Guatemala: la resistenza degli Xinka alle miniere delle multinazionali – II

Pubblichiamo una traduzione sintetica di diversi articoli pubblicati da Elizabeth McSheffrey sul National Oserver che l’autrice ha scritto recentemente col supporto di delegati di agenzie umanitarie nell’arco di diverse settimane durante la sua inchiesta in Guatemala sulle miniere canadesi. Per agevolare la lettura, alcuni paragrafi ripetitivi sono stati omessi. Qui è possibile leggere la prima parte e la prefazione del traduttore.


Le difficoltà nella verifica degli avvenimenti

 

Olinda Garcia aveva solo 22 anni quando è stata molestata – secondo le dichiarazioni, da due agenti della polizia guatemalteca – nel febbraio del 2014, vicino alla sua casa a Jalapa, una delle regioni che subirebbero l’impatto della miniera in attività. Erano le sette di sera e stava guidando, con a bordo un membro del movimento locale.

Lui venne arrestato e portato via, e Garcia è stata lasciata con ferite gravi sul ciglio della strada. Sta ancora aspettando la sua udienza e, nel frattempo, si è unita alla resistenza degli Xinka.

“E’ stato molto difficile per me, ma ringrazio Dio perchè mi ha reso più forte e coraggiosa”, ha detto trattenendo le lacrime durante una conferenza sui diritti delle donne a Mataquescuintla, datata 26 Ottobre 2017. “Siamo stati discriminati dentro alle nostre stesse comunità. Siamo stati isolati, minacciati e ostracizzati, ma siamo ancora qua.”

Non ci sono prove esplicite di un collegamento tra il caso di Olinda e una “rappresaglia anti-Xinka”, ma questo è spesso il caso in un paese così corrotto come il Guatemala, dove la violenza contro gli attivisti è frequentissima e i casi di investigazione legale sono sempre più rari per crimini di questo tipo.

Jerez Audon, un commissario di polizia di stanza a Casillas, ha affermato che mentre le voci di conflitti tra manifestanti e polizia sono vere, la polizia non ha mai preso mazzette dalle imprese minerarie, e sostiene il diritto di protesta pacifica. Intervistato dal National Observer durante una protesta, il 26 ottobre 2017, ha detto che i suoi ufficiali non usano mai lacrimogeni o altre armi quando i manifestanti sono pacifici, ma che interviene qualora ci siano blocchi di carichi legalmente riconosciuti che dovrebbero entrare ad Escobal.

“I poliziotti sono fortemente contrari alla presenza della miniera,”, ha insistito Audon, con la pistola al fianco. “La gente qui non capisce il nostro lavoro.”

Nonostante ciò, gli avversari del progetto contestano queste dichiarazioni, e hanno riportato occasioni di scontri brutali con la polizia e con forze di difesa personale. Per via di uno di questi, poi, è scoppiato un caso legale in Canada, dove manifestanti stanno chiedendo i danni davanti alla corte suprema del British Columbia, alla Tahoe, per le vittime di colpi di proiettili di gomma, in una protesta risalente al 27 aprile 2013.

Le vittime affermano di essere state colpite da una squadra di sicurezza privata assoldata da Minera San Rafael, con una risultante disputa legale proprio con Tahoe Resources. L’azienda nega fortemente di aver perpetrato questi atti, e ha pagato una cauzione per non affrontare il processo.

La protesta Xinka del 9 aprile ha avuto luogo pochi giorni prima dell’anniversario quadriennale di un altro caso di violenza irrisolto: quello dell’omicidio del sedicenne Topacio Reynoso, morto dopo aver subito diversi colpi di pistola il 13 aprile 2014, mentre viaggiava col padre Alex. Reynoso e suo padre erano entrambi molto attivi nel movimento contro il processo minerario. Mentre Topacio è morto, Alex è sopravvissuto, pur con delle ferite. Ad oggi gli attentatori sono sconosciuti.

Le investigazioni della polizia non hanno ancora dato risultati concreti, e mentre il motivo dell’assalto rimane un mistero, è molto probabile che Reynoso e Alex siano stati bersagliati per il loro attivismo contro la miniera.

In un’intervista del dicembre 2017, la vicepresidente della Tahoe, Edie Hofmeister, ha detto di credere che l’azienda “abbia avuto un comportamento responsabile nel garantire una condotta di alto livello nel merito dei diritti umani all’interno della miniera”. “Minera San Rafael ha sempre dialogato con i membri della resistenza, o almeno con coloro che cercavano dibattito costruttivo”, afferma.

“L’azienda ha investito vaste somme di denaro nelle piccole imprese locali, nelle scuole e nelle cooperative femminili, oltre che in progetti di addestramento con un focus sui diritti civili per la polizia locale e per la sicurezza di stanza a Escobal” ha aggiunto.

È una storia di successo, su come puoi prendere un’area rurale con minimo impiego e molti abitanti costantemente in fuga verso gli USA per trovare lavoro – oltre che assenza di banche, ristoranti e alberghi – e trasformarla in una zona di prosperità, pompando soldi ‘per lo sviluppo’ in quella miniera.”

Quando però le viene chiesto cosa intenda fare Tahoe per verificare le accuse di violenza contro gli attivisti – anche oltre agli avvenimenti pertinenti Minera San Rafael – Hofmeister ha solo detto “quello non è il nostro ruolo”. ha anche affermato di aver parlato solo con lo staff della miniera durante i suoi viaggi in Guatemala.

“Il ruolo di Tahoe in quanto azienda ‘parent’ [cioè che domina economicamente Minera San Rafael, che opera per conto suo, ndt] è di guida e di restare informati su ciò che accade da un punto di vista operativo,” ha spiegato. “La nostra gente sul posto è molto attiva nell’incontrare manifestanti, qualora essi vogliano un dialogo.”

“Abbiamo incontrato dozzine di persone che sono opposte alla miniera, ad esempio, ma ripeto che è il ruolo di Minera San Rafael e delle loro strutture corporative che si occupano di responsabilità sociale e sostenibilità.”

In sostanza, Hofmeister ha affermato che le azioni di una sussidiaria sono responsabilità della sussidiaria stessa. In merito a violazioni di diritti umani, crede che Minera San Rafael e il suo staff, inclusi i membri con cui ha parlato il National Observer, “siano tanto informati quanto i membri della resistenza”, nonostante i punti di vista divergenti tra le due fazioni.

Nel frattempo, gli avversari del progetto che vivono all’ombra della miniera continuano a riportare incrementi nell’attività sismica della zona, raccolti rovinati e acqua sporca dopo e durante l’attività della Escobal; arresti senza capo d’imputazione, abusi di forza della polizia locale e altri metodi di intimidazione.

Lisa Rankin, una coordinatrice della Maritimes Breaking The Silence Network, ha vissuto in Guatemala per sette anni e ha affermato di aver visto molti amici e colleghi pestati, arrestati e incarcerati per la loro resistenza a progetti di estrazione energetica — incluso quello della miniera di Escobal.

Breaking The Silence è una rete di volontari che si occupa di avvocatura e lotta per i diritti umani in sostegno del popolo guatemalteco e delle sue rivendicazioni politiche, sociali ed economiche.

 

 

È nostro compito essere presenti per i momenti importanti che possono avvenire nelle comunità, affinchè non si sentano abbandonate, affinchè sentano che ci sono occhi internazionali che osservano ciò che accade e rilanciano in tutto il globo gli avvenimenti che si stanno vivendo,” ha riferito al National Observer a Guatemala City.

È frustrante quando sai la verità su ciò che sta accadendo, quando senti la verità, e ti sembra che la gente attorno non stia ascoltando. Spesso, abbiamo provato a entrare in contatto con gli investitori per fargli sapere ciò che accade nelle comunità, ma non abbiamo avuto alcuna risposta.”

Il nuovo ufficio di sorveglianza istituito quest’anno dal governo di Justin Trudeau potrebbe, teoricamente, investigare le storie inquietanti di violenza e danno ambientale che gravitano attorno alla miniera di Escobal in Guatemala.

A gennaio, il ministro Champagne ha promesso di nominare un ufficale con funzione di difesa dell’interesse pubblico per guidare l’ufficio e investigare le accuse di violazioni di diritti umani all’estero. Un mese dopo, il ministro delle finanze Morneau ha annunciato che nel 2018 il progetto avrebbe avuto un’allocazione di fondi pari a 6,8 millioni di dollari nell’arco di sei anni.

Appena l’ufficio sarà operativo, il ministro ha confermato che comincerà il proprio operato a partire dai settori di estrazione e tessili.

Il dipartimento sta ancora sviluppando il mandato di “ombudsperson” (l’ufficiale di direzione), che dovrebbe essere in carica per un massimo di 5 anni. Quando si è chiesto se l’attività del dipartimento avrebbe riguardato le violazioni della miniera di Escobal, un portavoce ha detto che “la priorità sarà su quelle violazioni di cui ancora si sente l’impatto”.

“L’obbiettivo principale dell’ufficiale è di affrontare quelle accuse di violazioni di diritti umani che stanno avvenendo nel presente, e quegli abusi e danni che ancora si sentono i risultati oggi” ha detto il consulente alle comunicazioni Jesse Wilson in una email.

“Una volta che i ruoli saranno occupati all’interno del dipartimento, il sito dell’amministrazione renderà pubblico un percorso per inviare le accuse riportate e risalenti alle operazioni di aziende canadesi all’estero”.

Wilson non è stato in grado di spiegare in che modo vengano determinate le violazioni “nel presente” e quelle “con impatto sentito ancora nel presente ma risalenti fino al 2010”, ma ha enfatizzato che se ci sono violazioni che necessitano di attenzione immediata, la cittadinanza può riportare le denunce al sistema vigente – il National Contact Point for the OECD Guidelines for Multinational Enterprises.

Wilson non è stato in grado di dare indicazione su quando il dipartimento sarà operativo. “Il prima possibile”, dice.

Tahoe ha reagito positivamente al provvedimento, definendolo un “passo importante per l’industria mineraria canadese”. L’azienda ha poi affermato di essere entusiasta dell’ipotesi di collaborare con il nuovo ufficio, e che “un’investigazione indipendente rafforzerà procedure trasparenti” e “promuoverà l’estrazione effettuata in modo sicuro e responsabile in tutto il mondo.”

Nel mentre, i movimenti sociali della società civile si sono allineati con le posizioni della popolazione Xinka, che lottano per il riconoscimento e per il diritto al consenso, in strada come nella Corte Costituzionale del Guatemala.

Jen Moore, coordinatrice del programma latinoamericano di MiningWatch Canada, ha detto che si tratta di un caso complicato e che spera di vederlo chiudersi con un esito favorevole per gli Xinka, i quali hanno diritto ad identificarsi come una popolazione indigena e a governare le loro terre. Moore ha seguito la vicenda dal 2013 e ha visitato il Guatemala quattro volte come portavoce della ONG di Ottawa.

“Ogni esito che escluda la possibilità del diritto al consenso ed il permesso delle comunità locali e degli Xinka ad una opinione decisiva su quello che accade nei loro territori sarebbe una sconfitta, rispetto a quello che vorremmo vedere implementato in generale”, ha affermato ai microfoni del National Observer l’11 aprile. “Ma sappiamo che c’è un ostacolo molto grande che gli Xinka si trovano davanti, e che questa è una lotta sul lungo periodo.”

 

Elizabeth McSheffrey, National Observer

Traduzione di Luca Gieri

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