No all’attacco imperialista contro la Siria!

Pubblichiamo il comunicato della Frazione Internazionalista Rivoluzionaria sulla recente aggressione imperialista in Siria da parte di Regno Unito, Francia e USA.


La scorsa notte Trump, May e Macron hanno concretizzato l’intenzione di colpire tramite un raid aereo coordinato installazioni militari e civili siriane utilizzando come pretesto l’utilizzo di presunte armi chimiche contro i civili da parte delle forze armate di Damasco [si veda la nostra analisi precedente, qui: Trump, Macron e May pronti alla guerra (?)].

L’attacco si configura come un tentativo da parte dell’imperialismo USA di continuare a dire la propria nella partita siriana, ormai volta a favore dello Stato russo, dell’Iran e del regime di Assad, a scapito degli alleati tradizionali di Washington nella regione, ovvero Israele e Arabia Saudita. Come accennato, si sono accodati anche Parigi e Londra, senza farsi scrupoli rispetto alle pericolose implicazioni dell’azione nel nome di qualche miliardo di commesse Saudite per le industrie degli armamenti (Macron ha discusso l’intervento con Bin Salman) e la partecipazione alla ricostruzione post-bellica in Siria. Gentiloni, smentisce la partenza di caccia da  Sigonella, ma è evidente che il “nostro” imperialismo rimane a disposizione per ulteriori azioni, avendo già nei giorni passati assicurato l’appoggio logistico e politico a un’eventuale operazione.

In realtà, l’offensiva sembra il frutto di un calcolo volto a limitare il rischio escalation; Damasco non è stata avvertita direttamente, ma appaiono confermate le comunicazioni avvenute tra Washington e Mosca nelle ore precedenti all’attacco. Così – secondo fonti russe – circa 70 missili su 100 sono stati neutralizzati dalla contro-area, ed Assad ha potuto farsi riprendere mentre si recava tranquillamente al lavoro, in barba all’“opposizione siriana” filomperialista, secondo cui era necessario colpire duramente il dittatore così da punirlo per l’utilizzo delle armi chimiche e indebolirlo dopo i recenti successi.

In Siria vi sono diverse vie di smistamento del gas verso l’Europa su cui Francia, Inghilterra e USA per decine di anni hanno fatto affari importanti per l’economia dei propri paesi. Assad ha rifiutato nel 2009 di costruire una nuova via in accordo con i paesi imperialisti che passasse dal Qatar, perchè questa scelta avrebbe provocato la rottura degli accordi tra Siria e Russia, paese che è oggi il più grande fornitore di gas per l’Europa.
Per rilanciare, la Russia ha provato a potenziare la propria offerta provando ad accordarsi con la Turchia di Erdogan per la costruzione di una via definita Turskish Stream.
In più, Assad ha avviato con l’Iran un accordo per la costruzione di una nuova via che passasse dal Libano e su cui è già pronto un accordo con Hezbollah. L’Arabia Saudita poi ha proposto ad Assad di costruire anch’esso una via in cambio di 150 miliardi di dollari (3 volte il bilancio statale della Siria).

Non è chiaro dunque se gli eventi di questi giorni segnalino un’imminente resa dei conti regionale e il punto di svolta della partita – con implicazioni globali – tra Russia e Usa (ove il convitato di pietra è la Cina). Tuttavia, per valutarne la portata è necessario tenere in considerazione l’intero scenario medio-orientale in subbuglio. L’aumento delle tensioni in Palestina, ad esempio, preoccupa Israele rispetto alle possibili ingerenze iraniane (tramite Hezbollah), mentre l’Arabia Saudita oltre ad aver perso in Siria, sta subendo una débâcle in Yemen contro i ribelli finanziati da Teheran. D’altro canto, sia la Russia che l’Iran nonostante i successi militari sono attanagliati dalla crisi economica e – in particolare il secondo: politica – così, hanno tutto l’interesse a premere per mantenere i vantaggi geopolitici conquistati sul campo. Se dunque il messaggio di Washington a Tel Aviv e Riyad è “non vi abbandoneremo”, è evidente che i missili lanciati stanotte rappresentino un tassello importante nel contesto di una crescente polarizzazione conflittuale della situazione. Uno sviluppo del genere, peraltro, fa gola al dittatore Erdogan che, come nota il quotidiano israeliano Haaretz, avrà in questo modo più margini di manovra per bilanciare tra i vari attori regionali e sbarazzarsi della resistenza del Rojava (in barba alle illusioni della direzione piccolo borghese dell’YPG di poter giocare tra i vari imperialismi per farsi spazio).

È necessario costruire un’ampia mobilitazione con uno sciopero generale per assestare un duro colpo all’imperialismo italiano.
L’unico modo reale possibile per supportare il proletariato siriano contro nemici che colpiscono da tutti i fronti è lottare contro l’imperialismo di “casa nostra”. 

 

Fine immediata dei bombardamenti imperialisti contro la Siria!

Ritiro di tutte le navi da guerra nel Mediterraneo!

Chiusura di tutte le basi NATO presenti in Italia!

Basta sangue versato per i profitti!

 

 

Frazione Internazionalista Rivoluzionaria

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