Soumaila Sacko, operaio bracciante assassinato dal razzismo dei padroni

Lottava per i diritti dei braccianti nelle campagne di Gioia Tauro, Soumaila Sacko, immigrato trucidato dal caporalato.


La lunga campagna d’odio reazionaria e razzista contro gli immigrati, ha mietuto una nuova vittima.
In Italia soffia un forte vento xenofobo e di estrema destra. Basti entrare in un qualsiasi mezzo dei trasporti pubblici per rendersi conto che oramai il razzismo è un fenomeno trasversale e soprattutto diffuso nella classe operaia. In larghissima parte il voto e la nascita del Governo Lega-Movimento5Stelle, è espressione del clima securitario e di odio che spira nel Belpaese. 

La festa della Repubblica dello scorso sabato 2 giugno, infatti,è stata festeggiata col sangue di un giovane bracciante immigrato del Mali, Soumaila Sacko, 29 anni, ammazzato da una fucilata sparata da ignoti, in contrada Calimera di San Calogero, vicino Rosarno (Paese già noto per la rivolta dei braccianti immigrati nel 2010) al confine tra la provincia di Vibo e quella di Reggio Calabria, mentre cercava lamiere per la sua baracca. (1)

Ovviamente la notizia è stata abilmente manipolata sul nascere da alcuni giornali borghesi, facendo passare il povero Soumaila come un ladro che rubava dell’allumino da una fabbrica: nulla di più falso e ipocrita.(2)(3)

La fabbrica era dismessa e abbandonata, l’alluminio invece erano lamiere vecchie da riutilizzare per la copertura delle baracche all’interno della tendopoli a San Ferdinando, dove Soumalia viveva assieme ad altri due immigrati che lo avevano aiutato nella ricerca, e coinvolti anch’essi nella sparatoria, ma riusciti a cavarsela uno con una ferita alla gamba, l’altro fortunatamente illeso.(4)

Episodi del genere sono frequenti in queste realtà bracciantili; infatti non è una novità che uomini senza scrupoli si divertono a infierire contro gli immigrati che lavorano nelle campagne del nostro bel Paese.

L’episodio è molto grave anche perché Soumaila era attivista del sindacato di base USB ed era sempre in prima linea quando si trattava di protestare contro i soprusi e lo sfruttamento del padrone sui braccianti, immigrati e non.(1)

Risulta a questo punto chiaro che l’omicidio del giovane immigrato malese, tra l’altro in regola coi documenti, è prima di tutto politico, in quanto si colloca all’interno delle lotte per il riconoscimento dei diritti di base dei lavoratori, che da sempre i braccianti extracomunitari della piana di Gioia Tauro rivendicano contro i capitalisti agricoli e il loro braccio violento:  Il Caporalato.

Infatti, anche se non detto apertamente, ma il primo imputato è proprio il caporalato, che assolda i braccianti immigrati per il massacrante lavoro nelle campagne per conto del padrone di una data azienda, con turni che vanno dalle 10 alle 15 ore lavorative giornaliere, tutti i giorni, ad ogni condizione metereologica, ma soprattutto con paghe che oscillano dai 0.50 centesimi ai 4.50 euro all’ora.(5)

Il guadagno dei caporali sulla pelle degli immigrati è costante, perché oltre alla percentuale che estorcono dalla paga già misera del bracciante e il compenso datogli dall’ Imprenditore per aver reclutato la manodopera da poter sfruttare per il lavoro, questi criminali vessano a proprio piacimento gli sventurati, sfruttandoli anche nell’ambito della prostituzione e mansioni pericolose come lo scarico dei rifiuti tossici illegali.

Soumali lottava nel Sindacato contro questa schiavitù che riduce esseri umani in animali, e questo lo ha pagato con la vita.

I media ufficiali  dei maggiori quotidiani nazionali, tendono a minimizzare la natura dell’omicidio escludendo il movente xenofobo e separando abilmente e volutamente, cosa a nostro avviso molto grave, la componente della lotta sindacale combattuta da Soumaila Sacko e l’assassinio compiuto da un uomo bianco, arrivato con una vecchia panda, che sapendo bene chi fossero gli immigrati presenti sul luogo, inizia a sparargli contro con un fucile, come testimoniato da uno dei due suoi compagni presenti durante la vicenda.(6)

Il sindacato USB, come risposta alla ennesima violenza brutale contro i braccianti, ha proclamato il 4 giugno uno sciopero di tutta la categoria, in onore a Soumaila Sako, per rivendicare ancora una volta il diritto a lavorare e vivere dignitosamente per tutti.

Allo sciopero hanno partecipato moltissimi lavoratori, non solo braccianti, e come prevedibile ai crocicchi delle  masserie non vi erano presenti i caporali che tutte le mattine caricano sui furgoni i tanti braccianti che vivono di raccolta: cosa che da sola basta a far capire chi ha agito contro Soumaila.

La protesta si è concentrata avanti alla tendopoli di San Ferdinando, quella dove, come già specificato, abitava il malese, e poi condotta fuori al Municipio di Vibo dai delegati del sindacato, tra i quali Ababacur Sauomaoure dell’esecutivo nazionale USB.(7)

Mentre Salvini diffonde l’odio contro i proletari che vengano da altri paesi, questi vengono sfruttati e attaccati fino ad essere uccisi da parte di sicari di padroni e mafiosi. La necessità di porre un argine a questa ondata di estrema destra, xenofoba, in ultima istanza reazionaria, mette in evidenza l’importanza di rivendicare l’autodifesa dei lavoratori, l’abbassamento dell’orario della giornata lavorativa, l’aumento della paga base oraria a non meno di 6 euro l’ora, e l’esproprio senza indennizzo di tutte le aziende che non rispettano i diritti della classe operaia.

Claudio Gagliotta

NOTE:

1. Migranti, la dottrina Salvini fa il primo morto: bracciante maliano ucciso a fucilate. USB: lunedì 4 sciopero dei braccianti

2. Vibo Valentia, spari contro migranti: un morto. “Vendetta per furto di alluminio”

3. Ucciso immigrato 29enne che stava rubando ferro e alluminio

4. Omicidio immigrato a Vibo Valentia: sindacato dichiara battaglia

5. Tutti in campo…per una nuova stagione di sfruttamento! Nuovi piani di allargamento del sistema concentrazionario italiano

6. Reggio Calabria, immigrato ucciso a pallettoni nella Piana: esclusa matrice xenofoba, è stata reazione a un furto. Situazione fuori controllo a San Ferdinando

7. Difendeva i diritti dei braccianti il migrante ucciso in Calabria. Oggi sciopero per protesta

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