#8Marzo Un oceano di donne per le strade dell’Argentina e del Mondo

L’8 marzo, la giornata internazionale dei diritti delle donne , ha visto il mobilitarsi di centinaia di migliaia di persone in Argentina. In un paese dove l’aborto non è legale, la domanda di aborto è centrale, abbiamo il racconto di Andrea D’Atri, militante femminista dell’organizzazione “Pan Y Rosas” e militante del Partito delle lavoratrici socialiste.

Sotto un sole cocente , le donne si recano al Congresso, con dei brillantini sulle guance, chiedono dove possono procurarsi il foulard verde della Campagna Nazionale per il Diritto all’aborto (l’aborto è ancora vietato in Argentina e il foulard verde è il simbolo della lotta per la sua legalizzazione). A proposito, altri, comprano un hamburger a Plaza de Mayo, nel cuore di Buenos Aires, perché sono solo le due del pomeriggio ed ancora molte cose devono accadere.

E’ un oceano di donne che formano una sorta di “onda” con il loro andare e venire: in gruppi di amiche, la nonna con le nipoti, le colleghe di ufficio che hanno deciso di marciare insieme, e poi c’è chi arriva dalla periferia utilizzando i treni. C’erano donne con i passeggini oppure donne incinte che avevano la pancia scoperta e sulla quale hanno scritto gli slogan in favore all’aborto.

Una marea di donne, di tutte le età, ma sopratutto c’erano le più giovani, le adolescenti, le bambine accompagnate da alcuni uomini che con la loro presenza si mostrano solidali, questa marea umana è costituita da centinaia di migliaia di persone.

VIOLENZA, DIRITTO ALL’ABORTO E DIVARIO SALARIALE

L’Argentina, ha preso il via, quando nel 2015, un milione di persone in tutto il paese hanno gridato all’unisono “NON UNA DI MENO”. Oggi è la seconda Giornata Internazionale per i Diritti delle Donne, in occasione della quale, è stata lanciata una richiesta di sciopero, che si è diffusa in 150 paesi.

Un nuovo movimento femminista sta nascendo in tutto il mondo, le quali gridano chiaro e forte “NOI VOGLIAMO VIVERE”. Ma noi vogliamo anche porre fine al divario salariale, con il fatto di non avere potere sui nostri stessi corpi, così come con i peggiori piani di aggiustamento dei governi che cadono su di noi , aggravando ogni volta le condizioni del lavoro e di vita delle donne e delle minoranze di genere.

Senza dubbio, l’apertura del dibattito al Congresso sul diritto all’aborto, ha contribuito al fatto che questa giornata di mobilitazione sia stata molto più importante di ciò che tutte le organizzatrici avrebbero potuto prevedere.

La persistenza nelle strada di un movimento femminista, che ha alle spalle tre decenni di tradizione, ha permesso di imporre le loro preoccupazioni al governo.
Secondo un sondaggio commissionato dal governo, il 90% della popolazione suburbana sa che il diritto all’aborto è oggetto di dibattito in Parlamento. Con la lettura del documento, è chiaro che la legalizzazione dell’aborto è la rivendicazione più significativa, soprattutto tra i giovani che erano numerosi.

NOI VOGLIAMO IL PANE, MA ANCHE LE ROSE

“Pan y Rosas”, un gruppo di donne guidate dal Partito dei Lavoratori Socialisti nel fronte dei lavoratori di sinistra, riunisce più di diecimila persone in tutto il paese, la maggior parte di loro sono giovani studenti.
A Buenos Aires questa giornata di lotta per i diritti delle donne, ha avuto inizio con una manifestazione di sostegno ai lavoratori licenziati dall’ospedale “Posadas”,che stanno lottando per il loro lavoro. Il tutto è iniziato in Argentina ma ci sono state manifestazioni in tutto il mondo: Uruguai, Brasile, Cile, Bolivia, Perù, Venezuela, Costa Rica, Messico, Stati Uniti, Spagna, Francia, Germania e Italia.

LA STRADA CI APPARTIENE

Sappiamo che questo movimento di donne, ora è sfidato a prendere posizione nelle strade, nei prossimi mesi, contro tutte le manovre del governo, e i blocchi di opposizione di maggioranza per chiedere che il Congresso attui il progetto di legge della Campagna Nazionale per il Diritto all’aborto.

Questa grande forza manifestata nelle strade, è ciò che può aiutare queste lavoratrici, tra di esse, le insegnanti, che oggi si trovano ad affrontare gli aggiustamenti di Macri, possono torcere il braccio al governo.

I treni partono dall’area del congresso verso i quartieri, affollati da donne stanche che firmano il ritorno il periferia.
Ma questo movimento non tornerà mai in casa, esso è partito dalle strade per restarci.

 

Andrea D’Atri

Traduzione di Annalisa Esposito da Révolution Permanente

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