Le basi sociali della questione femminile (Parte III)

Pubblichiamo alcuni estratti del testo apparso nel 1909 ed intitolato “Le basi sociali della questione femminile”, scritto da Alexandra Kollontaj, grande militante marxista rivoluzionaria e dell’emancipazione femminile. Questa terza parte affronta la questione della lotta per i diritti politici.

Potete leggere sempre sulla Voce la prima e la seconda parte di questa selezione.


La lotta per i diritti politici

Le femministe rispondono alle nostre critiche dicendo che, anche se le argomentazioni alla base della nostra difesa dei diritti politici delle donne possono sembrare sbagliate, non ne risulta diminuita l’importanza di questa rivendicazione, tanto urgente per le femministe quanto per le donne della classe operaia. Le donne di entrambi i campi sociali, per il bene delle loro aspirazioni politiche comuni, non possono forse superare le barriere dell’antagonismo di classe che le divide? Sono capaci di intraprendere una lotta comune contro le forze nemiche che li attaccano? La divisione tra borghesia e proletariato è inevitabile per tutte le altre rivendicazioni, ma su questa particolare questione, le donne delle diverse fasce sociali non hanno differenze. Questo è ciò che le femministe immaginano. Le femministe tornano su questi argomenti con amarezza e perplessità, riconoscendo preconcetti di lealtà partigiana nel rifiuto dei rappresentanti della classe operaia di unirsi a loro nella lotta per i diritti politici delle donne. È davvero così?

Esiste una completa identità di aspirazioni politiche o questo antagonismo impedisce la creazione di un esercito di donne al di sopra delle classi, senza divisioni? Dobbiamo rispondere a questa domanda prima di delineare le tattiche che le lavoratrici dovranno impiegare per ottenere i diritti politici per il loro sesso.

Le femministe sostengono di essere dalla parte delle riforme sociali, alcune addirittura per il socialismo – in un lontano futuro, naturalmente – ma non vogliono combattere tra le fila della classe operaia per la realizzazione di questi obiettivi. Con ingenua sincerità le migliori tra di loro credono che, una volta che le donne avranno raggiunto l’ obiettivo di sedere sui seggi parlamentari, saranno in grado di guarire le piaghe sociali che si sono sviluppate, a loro giudizio, solo perché gli uomini, con i loro naturale egoismo, erano i padroni della situazione. Per quanto le intenzioni di questi gruppi di femministe nei confronti del proletariato siano buone, non appena si pone la questione della lotta di classe, esse abbandonano il campo spaventate. Pensano di non dover interferire con cause a loro estranee e preferiscono ritirarsi nel liberalismo borghese con cui hanno familiarità.

Le femministe borghesi possono tentare di reprimere l’ autentico disegno dei loro desideri politici,  e possono ben garantire alle loro sorelle che l’impegno in politica può portare immensi benefici alle donne della classe lavoratrice. Lo spirito borghese che penetra l’intero movimento femminista conferisce un colore di classe anche alla rivendicazione dell’uguaglianza dei diritti politici con gli uomini. Gli obiettivi differenti e le diverse concezioni di come i diritti politici sarebbero utilizzati però, creano però un divario invalicabile tra donne borghesi e proletarie. Ciò non contraddice il fatto che i compiti immediati dei due gruppi di donne coincidano in una certa misura: ad esempio che i rappresentanti di tutte le classi che raggiungono il potere politico rivedano il codice civile, che discrimina le donne in ogni paese, in misura maggiore o minore. Le donne stanno spingendo per cambiamenti legali che creeranno condizioni di lavoro più favorevoli per loro; si uniranno contro i regolamenti che legalizzano la prostituzione, ecc. Tuttavia, la convergenza tra questi obiettivi immediati è puramente formale. Gli interessi di classe rendono contraddittorio l’atteggiamento dei due gruppi difronte a queste riforme.

L’istinto di classe – checché ne dicano femministe – è sempre più forte del nobile entusiasmo della politica “al di sopra le classi”. Finché le donne borghesi e le loro “sorelle” saranno uguali nella loro disuguaglianza, con la massima sincerità le borghesi potranno fare grandi sforzi per difendere gli interessi generali delle donne. Ma non appena la barriera verrà sollevata e la borghesia avrà accesso all’attività politica, i difensori dei “diritti di tutte le donne” diventeranno entusiasti difensori dei privilegi della loro classe, felici di lasciare le loro sorelle senza alcun diritto. Quando le femministe parlano con le lavoratrici della necessità di una lotta comune per raggiungere gli obiettivi “generali” delle donne pertanto, le donne della classe lavoratrice sono naturalmente sospettose.

 

Alexandra Kollontaj
Traduzione di Ylenia Gironella da Révolution Permanente

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