Cosa c’insegnano le Tesi di Aprile di Lenin

Il 25 febbraio del 1917 il movimento operaio russo è in fermento. I lavoratori scendono in mobilitazione per le strade, si scontrano con la polizia e i cosacchi durante lo sciopero generale.
Il regime è debole e la monarchia è oramai destituita sotto i colpi delle lotte rivoluzionarie del periodo. Il 15 di marzo lo zar Nicola II abdica in favore di suo fratello Michele II, che però rifiuta l’incarico. La Duma forma un governo provvisorio diretto dal proprietario terriero L’vov, il quale proclama le libertà democratiche e promette un’assemblea costituente che soddisfi le richieste sociali di operai e contadini.

Ma le promesse di cambiamento si rivelano agli occhi delle masse ben presto per quello che sono: falsità diffuse al fine di evitare una sollevazione popolare che mettesse in discussione la proprietà privata.

La guerra getta la Russia in una profonda crisi economica. La classe operaia nelle grandi città ha poco cibo con cui sfamarsi. La richiesta di riforma agraria col passaggio delle terre dai latifondisti ai contadini resta lettera morta.
Le contraddizioni che affronterà il debole governo provvisorio faranno in Russia da apripista per quella che sarà ricordata come la prima vittoriosa rivoluzione proletaria su scala nazionale.

Lenin in Svizzera

Lenin non è in Russia in questo momento, ma ciò non gli impedisce di analizzare in maniera lucida le accelerazioni dello scontro di classe a cui si stava assistendo. In una lettera descrive i fattori che hanno fatto da detonatore per la caduta della dinastia dei Romanov, analizzando come la battaglia del 1905 avesse “rimosso profondamente il terreno, cancellato pregiudizi secolari, riportato alla vita e alla lotta politica milioni di operai e decine di milioni di contadini, rivelando agli uni e agli altri – e al mondo intero – il vero carattere di tutte le classi (e dei principali partiti) della società russa e dei propri veri interessi, la propria forza, i propri metodi di azione e i propri obiettivi immediati e finali”. [1]

La guerra accelerò incredibilmente questo processo e la polarizzazione dello scontro tra proletariato e borghesia.
Dopo tre anni di guerra circa 15 milioni di persone (operai e contadini) erano state spostate dai luoghi di produzione alle trincee del fronte. Circa un 1,5 milioni erano morti e 2 milioni erano feriti o mutilati. 3 milioni invece erano diventati prigionieri di guerra. Una carneficina umana che cancellò l’egemonia secolare che la monarchia aveva avuto sulle arretrate masse russe.

Così, Lenin osserva che la borghesia non fosse capace di rimandare per molto tempo ancora l’inizio di una crisi rivoluzionaria generata dalla guerra, affermando che il Governo Provvisorio “Non può dare il pane perchè è un governo borghese. Nel migliore dei casi può dare al popolo, come ha fatto la Germania ‘una fame genialmente organizzata’. Però il popolo non accetterà la fame. Esso scoprirà – e probabilmente molto presto – che il pane c’è ed è possibile ottenerlo, però soltanto con metodi che non rispettano la santità del Capitale e della proprietà terriera. Non può dare libertà, perchè è un governo dei latifondisti e dei capitalisti, che teme il popolo e che ha cominciato a scendere a patti con la dinastia dei Romanov”.

Il ritorno di Lenin a Pietrogrado e la stesura delle Tesi d’Aprile

Dopo 17 anni di esilio Lenin torna in Russia. Ha 47 anni e il partito di cui è uno dei dirigenti conta 27 mila militanti.
Il 3 di aprile arriva a Pietrogrado dalla Finlandia dopo esser passato in treno per la Germania con un visto ricevuto dal Governo tedesco ottenuto grazie a una trattativa. La Germania è in guerra contro la Russia. La cosa viene utilizzata dalla stampa socialista rivoluzionaria e menscevica per accusarlo di essere una “spia tedesca” (stesse calunnie che curiosamente anni dopo lo stalinismo formulò contro Trotskij).

Appena giunto alla casa Kshesinskaja – palazzo sede del Comitato centrale bolscevico – Lenin pronuncia un discorso dinanzi ai rivoluzionari corsi ad accoglierlo:“Cari compagni, soldati, marinai e operai: sono felice di portarvi i saluti della trionfante rivoluzione russa e darvi il benvenuto nell’avanguardia dell’esercito proletario internazionale. Non è lontano il giorno in cui, rispondendo alla chiamata del nostro compagno Karl Liebknecht, i popoli prenderanno le armi contro gli sfruttatori capitalisti. La rivoluzione russa, fatta da voi, ha inaugurato una nuova Era! Viva la rivoluzione socialista mondiale!”.

Con queste parole Lenin lascia già intendere quale sia l’obiettivo strategico che intende dare ai bolscevichi: il proletariato deve rompere con la borghesia e il suo governo, e deve conquistare il potere.

Le cosiddette Tesi di Aprile con cui Lenin chiede un congresso straordinario del partito bolscevico saranno il frutto di una sua maturazione politica circa gli avvenimenti russi. La propaganda stalinista negli anni successivi alla morte del rivoluzionario russo ha voluto rappresentare il partito bolscevico come “blocco monolitico” guidato dal “capo indiscusso”. In realtà, Lenin in questo periodo è in minoranza. Per 90 giorni conduce una strenua battaglia dentro il partito contro le posizioni di Kamenev e Stalin, che volevano invece continuare ad appoggiare il Governo Provvisorio.

Lenin è un rivoluzionario temprato da anni di battaglie contro le vecchie dirigenze della socialdemocrazia. Ha vissuto la fame, l’esilio e il carcere. È un instancabile organizzatore: mobilita operai, muove militanti. Dal suo ufficio lavora alla Pravda, diffonde parole d’ordine propagandiste, risponde alle accuse degli avversari politici e lavora alla conquista della gioventù del partito – principalmente quella dell’Organizzazione Militare Bolscevica – alle sue tesi, scritte in treno durante il suo viaggio per tornare in Russia durato 7 giorni e 7 notti. Scrive le sue proposte su 41 giornali e diverse riviste. [2]

Nelle Tesi d’Aprile, Lenin descrive quale posizione debbano adottare i comunisti dinanzi alla guerra imperialista: a) nessuna concessione al “difensivismo rivoluzionario” è possibile: b) la difesa della patria borghese non appartiene agli interessi del proletariato; c) la caduta della dinastia dei Romanov è il male minore della Guerra.

La sua posizione, inizialmente semitappista, evolve verso la lotta aperta contro il governo provvisorio e spiega questo passaggio analizzando la peculiarità del momento:“Il momento in Russia è il passaggio dalla prima tappa della rivoluzione – che ha dato il potere alla borghesia per mancanza di un grado necessario di coscienza e di organizzazione da parte del proletariato – alla seconda tappa – che deve porre il potere nelle mani del proletariato e dei settori poveri dei contadini”.

Il Governo Provvisorio aveva dimostrato che nessuna delle rivendicazioni programmatiche degli operai e dei contadini potessero essere soddisfatte sotto un potere capitalistico: nè la ripartizione della terra ai contadini poveri nè la riduzione della giornata lavorativa a 8 ore; neppure l’avvio di una nuova assemblea costituente. Per questi motivi, tale programma democratico poteva essere applicato soltanto dalla “seconda rivoluzione”, cioè quella proletaria.

In questa battaglia intransigente – dove Lenin è disposto anche a rompere coi bolscevichi in caso di sua sconfitta – si evidenzia come il rivoluzionario russo passi dall’antecedente posizione della “dittatura democratica degli operai e dei contadini” – formulata prima del 1915 – a quella de “tutto il potere ai Soviet” attraverso metodi e prospettive del proletariato. Per Lenin rompere col Governo Provvisorio è un passaggio strategico cruciale per le sorti della rivoluzione russa. I fatti gli hanno poi dato ragione e tale passaggio diviene decisivo per l’avvicinamento di Lenin a Trotskij e quest’ultimo definitivamente al bolscevismo.

Assumendo il metodo di legare le rivendicazioni democratico-radicali a quelle dell’alternativa del “potere ai soviet”, Lenin convince il resto del Partito – che in quel momento era per il sostegno al Governo Provvisorio – che una Repubblica borghese è un involucro assolutamente retrogrado rispetto alle rivendicazioni del movimento operaio e delle masse povere, soprattutto in relazione al straordinario dinamismo sociale e politico dell’epoca.

Propone di sopprimere l’esercito permanente e l’apparato burocratico – considerati un corpo parassitario sulle spalle dello Stato – e di sostituirli con milizie operaie in armi. Propone che i funzionari guadagnino l’equivalente del salario di un operaio medio specializzato e che il loro incarico sia rimovibile in qualunque momento. Inoltre, rivendica la confisca dei latifondisti e il passaggio della terra nelle mani dei contadini poveri. In questo modo salda l’alleanza necessaria tra movimento operaio e quest’ultimi, convincendoli che solo una rivoluzione proletaria avrebbe potuto soddisfare i loro bisogni. Inoltre rivendica la nazionalizzazione di tutti gli istituti finanziari con il controllo degli operai e dei soviet sul credito. [3]

Il metodo ancora oggi attuale delle Tesi d’Aprile

Lungi dal volerne fare un feticcio, le Tesi d’Aprile rappresentano uno straordinario esempio di pedagogia rivoluzionaria applicata alla battaglia politica. Non semplicemente un programma di massima, bensì un modo d’intervenire nelle contraddizioni della fase sviluppando la coscienza del proletariato in relazione alla sua esperienza concreta di lotta. Non solo! Le Tesi d’Aprile hanno in sè l’elemento dell’alleanza tra il proletariato con le altre classi oppresse dal sistema capitalistico. Un aspetto fondamentale che permise ai bolscevichi di conquistare alla coda del movimento operaio gli altri strati della società, ponendosi come soggetto egemone della transizione a un nuovo modello di società, sottraendo ai socialisti rivoluzionari e ai menscevichi la presa che avevano sul restante del movimento operaio e delle altre classi. Senza questa alleanza il proletariato non sarebbe riuscito a vincere contro i latifondisti e la borghesia, perchè non sarebbe riuscito a conquistare le simpatie per la sua causa da parte del resto della società russa.

Tale metodo rimane ancora oggi valido. Socialdemocrazia e stalinismo hanno provato a rimuoverlo ponendo la classe operaia alla coda della borghesia progressista con la politica dei Fronti Popolari. Una strategia catastrofica che ha portato alla dispersione di un patrimonio di forza accumulata in cento anni di lotte furibonde tra proletariato e borghesia e in cui si erano forgiate le migliori avanguardie politiche rivoluzionarie del ‘900.

Riscoprire oggi il metodo del bolscevismo non è un affare per accademici; un vezzo di cui farsi vanto per mostrare quanto si conosce della Storia della Rivoluzione russa. Non è neppure un modo per alienarsi dall’attuale condizione di sfiducia, demoralizzazione e passivizzazione dell’avanguardia dinanzi all’arretramento del movimento operaio nei paesi imperialisti. Al contrario, è un modo per analizzare la migliore esperienza storica dell’epoca moderna per trarne delle lezioni per le battaglie a venire, di modo che sia ancora possibile una “rivoluzione come una frenetica mutazione della Storia dove conscio e inconscio si uniscono a mutare la realtà” (Trotskij).

Marcoflavio Cappuccio

NOTE

[1] Lenin, Lettere da Lontano, la prima fase della prima rivoluzione
[2] Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale viene pubblicato il 7 aprile 1917 sulla Pravda; Lenin presentò le tesi il 4 (17) aprile in due riunioni: in un’assemblea di bolscevichi e in un’assemblea comune di bolscevichi e menscevichi delegati alla Conferenza dei Soviet dei deputati operai e soldati di tutta la Russia al Palazzo di Tauride.
[3] Lenin, Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale

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