbe accadere per situazioni urgenti e che almeno siano a vantaggio degli stessi lavoratori contribuenti e non di singoli soggetti o di società private.

E per puro caso i partecipanti/soci al capitale della Banca d’Italia sono tutti banche ed assicurazioni (Intesa San Paolo, Unicredit, Assicurazioni Generali, solo per citarne alcuni). A questi partecipanti vengono distribuiti annualmente dei dividendi, a valere sugli utili netti. Cioè i banchieri si arricchiscono con gli utili conseguiti soprattutto grazie a quei soldi che senza l’autorizzazione della maggioranza della società il governo nazionale consegna alle banche.

E’ evidente ed è dimostrato perciò quanto la banca d’italia sia “poco indipendente” nell’esercizio dei suoi poteri e nella gestione delle sue finanze, proprio perché al suo interno ci sono capitali delle banche private, che poi a loro volte costituiscono risorse sottratte ai lavoratori. A ben vedere la Banca d’Italia costituisce l’istituzionalizzazione degli affari privati, il riconoscimento e la regolarizzazione, nell’ambito della legalità borghese, delle speculazioni e del signoraggio del capitale finanziario.

Insomma, un motivo in più affinchè il proletariato possa convincersi che le regole e le leggi borghesi non gli appartengono per nulla in quanto sono esclusiva espressione della classe dominante.

Paolo Prudente

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