Un operaio morto sul lavoro e uno studente con una mano mozzata: il lavoro e la scuola nell’Italia del 2018

  • Category: Lavoro
  • Date: maggio 9, 2018

È un 9 maggio nero per la classe operaia e per i giovani.
Un operaio, Matteo Smoilis, di 19 anni è morto mentre lavorava nei cantieri navali di Monfalcone rimanendo schiacciato da una lamiera di 700 chili. Gli altri operai hanno subito promosso uno sciopero incrociando le braccia.

Nel mentre perdeva la vita a soli 19 anni, Matteo, uno studente in alternanza è rimasto gravemente ferito.
Il giovane stava svolgendo le ore di alternanza previste presso la Emmebi, azienda specializzata nella finitura e nell’imballaggio di profili in alluminio, quando una lama di un macchinario gli ha quasi mozzato completamente la mano. Trasportato d’urgenza all’Ospedale di Pordenone, il giovane studente-operaio probabilmente ne perderà gran parte della motilità.

La morte di Matteo e l’infortunio dello studente non sono episodi isolati e neppure dinamiche legate soltanto al mero mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro. Sono da ascriversi alla gestione padronale del lavoro e alla criminale reintroduzione dello sfruttamento del lavoro minorile.

Il lavoro nel sistema capitalistico significa tagliarsi una mano o perdere la vita.
Porre una soluzione definitiva a tale problema significa sottrarre le aziende e la produzione ai padroni e farle gestire direttamente agli operai: nessun altro, se non loro stessi, può garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Allo stesso modo non esiste modo per rendere più accettabile lo sfruttamento del lavoro minorile: l’alternanza scuola-lavoro va abolita senza se e senza ma.

Douglas Mortimer

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