Corpo sociale, corpi sessuali

Già alla fine del secolo XVIII si iniziò a concettualizzare la sessualità: concetto essenzialmente borghese che sorge per definire l’aristocrazia decadente e l’“immoralità” della classe degli espropriati nel corso dei secoli  XVIII e XIX.

Il termine omosessuale, invece, fu impiegato per la prima nel 1869, anche se di poco successiva, nel 1886, fu la pubblicazione del libro Psychopathia Sexualis di Richard Freiherr von Krafft-Ebing col quale il concetto diventò popolare. Ciò vuol dire che nel XIX nasce l’omosessuale come soggetto particolare, condannato alla patologizzazione e criminalizzazione. Sebbene la persecuzione ai sodomiti conta una lunga storia sanguinosa alle spalle.

L’Unione Sovietica eliminò dal Codice Penale la sodomia nel 1922. Sottraendola in questo modo all’orbita della giustizia e della medicina forense. Nel resto d’Europa, le leggi che penalizzavano l’omosessualità, o aspetti di questa,furono abolite solo di recente: nel 1968 in Germania Orientale, nel 1971 in Olanda, nel 1978 in Spagna, nel 1982 in Francia. L’Unione Sovietica fu in anticipo di 40 anni.

Capitalismo

Jhon D’Emilio sostiene che “l’espansione del capitale e la diffusione del lavoro salariato hanno prodotto  un’enorme trasformazione nella struttura e nelle funzioni del nucleo familiare, nell’ideologia della vita familiare, e nel significato delle relazioni eterosessuali. Sono questi cambiamenti nella famiglia quelli che sono maggiormente relazionati al sorgere di una vita collettiva gay”. È proprio così che stanno le cose, è all’interno del capitalismo che il patriarcato è stato rinforzato con le finalità di sfruttamento e oppressione proprie del sistema.

Controllare i corpi e la vita psicologica della mano d’opera è particolarmente necessario per le classi dominanti. La sessualità repressa servì ad addomesticare e riprodurre il soggetto docile della nuova società fordista. Durante tutte le tappe del suo sviluppo, il capitalismo “imprigionò” la sessualità sottomettendola alla riproduzione della forza lavoro, rinchiudendola  nell’ambito della famiglia coniugale, eterosessuale, monogamica e patriarcale. Sigmund Freud spiega ne Il disagio della civiltà che la cultura, la società, si instaura sulla base della repressione delle pulsioni sessuali.

A questo possiamo aggiungere che la famiglia, nell’ordine borghese, fu e lo è ancora essa stessa castigatrice dei “deviati”, auspicando un ordine sociale conservatore in grado di perpetuare, di generazione in generazione, una morale capace di reprimere il desiderio sessuale. L’amore eterosessuale sarà l’ideale sociale che vorranno imporre edificando un sistema di repressione che condanna la sessualità non riproduttiva.

Assecondando questa necessità del capitalismo dunque si impongono leggi punitive  contro le diversità sessuali, in particolare omosessuali e transessuali, così come si reprime la sessualità femminile non riproduttiva, proibendo persino il diritto a decidere del proprio corpo criminalizzando l’aborto. A causa dell’illegalità di questa pratica muoiono ogni anno 68 mila donne nel mondo.

Mentre le istituzioni religiose, educative, mediche, psichiatriche rafforzano l’ideale eterosessuale, la “giurisprudenza” omofobica lascia senza diritti, criminalizza, rende patologici tutti coloro che si allontanano dalla “normalità”.

Adesso chiediamoci:  “Come riuscirono a trasformare in norma sociale il sesso riproduttivo e le relazioni affettive tra persone di sesso differente?” Rosa Luxemburg diceva che “nessuna legge obbliga il proletariato a sottomettersi al giogo del capitalismo. La povertà, la carenza di mezzi di produzione, obbliga il proletariato a sottomettersi al capitale”. Sono le stesse relazioni sociali che condannano la maggioranza al regno della necessità, le quali condizionano la vita psicologica. Sono queste relazioni sociali che attraversano, in un modo o in un altro, le pulsioni dei corpi.

Connessione tra sociale e sessuale

La sessualità è regolata e prodotta dalle norme sociali ma è anche ad esse contraria:è attraversata dalle condizioni sociali e dalla cultura che producono e riproducono l’idea di privazioni del corpo. Nonostante la sessualità, non sia totalmente e definitivamente “intrappolata” dalle norme sociali, queste riescono ad oltraggiare la sessualità dissidente, quindi le persone che esercitano la propria decisione vengono ricusate.

Nel tempo in cui la classe dominante rafforza l’eteronomia, la morale borghese non fa altro che produrre ipocrisia. È proprio del sistema capitalistico, da un lato promuove sessualità al limite e delle norme puritane dall’altro organizza il commercio sessuale: prostituzione, tratta di persone, industria della pornografia etc. etc; garanzia di enormi profitti. Solo la tratta delle persone genera profitti maggiori ai 32millioni di dollari annui, con lo sfruttamento sessuale di 4millioni di donne e bambine che ogni anno vengono sequestrate a tale scopo.

D’altro lato però, in occidente, nella vita quotidiana la sessualità viene esposta più di ogni altra cosa creando la finzione che ci sia libertà sessuale. La “ipersessualizazzione” è diventata un commercio che non solo vende i corpi ma anche fantasie e numerosi servizi per una sessualità “produttiva”.

Il capitalismo incoraggia la mercificazione della sessualità per cui alcuni possono accedere a questi piaceri mentre  per altri, nel nome dello sfruttamento e dell’alienazione capitalista, la sessualità è ridotta ad uno sporadico esercizio di routine.

Per di più questa  “ipersessualizzazione” contrasta con altri dati. In Argentina, è legale il matrimonio tra persone dello stesso sesso e il diritto all’identità di genere, anche se le persone trans non hanno assistenza sanitaria pubblica garantita, ne hanno diritto al contratto di lavoro e continuano, verso di loro, i crimini per odio. Questo mentre il Congresso discute ancora sulla legalizzazione o meno dell’aborto

Sessualità e medicalizzazione

Il capitalismo si avvale di sofisticati meccanismi di coercizione, che attraverso istituzioni millenarie come la famiglia patriarcale, la Chiesa e la “scienza”riproducono e sostengono ancestrali pregiudizi misogini, sessisti e omofobici. La chiesa è incaricata di dar supporto morale alla famiglia, riversando su di essa l’ideologia più infausta.

Anche la scienza ha contribuito a dar forza ad idee oscurantiste. Médici, psichiatri e psicoanalisti hanno promosso l’eterosessualità stabile e riproduttiva. Freud è stato uno degli artefici della prescrizione dei modi in cui il corpo doveva godere. Sul corpo femminile sosteneva che il clitoride era un organo incompiuto, vestigia del pene, e che le donne dovevano imparare ad ottenere il piacere sessuale attraverso il coito vaginale, dato che considerava il piacere ottenuto tramite il clitoride segno di immaturità. Freud assicurava che la donna doveva realizzare un trasferimento erotico dal clitoride alla vagina per conseguire la suddetta maturità sessuale. Un arma potente di cui Freud e gli psicanalisti dotarono il capitalismo fu il complesso di Edipo, eletto a  meccanismo costitutivo della famiglia, per cui tutto ciò che non circola all’interno dell’ordinamento edipico è automaticamente considerato patologico. Gli psicoanalisti che ripropongono queste teorie si sono convertiti a guardiani dell’ordine eterosessuale.

Pertanto le definizioni sulla sessualità non hanno fatto altro che ingiuriarla, con l’obiettivo di stabilire norme e rendere patologico tutto quello che fuoriesce da esse. Si classifica per disciplinare.

Così le definizioni sulla sessualità perseguono l’illusione di poter stabilire modelli per  spiegare  dove circola l’erotismo o come si costruisce la sessualità e la preferenza sessuale. Ma la sessualità non si può spiegare perché è anomala, polimorfa, non ha norma. Sono le norme sociali, la cultura che la costringono e contengono.

Dobbiamo però ricordare che la sessualità esiste  anche a partire dalle relazioni sociali di produzione e dalla struttura fallica della oppressione che tenta di ridurla all’esteriorità genitale. Con le norme morali repressive non solo si modellano ideologie ma anche i corpi.

La sessualità come lotta contro l’oppressione sociale

La lotta contro l’ oppressione non è una novità, l’umanità  da sempre si è ribellata contro le classi dominanti, che attraverso le istituzioni dello Stato, hanno represso la sessualità mentre si riservavano il privilegio di poter godere dei piaceri proibiti al popolo oppresso. Ogni volta che le masse hanno messo sotto scacco il potere delle classi dominanti e il loro Stato, hanno anche messo in questione la vita quotidiana incluse le imposizioni moralizzatrici della sessualità.

La Rivoluzione Russa de 1917, quando la classe operaia prese il potere per la prima volta nella storia, stabili il diritto all’aborto libero e gratuito, depenalizzò l’omosessualità e smise di perseguire le persone costrette a prostituirsi.

Molti anni dopo, sul finire degli anni ’60, i movimenti delle donne e per la liberazione sessuale, si svilupparono in gran parte del pianeta. L’ampio movimento per la liberazione sessuale raggiunse visibilità con la conosciuta rivolta di Stonewall. Questo ebbe luogo nell’ambito di un esteso processo di radicalizzazione delle masse, che attraverso i continenti, dalla metà degli anni ’60 fino agli anni ’80.

Con la lotta e la mobilitazione, il movimento per la liberazione sessuale conseguì la depenalizzazione dell’omosessualità in quasi tutti i paesi occidentali e la sua eliminazione dai manuali di psichiatria quale infermità mentale. La vita di milioni di esseri umani si modificò sostanzialmente potendo abbandonare una vita di nascondimento obbligato a causa della feroce discriminazione nel mondo lavorativo e sociale.

In Argentina, I trans gender sfidarono molto più che l’ordine biologico lottando contro l’articolo 71 del Codice Penale del governo dell’Alleanza, mostrarono i limiti delle lotte per l’identità, esigerono il diritto d’accesso al lavoro, all’istruzione e alla salute. Anni dopo avrebbero conquistato il matrimonio egualitario e  la “Ley de Identidad de Género”.

L’uguaglianza davanti alla legge non è l’uguaglianza davanti alla vita.

Anche se le leggi ampliano i diritti delle persone LGTB, come in Argentina, l’omolesbotranfobia continua ad essere radicata nell’ordine sociale capitalista.  Questo perché la classe dominante trae beneficio dalla divisione che crea tra gli oppressi e gli sfruttati a partire dai pregiudizi sorti da questo millenario processo di normalizzazione: il machismo, la misoginia, il sessismo, l’omofobia . il razzismo.

Vladímir Lenin, il rivoluzionario russo, sosteneva nel su libro Che Fare? Che un marxista deve essere “…arbitro dell’oppressione, dovunque si produca e qualsiasi sia il settore o la classe che affetta; deve saper sintetizzare queste manifestazioni in un quadro unico di brutalità politica e dello sfruttamento capitalista; saper cogliere il fatto più piccolo per esporre davanti a tutti le proprie convinzioni socialiste e le proprie rivendicazioni democratiche, per spiegare a tutti e ad ognuno l’importanza storica universale della lotta emancipatrice del proletariato”.

Perché non avremo possibilità di esercitare il nostro diritto ad una libertà sessuale se lasciamo intatta la struttura sociale di dominazione capitalistica. La forza degli sfruttati e oppressi deve unirsi anche per lottare contro le ingiustizie sessuali, per affrontare e debellare la classe dominante e scardinare le fondamenta di questo sistema di sfruttamento. Nel frattempo seguiremo lottando per esercitare il nostro diritto a godere della sessualità liberata dall’ignominia.

Traduzione a cura di Ur
Fonte: izquierdadiario.es/Cuerpo-social-cuerpos-sexuales
Articolo di Rosa D’Alesio

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