L’8 marzo, usciamo per le strade per i nostri diritti

Come donne, siamo le più oppresse, le più sfruttate sul luogo di lavoro sia per quanto riguarda il salario sia per le condizioni del lavoro. Dal momento della femminilizzazione del lavoro, la nostra giornata è raddoppiata e persino triplicata in alcuni casi. Il nostro lavoro è pagato poco, e dobbiamo sopportare dei compiti pesanti. Gli uomini ci insegnano, ci inculcano che noi come donne, dobbiamo essere madri, abbiamo l’obbligo di cucinare, di prenderci cura dei bambini, pulire, occuparci della spesa , delle pratiche burocratiche, delle riunioni di famiglia, ecc.. Noi abbiamo anche il compito di prenderci cura dei nostri genitori quando invecchiano.
Grazie ad un lungo lavoro effettuato in alcune case per quanto riguarda la tradizione patriarcale, le cose sono cambiate, gli uomini si occupano delle faccende domestiche e si occupano dei bambini.

Per quanto riguarda il nostro salario, l’ineguaglianza con il salario degli uomini è ancora marcata. In America Latina, nonostante il divario salariale sia in media inferiore rispetto al resto del mondo, gli uomini guadagnano più delle donne indipendentemente dalla loro età, il loro livello di istruzione, in tutti i tipi di lavoro e di imprese.
Le statistiche mostrano che noi come donne, guadagniamo in media il 27,2% in meno rispetto agli uomini, e nel settore informale questa media si alza al 35%.
In più, alcune posizioni ci sono vietate, per il solo fatto di essere donne. E questa differenza salariale aumenta e si aggrava con l’età, soprattutto quando le donne hanno dei bambini.

Secondo i dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), la situazione può essere considerata come “la più grande fuga della storia”: non c’è un paese, né un settore nel quale le donne percepiscano lo stesso salario degli uomini. La condizione della donna, non è per niente rispettata, devono affrontare abusi di lavoro, molestie ed altre umiliazioni.

Nelle fabbriche, la pressione per la produzione che porta ad un aumento del ritmo del lavoro, causa una grande quantità di sofferenza fisica e malattie professionali, senza parlare degli infortuni sul lavoro. La non rotazione dei compiti provoca l’usura dei polsi, delle braccia e ci sono coloro che vengono chiamate “le fallite” che non possono nemmeno portare in braccio i propri figli, solo per l’avidità e la ricerca permanente di guadagni aggiuntivi dei padroni.

Dovrebbe essere menzionato anche il settore dell’insegnamento, che comprende una maggioranza di donne. Un lavoro che consiste nell’aiutare gli studenti, con tutti i loro problemi, e ciò comporta una lunga giornata di lavoro che spesso continua a casa.
Senza parlare della lotta estenuante, ogni anno, nel richiedere una parità, e i costanti attacchi da parte del governo e dei media, che le trattano come se le insegnanti non fossero delle vere lavoratrici.
E per quelli con una memoria corta, gli attacchi contro questo settore non sono nuovi oggi poiché il precedente governo (argentino) aveva dichiarato che le insegnanti: “lavorano 4 ore al giorno ed hanno 3 mesi di vacanze”.

La maternità è un altro aspetto da sottolineare. Infatti, in alcuni luoghi di lavoro, se scoprono che siete incinte prima di 3 mesi (tempo contrattuale obbligatorio), vi cacciano.
Quando una giovane donna arriva ad un colloquio di lavoro, la domanda è inevitabile: “Pensi di avere figli?” E una volta madre, alla donna vengono affidate delle responsabilità più “deboli”, dato che potrebbe essere assente se i suoi figli si ammalano.
Quando torni a lavoro dopo aver avuto dei figli, il datore di lavoro “ti punisce” aumentando il tuo carico del lavoro.
Mi ricordo della storia di una lavoratrice, che essendo incinta, nella fabbrica in cui lavorava, fu mandata a lavare le scale.
Le molestie che dobbiamo subire sono ovunque: sui trasporti pubblici quando con la scusa di cadere ti toccano o coloro che non rispettano il tuo spazio personale, a lavoro dove il capo ti dà degli straordinari o addirittura, si hanno dei ricatti sessuali o semplicemente abbiamo la presenza di molestie sotto forma di piccoli schiaffetti sulla schiena, presa per le spalle..

Noi dobbiamo esigere la costruzione di asili nido in tutti i luoghi di studio e di lavoro. Molte giovani madri, perdono l’opportunità di studiare perché non c’è nessuno che possa occuparsi dei suoi bambini. Poche fabbriche offrono questi vantaggi.

A tutte le donne che lavorano, le pensionate, le casalinghe, le studentesse, le ragazze, le transgender, a tutte coloro che vogliono, voglio invitarvi questo 8 marzo a camminare per le strade, il posto migliore per far sentire le nostre voci.

USCIAMO PER I NOSTRI DIRITTI E PER LA NOSTRA AFFERMAZIONE. L’8 MARZO, SCENDIAMO TUTTE SULLE STRADE, SAREMO MIGLIAIA!

-Traduzione di Annalisa Esposito

Fonti:
http://www.revolutionpermanente.fr/Le-8-mars-sortons-dans-les-rues-pour-nos-droits
http://www.laizquierdadiario.com/El-8-de-marzo-paremos-y-marchemos-por-nuestros-derechos

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