Escalation di aggressioni contro gli immigrati. Salvini e Di Maio colpevoli (ma in buona compagnia)

Negli ultimi mesi si stanno moltiplicano notizie preoccupanti di aggressioni a sfondo razzista e xenofobo. Solo l’altro ieri un’atleta italiana di origini nigeriane, Daisy Osakue, è stata aggredita a Moncalieri (città metropolitana di Torino) da un gruppo di balordi che l’hanno ferita ad un occhio colpendola con un uovo. Nelle stesse ore ad Aprilia, provincia di Latina, un marocchino veniva pestato a morte dopo essere stato identificato come “ladro” solo perché aveva la carnagione olivastra e si era allontanato sgommando dalla strada presidiata dai suoi carnefici. Non dimentichiamo poi l’operaio capoverdiano impallinato 4 giorni fa a Vicenza, come una settimana prima una bimba rom a Roma; ci sono poi da ricordare gli assassinii del lavoratore senegalese ucciso a Corsico (Milano) il 17 giugno scorso e quello del sindacalista Soumaila Sacko, perpetrato da un padroncino calabrese nelle stesse ore in cui il premier Conte si preparava ad ottenere la fiducia del parlamento.

Si tratta di una serie impressionante di atti dei quali il governo Lega-5Stelle – che dello sdoganamento del razzismo fa la sua bandiera – è pienamente responsabile, anche se alle accuse i suoi esponenti rispondono con una noncuranza tanto prevedibile quanto criminale. Ecco Salvini che cita Mussolini (“Tanti nemici tanto onore”) e ribalta il problema delle aggressioni scaricando la responsabilità sui cittadini non-italiani, ovvero sulle vittime: “L’unica emergenza sono i reati degli immigrati”. “Nessun allarme razzismo, vogliono solo attaccare Salvini” fa eco Di Maio rispondendo a Repubblica e al Partito Democratico, i quali – al netto di tutto – dovrebbero solo tacere: hanno forse mai messo in discussione la Bossi Fini e il reato di clandestinità, ovvero il razzismo di Stato? No, ma hanno avvallato bestialità come la Minniti-Orlando che ha agevolato le espulsioni dei richiedenti asilo e ha aperto la strada all’orrore – ormai conclamato e sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale – dei lager libici.

È facile oggi per l’opposizione istituzionale (se realmente di opposizione si può parlare) puntare il dito contro il “mostro Salvini” e dimenticare che si tratta di un sotto-prodotto di oltre un decennio di politiche anti-operaie da essa stessa promosse, mentre – nella più completa assenza di forze di classe e nel contesto della più vergognosa passività delle burocrazie sindacali subalterne al PD – milioni di lavoratori si convincevano che Lega e 5Stelle potessero rappresentare una soluzione ai loro problemi. Il Partito Democratico, inoltre, non ha perso occasione in passato di assecondare le pulsioni xenofobe per arginare la perdita di consensi legata agli attacchi portati avanti contro i lavoratori: ricordate il piddino Minniti che dichiarava “l’immigrazione minaccia la democrazia”? Lo stesso Minniti, predecessore di Salvini al ministero dell’interno, che quando solo 5 mesi fa il fascista Traini sparava a un gruppo di cittadini nigeriani a Macerata invitava a “non farsi giustizia da soli”, negando la natura squadrista e razzista del gesto… Ricordate, ancora, il feroce sgombero dell’agosto di un anno fa – pieno governo Gentiloni – ai danni dell’occupazione abitativa di Piazza Indipendenza a Roma che ha visto coinvolti quasi esclusivamente immigrati richiedenti asilo? In questo solco è allora utile rilevare come sia da oltre tre anni che le aggressioni razziste si stiano moltiplicando: 1500 in questo lasso di tempo i casi di intolleranza, decine dei quali violenti e 5 mortali.

La democrazia capitalista non può trovare una soluzione ai drammi che il sistema a cui presiede genera; essa deve perciò cercare il modo di confondere e dividere i proletari: quello che ora va per la maggiore è rappresentato dal nazionalismo e dall’intolleranza. I pentaleghisti non manterranno una sola delle promesse elettorali che hanno giustificato i milioni di voti presi il 4 marzo, mentre Salvini e Di Maio preparano attacchi ai lavoratori esattamente come i leader dei vecchi partiti hanno fatto in passato: il ministro dell’economia Tria l’ha detto chiaramente: il pareggio di bilancio è intoccabile. Tradotto: durante la prossima finanziaria i proletari ne vedranno delle belle. Intanto il Ministro del Lavoro reintroduce i voucher come contropartita agli imprenditori, idrofobi a causa delle modifiche al Job Act introdotte col “Decreto Dignità”, le quali in realtà non cambiano nulla di sostanziale per la classe operaia (perchè nessuno negli scranni del governo parla più di reintroduzione dell’articolo 18?).

Solidarizzare con gli immigrati e opporsi alle provocazioni razziste del governo e delle bande di esaltati incoraggiati dalla retorica di Salvini & co. è allora necessario affinché i lavoratori possano lottare uniti contro un esecutivo che ogni giorno che passa rivela la sua incapacità di dare sostanza alle promesse elettorali e la sua natura anti-proletaria. Solo una mobilitazione unitaria e indipendente dei lavoratori, d’altro canto, può togliere il terreno sotto i piedi al governo e ai razzisti, ricordando anche ai settori più arretrati della classe e degli strati popolari che disoccupazione e povertà non sono causate dall’afflusso di rifugiati e dagli immigrati in generale, ma dal fatto che i padroni non investono e spremono fino al midollo i fortunati che hanno un posto di lavoro; sono causate dai tagli alla spesa pubblica dettata dell’esigenza di arricchire un pugno di banchieri e industriali, dall’aumento dell’età pensionabile e dal Job Act!

Non si tratta insomma di promuovere un’astratta e ipocrita mobilitazione contro “l’odio” come quella lanciata dal PD per settembre, ma lavorare per la costruzione di una mobilitazione articolata attorno a una piattaforma anti-capitalista dalla quale non può essere esclusa la rivendicazione dell’abolizione della Bossi Fini e del decreto Minniti che criminalizzando i migranti né istituzionalizzano la marginalità e la ricattabilità, quindi la vulnerabilità alla strumentalizzazione politica e allo squadrismo. Nel frattempo, è urgente sviluppare forme di auto-difesa degli immigrati a partire dall’esperienza accumulata da alcuni di loro, ad esempio, durante le lotte della logistica, o del movimento contro gli sfratti; questo l’unico modo per affrontare nell’immedito l’escalation di aggressioni, nella maggior parte dei casi minimizzate se non coperte, non solo dai razzisti al governo, ma dalle stesse forze dell’ordine, come dimostra l’esclusione del “movente razziale” rispetto ai casi che hanno colpito l’atleta Italo-Nigeriana e il giovane cittadino marocchino nelle ultime ore…

 

Ciemme

Django Renato

1 Commenti

  1. […] o opportunità di sfogo nel virtuale, ha origine nella vita concreta e nella politica reale (e rimando a tal proposito all’articolo che spiega la radice politica dell’escalation razzista). Ciò non toglie che, come la stessa ricerca evidenza, la peculiare “architettura” virtuale […]

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