Da Macerata a Roma: il 24 febbraio il movimento operaio e i rivoluzionari si riprendono la scena

30 mila antifascisti in corteo a Macerata. 40 mila a Milano. Alcune migliaia a Piacenza e Pavia contro l’apertura dell’ennesima sede di gruppi di estrema destra. Decine di migliaia di persone mosse dall’indignazione per un atto terroristico come quello del fascista Luca Traini contro immigrati.

Migliaia di persone  giunte da tante città d’Italia e da ogni angolo delle Marche, hanno raggiunto i giardini Diaz a Macerata per la manifestazione contro fascismo, sessismo e razzismo, convocata dai movimenti dopo la tentata strage fascista della scorsa settimana. Sono stati  tantissimi anche gli abitanti di Macerata, ribaltando quella ricostruzione fatta ad hoc dai media mainstream, di una «città chiusa, blindata e ostile”.

A voler blindare e impedire il corteo sono stati i liberali democratici del PD, come il ministro dell’Interno Marco Minniti. Ma, nonostante il tentativo d’intimidazione e la minaccia, Macerata è stata attraversata da un enorme corteo che ha posto come elemento centrale l’opposizione al fascismo.

La manifestazione rappresenta un passo importante in sè: innanzitutto perché nonostante i divieti della questura ha prevalso la volontà della piazza; si è dato poi un punto di riferimento e un segnale importante, tanto è vero che neppure i media della borghesia hanno potuto oscurare la manifestazione.

Segna, in più, una importante linea di demarcazione tra il finto antifascismo, quello del PD, delle direzioni liberali dell’ANPI e delle burocrazie sindacali della CGIL, con quello vero della militanza delle organizzazioni della sinistra di lotta ma pure di settori del movimento operaio. Il corteo ha posto in sè la rottura tra l’antifascismo democratico borghese e costituzionale e quello di classe, l’unico realmente conseguente.

La piazza di Macerata è uno dei diversi sintomi, ancora piccoli ma significativi, di una polarizzazione anche a sinistra, che passa dall’assemblea per l’unità sindacale del 23 settembre a Milano, dalle scissioni e ricomposizioni a sinistra – anche nel campo borghese, seppur non appartenendoci (scissione LeU dal PD, conglomerato Potere al Popolo, ecc.) – e dal fronte anticapitalista che stiamo provando a lanciare.

In questo contesto si colloca il 24. Un altro segnale di una possibilità di ricomporre settori della classe in lotta attorno a una prospettiva non soltanto di rivendicazioni economiche, bensì sul piano dell’alternativa politica. L’elaborazione data dalle diverse organizzazioni sulla parola d’ordine “fronte anticapitalista” – che abbiamo lanciato come controproposta per arginare una possibile diffusione del neoriformismo di PaP – ha trovato riscontro in diverse organizzazioni, nelle direzioni sindacali – Si Cobas in particolare -, ma pure in alcune organizzazioni che erroneamente hanno scelto di entrare in PaP.
Sul come costruirlo il dibattito è aperto, ma il corteo del 24 febbraio può far viaggiare questo percorso sulle gambe dei conflitti di classe e non soltanto su quello sovrastrutturale del mancato legame tra programma e lotta di classe.

Il 24 febbraio, dunque, non è una data come le altre. Un corteo che viene lanciato su una piattaforma classista avanzata che prevede: la riduzione dell’orario della giornata lavorativa a parità di paga; la difesa del diritto di sciopero e di rappresentanza, contro il Testo Unico sulla Rappresentanza, accordo firmato recentemente dalle burocrazie sindacali anche del sindacalismo cosiddetto di base; la difesa dei livelli salariali per l’abolizione delle leggi di precarizzazione del lavoro, a partire dal recente Jobs Act; per il diritto ad avere un tetto sotto cui poter vivere e per le occupazioni per necessità contro mutui usurai; contro la privatizzazione di scuole e università e per la cancellazione di sfruttamento del lavoro minorile come la Legge 107 (“Buona Scuola”); per il diritto al permesso di soggiorno per tutti i migranti che risiedono in Italia e contro le leggi razziste come la Minniti-Orlando; per il non pagamento del debito pubblico e ai vincoli del pareggio di bilancio che strozzano i livelli di salario indiretto; contro l’avanzare della violenza razzista e fascista e contro le guerre imperialiste.

Può rappresentare il momento di lancio di una vera opposizione anticapitalista e operaia in cui mettere in moto un percorso di dibattito a sinistra sul come opporsi ai governi dei padroni e come tracciare la strada per un governo dei lavoratori, elevando il piano di rivendicazioni della piattaforma stessa all’alternativa di potere.
Dare cioè un piano non semplicemente difensivo (anti-strategico), ma uno offensivo (strategico) di lotta al capitalismo e al suo Stato.
Per questo invitiamo tutte le organizzazioni politiche e sindacali, nonchè singoli e realtà, del movimento operaio a costruire e a partecipare al corteo del 24 per farne un polo di agglomerazione di volumi di forza per il rilancio di una politica anticapitalista e di lotta contro padroni e propri governi, siano essi nella variante liberale o in quella riformista.

Ylenia Gironella
Douglas Mortimer

 

 

 

 

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