Vince l’aborto e muore la fede: cosa accade in Irlanda?

Nella Cattolica Irlanda vince il Sì al referendum popolare sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG). Un passo epocale per un paese di poco meno di 5 milioni di abitanti, che da poco più di un anno ha legalizzato le unioni tra persone dello stesso sesso, dove, per anni ed anni, la richiesta dei diritti progressisti è stata oppressa.

Anche l’Irlanda si inquadra –non da subito ma da fine anno, quando, presumibilmente, nel parlamento dovrebbe essere approvata la proposta di legge definitiva, NdR– nella lista dei paesi dove l’IVG è in vigore, con non poche sfumature al proprio interno: tra chi la legalizza entro i tre mesi, chi la legalizza solo se a rischio la vita della donna e chi  per eventuali impossibilità economiche nel mantenimento del bambino.

Quarant’anni dopo l’approvazione della legge 194 in Italia (sulla spinta dei movimenti reali che dal 1968 al 1978 ne hanno richiesto la necessità), in Irlanda si vuole far passare questo diritto ottenuto come se fosse una necessità più che delle donne, e soprattutto di quelle povere, dello stato: Era “oscena” la tratta delle donne irlandesi costrette ad andare nel vicino Regno Unito per poter avvalersi del diritto all’aborto.

Questa mistificazione di natura patriottica è quanto di più becero potessero lasciar intendere alcune testate giornalistiche, favorevoli alla legge non certamente per motivi progressisti.

Al di là di ciò, la necessità di questa legge è fin troppo chiara: Secondo il “TheGuardian” oltre 170,000 donne si sono recate in stati diversi da quello irlandese per poter abortire, in ben 35 anni, ossia da quando è entrato in vigore l’8° emendamento all’articolo 40 della Costituzione Irlandese.

Un diritto per le donne, soprattutto quelle povere, quello dell’IVG: la povertà è uno dei fattori che influenzano nella maggior parte dei casi la cura di sé, indebolendola. Questo dato è strettamente correlato all’aborto, essendo che l’8° emendamento della costituzione irlandese lo impedisce a meno che non sia fatto all’estero. Il principale paese al quale le donne irlandesi si sono rivolte è, ovviamente, l’UK, dove il costo –ovviamente non coperto dal Sistema Sanitario britannico- va da circa £560 a £1,800.

“Il Culmine di una rivoluzione tranquilla” queste le parole del primo ministro irlandese. Beh, quanto di più brutto di una semplificazione come questa? Quanto di più brutto avrebbe potuto affermare il primo ministro irlandese, consapevole, certamente, della necessità dell’aborto per chi era costretto da una estrema oppressione legislativa e culturale come l’8° emendamento?
L’equiparazione della vita di una donna ad un embrione fetale è qualcosa di estremamente reazionario, degno della peggiore oppressione cattolica, in uno stato dove non è stato certamente inusuale ritrovare decine e decine di cadaveri in un orfanotrofio, gestito da suore cattoliche, di bambini “nati ed abbandonati” nelle braccia di chi proprio quelle stesse vite le aveva imposte.

Ma la necessità impellente delle donne povere non si ferma certamente qui!
L’Irlanda, così come il Regno Unito e tutti gli altri paesi del mondo, vive quotidianamente di oppressione patriarcale, che sfocia nel maschilismo, nel machismo e nella violenza, sessuale e non, nello stupro e nel femminicidio. Il primo ministro parla di rivoluzione… ma la rivoluzione non c’è stata, certamente.
Le donne, principalmente quelle povere, vivono di oppressione quotidiana, di lavoro di cura imposto e non salariato, di ingiustizie e limitazioni personali. Non sarà certamente una legge borghese a dare la libertà alle donne. Né a darla a quelle povere.

In centinaia di migliaia si sono mobilitate, rientrate in Irlanda per andare a votare al referendum. Questa la reale vittoria delle donne irlandesi, che, anche attraverso la condivisione di un semplice hashtag sui social, hanno saputo lanciare un chiaro segnale di unità allo stato cattolico irlandese, da tempo artefice di una brutale oppressione a tutte le donne che avevano la necessità di interrompere la gravidanza: chi per stupro subìto, chi per problemi economici o sociali, chi perché non desiderato, chi perché con ogni probabilità quel bambino non sarebbe sopravvissuto ad un solo anno dalla nascita. Ma nulla! In Irlanda la legge dice -almeno fino ad oggi- che persino se il feto o l’embrione presenta malformazioni non è concesso l’aborto.

La coscienza ha prevalso, la mobilitazione c’è stata, i cortei pure: Le donne hanno fatto prevalere le loro ragioni su quelle del Clero Irlandese, le loro ragioni su quelle delle toghe consacrate a Dio, un dio oppressore degno dei passi peggiori dell’Antico Testamento.

La sovversione di questo status quo, però, non può che non essere violenta, altro che “tranquilla”, veramente liberatrice delle donne dal patriarcato, reietto sociale che da migliaia di anni continua a sfruttare ed opprimerle strutturalmente, unitamente all’oppressione economica e sociale di chi oltre ad essere donna è anche povera, vittima di una società divisa in classi, dove in pochi opprimono e sfruttano tutti e tutte: il capitalismo.

La forte mobilitazione al voto in Irlanda è un segno a chi voleva continuare a negare un diritto sacrosanto. Ma quel diritto è stato conquistato e non concesso.

È giunto il momento di riprendere quello spirito che ha caratterizzato tutta la fase delle lotte femministe antipatriarcali ed anticapitaliste che, in Italia così come in altri paesi, dal Maggio del ’68,  hanno spinto all’attacco ed alla mobilitazione delle donne. Le donne irlandesi, con la grande richiesta alla partecipazione al referendum, hanno iniziato a riprendere in parte quello spirito, ma non basta.

In Italia è necessario iniziare a mobilitarsi per l’abolizione dell’art.9 della legge sull’IVG 194 del 1978: Non esiste obiezione di coscienza sulla decisione delle donne oppresse. Così come in altri paesi, dove ancora oggi è presente questa negazione al diritto all’aborto, persino laddove sia già stato concesso, probabilmente anche in Irlanda a breve.

Ma la nostra lotta non è solo sulle leggi, la nostra è antipatriarcale ed anticapitalista! Mobilitiamoci contro questo sistema di sfruttamento!


Ar-Pharazôn

Fonti:
[1]theguardian.com/ireland-abortion-referendum-25-may-repeal-campaign-women
[2]repubblica.it/irlanda_fossa_comune_vicino_ex_orfanotrofio_gestito_da_suore_a_tuam_nella_contea_di_galway
[3]vanityfair.it/irlanda-aborto-referendum-luca-coscioni
[4]huffingtonpost.it/aborto-legale-anche-in-irlanda

[5]tg24.sky.it/legge-194-aborto
[6]bbc.com/news/world-europe-44265492

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