Un momento di speranza: il Congresso dei popoli orientali di Baku nel 1920

Ian Birchall ritorna su un momento fondatore ma spesso dimenticato dalla storia del movimento comunista nel 20° secolo: Il Congresso delle popolazioni orientali tenutosi nel 1920 a Baku, nel quadro della neonata internazionale comunista. Mostrandoci come è stata elaborata una politica internazionalista e anti-imperialista, ispirata all’azione dei bolscevichi in Russia, ma ugualmente dalle lotte di liberazione nazionale condotte dai popoli dei paesi colonizzati.


Settembre 1920. Per il rivoluzionario Stato russo è un momento di grande speranza ma anche di grande pericolo. Nel 1917, i lavoratori russi avevano preso il potere. Da quel momento, hanno subito una cosiddetta “guerra civile” (in realtà, l’invasione di una dozzina di eserciti stranieri, compresi quello britannico e quello francese) atrocemente crudele. Nel 1919 delle rivoluzioni in Ungheria e Baviera furono rapidamente schiacciate.

I dirigenti bolscevichi sanno bene che bisogna estendere la rivoluzione. Se la rivoluzione restasse isolata, non potrebbe sopravvivere. Nessun ancora parla di socialismo in un solo paese. Il nuovo Stato sovietico ha dunque bisogno di alleati, nei suoi interessi e negli interessi dei lavoratori di tutto il mondo. O il socialismo estendeva la sua vittoria, o lo sfruttamento continuava e nuove guerre dovevano essere preparate.

Era in questa prospettiva che l’Internazionale Comunista è stata creata nel 1919, per incoraggiare la rivoluzione mondiale. Il secondo congresso dell’internazionale , tenutosi a Mosca nel luglio e agosto 1920, aveva raggruppato un gran numero di socialisti e sindacalisti che avrebbero poi formato i nuovi partiti comunisti capaci di rovesciare il capitalismo mondiale una volta per tutte. Ma la maggior parte dei delegati arrivano dall’Europa. Dunque, era necessario anche cercare alleati altrove, in quello che Zinoviev, il presidente dell’Internazionale Comunista, chiamava “la seconda metà del congresso dell’internazionale”. Ecco cosa costituiva il Congresso di Baku.

La guerra del 1914-1918 è stata una guerra imperialista. Malgrado la loro retorica, gli imperi britannici e francesi non avevano alcuna intenzione di “liberare” i popoli delle colonie. Il trattato di Versailles ha concesso “il diritto dei popoli all’autodeterminazione” ai paesi europei, ma non ai paesi dell’Africa e dell’Asia. La visione dei bolscevichi porta con sé un mondo dove il colonialismo e il razzismo sarebbero stati aboliti e dimenticati per sempre. Secondo il bolscevica Radek, era necessario applicarsi “al lavoro di ricostruzione di una nuova umanità libera dove non ci saranno più persone di colore, dove non ci saranno più le differenze tra diritti e doveri, dove tutti godranno degli stessi diritti e hanno gli stessi doveri”. Il manifesto adottato dal secondo congresso dell’internazionale aveva dunque sottolineato l’importanza per i comunisti nei paesi imperialisti della lotta contro il loro stesso imperialismo: il socialista che, direttamente o indirettamente, difende la situazione privilegiata di alcune nazioni a discapito di altre, chi accetta la schiavitù coloniale, chi ammette i diritti tra uomini di razza e colori diversi , chi aiuta la borghesia della metropoli a mantenere il suo dominio sulle colonie invece di favorire l’insurrezione armata di queste colonie, il socialista inglese che non sostiene con tutte le sue forze l’insurrezione dell’Irlanda, dell’Egitto e dell’India contro la plutocrazia londinese, questo “socialista”, lungi dall’essere in grado di rivendicare il mandato e la fiducia del proletariato, se non i proiettili, merita almeno il marchio dell’obbrobrio.

E’ in questo contesto che il Comitato Esecutivo dell’Internazionale ha invitato a riunirsi a Baku alcuni rappresentanti dei popoli oppressi. Il luogo è stato ben scelto. Baku si trova in Azerbaigian, uno dei paesi del vecchio impero zarista divenuto indipendente nel 1918, e che si trovava “all’incrocio tra la Russia e l’Oriente”. D’altra parte, si trattava di un centro petrolifero, e i bolscevichi avevano consapevolezza dell’importanza del petrolio nel 20esimo secolo. Quando il rivoluzionario americano John Reed arriva dai delegati, gli chiede: “ Voi non sapete come si pronuncia Baku in americano? Si pronuncia “oil” (petrolio).

Il viaggio non era privo di pericoli. Il governo britannico ha fatto di tutto per impedire ai delegati di arrivare a Baku. Ad esempio, un battello a vapore che trasportava dei delegati iraniani fu attaccato da un aereo britannico; due delegati sono morti e l’attacco ha causato numerosi feriti. Anche le navi da guerra britanniche hanno cercato di impedire ai delegati turchi di attraversare il Mar Nero. Due iraniani sono stati uccisi al confine dell’Azerbaigian dalla polizia iraniana. I delegati che venivano da Mosca, dovevano attraversare le aree devastate dalla guerra civile. Il delegato francese Alfred Rosmer, in merito alla questione, ha scritto:
“Il viaggio ci permette di cogliere sul posto l’immensità delle rovine causate dalla guerra civile; la maggior parte delle stazioni sono state distrutte; i binari erano sommersi da carcasse di auto bruciate a metà; quando i bianchi sono stati battuti, nel fare ciò hanno causato una distruzione immensa. Una delle più importanti stazione ferroviarie dell’Ucraina, Lozovaya, è stata recentemente attaccata da una banda ; avevamo davanti ai nostri occhi il danno causato da tali attacchi, che ancora oggi sono frequenti in queste regioni”.

Anche così, i delegati arrivarono numerosi. E’ difficile stabilire le cifre precise, ma secondo la registrazione stenografica del congresso, c’erano 1891 delegati, dei quali 1273 comunisti. Di fatto, i delegati non comunisti furono accolti positivamente, secondo Zinoviev, il presidente dell’internazionale Comunista: “Noi non vi abbiamo chiesto a quale partito appartenete? Vi poniamo solo le seguenti domande: Sei un lavoratore? Fai parte della massa laboriosa? Vuoi porre fine alla guerra civile e vuoi organizzare la lotta contro gli oppressori? E’ abbastanza. Non abbiamo bisogno di nient’altro e non chiediamo alcun passaporto politico.

Molti delegati arrivano dai paesi dal vecchio impero zarista e dal Medio Oriente. Si contano 100 Georgiani, 157 Armeni, 235 Turchi, 192 Persiani e 82 Ceceni ma anche 14 Indù e 8 Cinesi. Le traduzioni hanno richiesto molto tempo, c’era delle lingue asiatiche che erano state soppresse durante l’era zarista. Alfred Rosmer ha scritto ancora: “ La sala era estremamente pittoresca, tutti i costumi dell’Oriente riunti rappresentavano un quadro di un colore sorprendente e ricco”.

Nel suo discordo di introduzione, Zinoviev, spiega chiaramente perché i rivoluzionari russi riconoscono che la loro lotta non è una piccola parte di una lotta generale contro l’imperialismo mondiale e che la rivoluzione russa non potrebbe trionfare senza far parte di un movimento più grande:
“Noi diciamo che nel mondo non ci sono più solo uomini bianchi. Oltre gli Europei, centinaia di migliaia di uomini di altre razze popolano l’Asia e l’Africa. Vogliamo porre fine al dominio del capitale in tutto il mondo. Siamo convinti che non potremmo abolire definitivamente lo sfruttamento dell’uomo da parte di altri uomini, che se accendessimo il fuoco rivoluzionario, non solo in Europa e in America, ma in tutto il mondo, saremo seguiti da questa porzione di uomini che popolano l’Asia e l’Africa. L’Internazionale Comunista vuole che gli uomini che parlano lingue diverse si riuniscano sotto le loro bandiere. L’Internazionale Comunista è convinta che non sarà seguita solo dai proletari europei, e che formando un’immensa riserva di fanteria, le grandi masse contadine dell’Asia, il vicino e lontano Oriente, si muoveranno a loro volta”.

E ha previsto che la rivoluzione russa non sarebbe che un piccolo episodio di un movimento molto più ampio: “Quando l’Oriente si muoverà davvero, con la Russia e tutta l’Europa, manterrà solo un piccolo angolo di questo vasto dipinto”.

Per i lavoratori dell’Occidente, non si tratterebbe semplicemente di un impegno morale. Zinoviev ha ricordato loro che avevano un interesse materiale e molto pressante nel sostenere le lotte dei popoli colonizzati: Allo stato attuale, la borghesia italiana, cerca di intimidire i suoi lavoratori, annuncia che invierà, se necessario, contro di loro, le sue truppe coloniali.

Certamente, l’unità tra i lavoratori europei e le colonie oppresse non è facile. Molti lavoratori avevano acquisito atteggiamenti imperialisti, mentre i colonizzati potevano sospettare che gli operai dei paesi imperialisti ricevessero almeno “delle briciole” dai loro stessi imperialisti.

Ma il delegato britannico, Tom Quelch, ricorda che c’è un obiettivo fondamentale per l’unità. Comincia il suo discorso con una citazione di Karl Marx:” La classe lavoratrice britannica non sarà mai realmente libera fin quando le popolazioni delle colonie britanniche non saranno libere”. Egli insiste sul fatto che :”I nemici della classe lavoratrice britannica (i capitalisti inglese) sono anche i nemici dei popoli dell’Oriente oppresso”.

Nel suo discorso di chiusura, Zinoviev, propone di rivedere il Manifesto Comunista di Karl Marx. La formula di Marx era:” Proletari di tutti i paesi, unitevi”, ma ormai, secondo Zinoviev, era necessario dire:”Proletari di tutti i paesi, oppressi del mondo intero, unitevi!”.

Il Congresso suscita un grande entusiasmo. Per Zinoviev (un oratore formidabile ma che a volta prendeva i suoi desideri per realtà), era necessario suscitare una vera guerra santa (jihad) contro i capitalisti inglesi e francesi”.

Forse una prospettiva più realista e onesta è stata presentata da Karl Radek: “Quanto a noi, non andiamo verso questi popoli non per utilizzare la loro forza nella loro battaglia contro il capitalismo, ma per aiutarli a liberarsi dal gioco del capitale, dalle istituzioni medievali, dal feudalesimo e dall’ignoranza, per aiutarli a vivere una vita realmente “umana”. Andiamo da loro sapendo che la giovane società comunista che nasce tra immensi dolori non può ancora portare loro le ricchezze dell’Occidente (perché queste ricchezze dobbiamo crearle) ma liberarli, per aiutarli a costruire la loro nuova vita nel modo in cui sembrerebbe corrispondere agli interessi delle masse lavoratrici.

Il Congresso non è che un inizio. A dire la verità, si trattava più di una manifestazione che di un congresso. Il tempo era limitato, e fu nuovamente “mordicchiato” dalla necessità di traduzioni. E’ difficile sapere esattamente come i delegati sono stati eletti. La maggior parte di essi non avevano la possibilità di esprimersi ed era difficilmente possibile prendere decisioni veramente democratiche. Tuttavia, sono state sollevate diverse questioni di grande importanza.

Alfred Rosmer colse l’occasione per esporre l’ipocrisia dell’imperialismo francese.Nel momento in cui scoppiò la seconda guerra mondiale, i dirigenti di Francia ed Inghilterra, e i loro lacchè della stampa, assicurarono che questa conflagrazione universale avrebbe portato la libertà ai popoli che erano stati oppressi dalla barbara Germania. Si trattava di liberare dei popoli oppressi .. perché queste grandi potenze non hanno iniziato dando libertà a questi popoli?

Perché l’Inghilterra non ha concesso la libertà all’Irlanda? Perché tiene sotto il suo gioco i 300 milioni di uomini che vivono in India? Perché la Francia, che pretende lottare contro la barbara Germania , opprime il Marocco, la Tunisia, l’Algeria, e sta ancora perseguendo la guerra in Cilicia e in Siria per aumentare il suo impero con un lembo dell’Asia?

Al contrario, la Francia e l’Inghilterra stanno cercando di riprendersi da questi popoli anche le magre riforme che avevano loro concesso prima della guerra. Quando fu necessario combattere contro i tedeschi e mobilitare centinaia di migliaia di algerini, tunisini e marocchini per il loro scopo, fu loro promesso ogni tipo di libertà, ma oggi, quando i rappresentanti della Tunisia, citando i 45.000 tunisini che morirono sul campo di battaglia, ricordano timidamente le promesse fatte dal governo francese, quest’ultimo, per tutta risposta, ferma e arresta i “leader” e sopprime i giornali indigeni che si sono permessi di pubblicare le loro dichiarazioni.

Ma se il congresso sostiene le lotte contro l’imperialismo, gli organizzatori insistono sul fatto che non era necessario sostituire gli imperialisti con degli sfruttatori indigeni. Secondo Zinoviev:”.. cosa importa ai contadini georgiani delle belle canzoni sull’indipendenza nazionale, se le terre restano tra le mani dei vecchi proprietari, se il vecchio gioco persiste come nel passato, se il primo soldato inglese arrivato , può mettere il tacco del suo stivale sul petto del lavoratore e contadino georgiano. La grande importanza della rivoluzione che inizia in Oriente non consiste nel guidare dal tavolo dove gli imperialisti inglesi hanno festeggiato per sostituirli con i ricchi musulmani .. Noi vogliamo che il mondo sia governato dalle mani incallite dei lavoratori”.

Naturalmente, troviamo dei delegati di religioni diverse, ma in particolare, un gran numero di musulmani. Per i bolscevichi, si tratta di sviluppare il radicalismo inerente alla tradizione musulmana. Secondo il delegato russo Skatchko: “Anche secondo il Corano, la terra non può appartenere che a colui che la lavora e i religiosi che se ne sono impossessati, come i mullah in Persia , sono stati i primi a infrangere la legge fondamentale della religione musulmana; non sono i difensori di questa religione ma i suoi violatori. Ci sono dei parassiti e degli oppressori come lo sono i proprietari terrieri feudali. Inoltre, nascondono, sotto il turbante bianco e sotto il Corano, la loro vita oziosa di sfruttatori. Compagni, è necessario strappare questa venerabile maschera, espropriarli e distribuire le loro terre alla classe lavoratrice dei contadini.

Ma la pratica non sempre segue la teoria. Delle voci critiche si fanno sentire. Uno dei presidenti del congresso, Narboutabekov, si esprime in termini molto vigorosi per protestare contro le azioni dei burocrati bolscevichi in Turkestan: “Compagni, vi dirò che le masse lavoratrici del Turkestan devono combattere su due fronti; contro i mullah reazionari, e contro le tendenze nazionaliste degli Europei. Né il compagno Zinevov, né il compagno Lenin, né il compagno Trotsky , non conoscevano la vera situazione del Turkestan; non sanno cosa è successo in questi ultimi tre anni. Ma ora i musulmani vengono da noi e ci dicono che le nostre convinzioni sono calpestate, che è proibito pregare, che ci è impedito di seppellire i nostri morti secondo i riti della nostra religione. Cosa dire? Questo si chiama seminare la controrivoluzione nelle masse lavoratrici.

In effetti, si è scoperto che, malgrado le buone intenzioni dei bolscevichi , ciò che Lenin chiamava “il grande sciovinismo russo” non era per niente morto.

Tra i 1891 delegati, si contano 55 donne. Senza dubbio tra i delegati c’erano degli atteggiamenti patriarcali e quando tre donne furono proposte per l’elezione all’ufficio del Congresso, questa proposta ha incontrato una forte opposizione. Ma quando fu annunciata l’elezione delle tre donne, arrivarono gli applausi e le ovazioni.

Una donna turca (Naciye Hanim), presenta il punto di vista delle donne. Se si è presa gioco delle femministe che si preoccupavano del velo, ha anche posto una sfida agli uomini d’Oriente e propone delle richieste molto concrete: Il movimento che inizia con le donne dell’Oriente, non deve essere considerato dal punto di vista di queste femministe leggere, per le quali il ruolo della donna nella vita pubblica è quello di una pianta delicata o di un giocattolo elegante; questo movimento deve essere considerato come una conseguenza importante e necessaria del movimento rivoluzionario generale che sta attraversando il mondo intero. Le donne dell’Oriente non lottano soltanto per il diritto di uscire senza velo, come spesso si crede. Per la donna dell’Oriente, con il suo alto ideale morale, la questione del velo è sullo sfondo. Se le donne, che rappresentano la metà dell’umanità, restano le avversarie degli uomini, se non concediamo loro uguali diritti, il progresso della società umana è ovviamente impossibile ; lo stato arretrato della società orientale è una prova inconfutabile di ciò.

Compagni, rassicuratevi, tutti gli sforzi e tutte le pene che avete subito per realizzare le nuove forme della vita sociale, tutte le vostre aspirazioni, sincere come sono, rimarranno sterili, se non fate appello alla donne che sarà la vostra compagna, il vostro vero aiuto nel vostro lavoro.

Ma noi sappiamo anche che in Persia, Bukhara, Turkestan, India e altri paesi musulmani, la situazione delle nostre sorelle è anche peggio della nostra. Ma l’ingiustizia della quale noi e le nostre sorelle siamo vittime non resta impunita; testimone, lo stato arretrato e decadente di tutti i paesi dell’Oriente. Sappiate, compagni, che il male fatto alla donna non è mai stato e mai sarà impunito.

La lotta delle donne comuniste dell’Oriente sarà ancora più dura, perché dovranno combattere in più, il dispotismo dell’uomo. Se voi altri, uomini dell’Oriente rimanete, come nel passato, indifferenti al destino della donna, siate certi, voi e noi periremo o ci impegneremo con gli altri oppressi, una lotta fino alla morte, per la conquista dei nostri diritti. Ecco, in breve, le principali richieste delle donne:

Se volte la vostra liberazione, prestate cura alle nostre richieste e prestateci aiuto efficace:
-Completa uguaglianza dei diritti;
-Diritto per la donna di ricevere allo stesso modo degli uomini , l’istruzione generale o professionale in tutti gli stabilimenti interessati ad essa;
-Uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne nel matrimonio.
Abolizione della poligamia;
-Ammissione senza riserva della donna a tutti gli impieghi amministrativi e a tutte le funzioni legislative;
-Organizzazione in tutte le città e villaggi di commissioni per la protezione dei diritti delle donne.

Altre questioni non potrebbero essere affrontate a causa della mancanza di tempo. Ad esempio, tre documenti sulla Palestina e sul sionismo sono stati presentati al congresso, ma non è stato possibile discuterne. Una dichiarazione dell’ufficio centrale delle selezioni ebraiche del partito comunista russo ha trattato i sionisti come servi dell’imperialismo britannico e ha condannato l’impianto artificiale di una minoranza ebraica privilegiata nella popolazione della Palestina.

I risultati immediati del congresso, erano piuttosto scarsi. Era necessario creare un Consiglio di propaganda e di azioni con 35 comunisti e 13 senza partito. Ma il capitalismo mondiale stava già iniziando a stabilizzarsi. Alfred Rosmer osserva:”Nei mesi seguenti non ci furono tumulti abbastanza importanti da disturbare e occupare seriamente le potenze imperialiste”. Il Consiglio di propaganda e d’azione ebbe un’esistenza effimera(durò solo fino all’inizio del 1922). Quest’ultimo ha avuto un ruolo nella fondazione, nel 1921, dell’Università popolare d’Oriente che comprende 700 studenti provenienti da 57 nazionalità così come le filiali a Baku e Irkutsk.

Ma per citare ancora Alfred Rosmer, a lungo termine il congresso ha avuto una vera influenza sull’evoluzione politica in Asia:

Lo schock era profondo, ma i suoi effetti si avvertirono più tardi, ci volle tempo perché i dibattiti e le rivoluzioni portassero i loro frutti, per riunire abbastanza forze consapevoli della lotta contro i “maestri” fino ad allora potenti.

I partiti comunisti furono fondati in Turchia, Iran, Cina e altrove.

Ma se le idee di Baku vissero allora, e vivono ancora, un destino più tragico attende molti dei partecipanti. Diversi, tra cui Zinoviev, Radek e Narboutabekov, morirono sotto il terrore stalinista degli anni ’30. Alfred Rosmer fu espulso dal partito comunista francese nel 1924. Con l’avvento di Stalin, l’Internazionale Comunista ha iniziato ad adottare una politica molto diversa nei confronti dei paesi dominati dall’imperialismo.

Articolo di Ian Birchall
Traduzione a cura di Annalisa Esposito 
Fonte: RevolutionPermanente.fr

 

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