Matrimoni omosessuali e diritto di residenza nell’UE

Dopo la sentenza europea, ad alcuni potrebbe sembrare che “l’Europa dei diritti” possa essere l’ultima prospettiva, soprattutto ora che l’Italia affronta una fase politica estremamente reazionaria e xenofoba, unitamente a tanti altri paesi membri UE. Purtroppo questa non può che essere l’ennesima falsa speranza. 

Il riconoscimento dei diritti è, certamente, una tappa importante nell’avanzamento progressista della politica capitalista, però non basta!
Non è col vedersi riconoscere formalmente un diritto che è possibile averlo nella sostanza: Questa società, divisa in classi, da’ gli stessi diritti formali a tutte le “persone” che la partecipano, sebbene l’ottenimento sostanziale di questi stessi diritti sia, di fatto, una prerogativa di pochi, di coloro che possono concederseli, che hanno gli strumenti  economici in grado di emanciparli da qualunque sfera sovrastrutturale che li possa in qualche modo opprimere. 

Ciò nonostante, la lotta per questo stesso riconoscimento formale è una lotta che va’ perseguita fino in fondo, non solo però per veder garantiti formalmente i diritti a tutti, ma per poter svelare l’ennesima e continua contraddizione sociale, con la coscienza che l’ottenimento di quegli stessi diritti non è altro che la prima tappa di una lotta più duratura, ben strutturata e con un fine ben preciso: Poter attuare non solo quei diritti formali che prima erano solo fumo negli occhi, ma anche superare ogni singola barriera economica che impone il non soddisfacimento di tutti i bisogni dell’uomo, oltre quelli di sussistenza, attuale garanzia degli sfruttatori.

Per questo motivo, pubblichiamo questo breve articolo di cronaca comparso su IzquierdaDiario.es , analitico rispetto a quello che per alcuni potrebbe essere soltanto un semplice “ottenimento di un diritto a livello europeo”, che per noi rappresenta, però, l’inizio di nuove contraddizioni in termini sociali ed economici. 


Gli Stati membri dell’Unione Europea devono concedere il diritto di residenza al coniuge omosessuale di qualsiasi paese comunitario, anche se, il supposto Stato, non riconosce queste unioni. Con questa decisione il Tribunale di Giustizia della UE ha generato una svolta inedita.

Il massimo tribunale dell’UE, in un caso di riferimento ai diritti LGTB in Europa, ha affermato, questo martedì, che la Romania dovrà concedere il permesso di residenza al marito statunitense di un uomo romeno, nonostante il fatto che in Romania non siano permessi matrimoni tra persone dello stesso sesso. Così, grazie a questa sentenza, il concetto di “coniuge” viene applicato ai matrimoni omosessuali in relazione al diritto di residenza in un paese dell’UE.

Il Tribunale di Giustizia dell’UE ha stabilito nella sua sentenza che “non è possibile ostacolare la libertà di residenza di un cittadino dell’UE negando al coniuge dello stesso sesso la concessione di un diritto di residenza valido nel suo territorio”. Sotto questa forma giuridica, gli Stati membri che riconoscono il matrimonio esclusivamente come l’unione tra uomo e donna dovranno concedere il diritto di residenza ai coniugi dello stesso sesso dei propri cittadini anche se non legalizzano il matrimonio omosessuale.

“La UE rispetta l’identità nazionale inerente alle strutture politiche e costituzionali fondamentali degli Stati membri” sottolinea la sentenza e aggiunge che ciascun paese “dispone della liberta di istituzionalizzare o no il matrimonio omosessuale”.

Questa sentenza è il risultato di un ricorso di Relu Adrian Coman, di nazionalità rumena, e Robert Clabourn Hamilton, statunitense, che si sono sposati a Bruxelles nel 2010, che hanno sollecitato le autorità romene alla concessione del diritto di residenza negato perché Clabourn non è considerato, da queste, “coniuge”.

Il caso è nato a causa del fatto che Hamilton dipendeva dal suo status di sposo di Coman per poter vivere in maniera permanente in Romania come cittadino non europeo. Coman sfidando la decisione di limitare la residenza di Hamilton a un visto di tre mesi ha ottenuto che un tribunale romeno rinviasse il caso al Tribunale di Giustizia della UE in Luxemburgo.

Conosciuta la sentenza, Coman ha dichiarato: “Ora possiamo guardare negli occhi qualsiasi funzionario pubblico in Romania e in tutta l’UE con la sicurezza che la nostra relazione è valida e rilevante per la libera circolazione all’interno dell’UE”.

Traduzione a cura di Ur
Introduzione a cura di Ar-Pharazôn
Fonte: izquierdadiario.es/Los-matrimonios-igualitarios-tendran-los-mismos-derechos-de-residencia-en-la-UE

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