Aborto in Algeria: a che punto siamo?

Continuiamo l’approfondimento sulla questione aborto dopo il punto sulla Legge 194 e sulla storica legalizzazione dell’aborto nella Russia rivoluzionaria del 1920.


Mentre in America Latina il movimento per la legalizzazione dell’aborto cresce e si rafforza malgrado il voto contrario al progetto di legge da parte del Senato argentino, a che punto è la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza negli altri paesi? Al pari di altri paesi islamici, in Algeria ci sono leggi che proibiscono l’aborto, che è una pratica condannata dalla religione islamica.

L’interruzione volontaria della gravidanza è prevista, secondo l’articolo 82 della legge sulla salute, “quando l’equilibrio psicologico o psicofisico” della donna è seriamente minacciato. In questo caso il medico specialista “in accordo col medico curante, deve informare la donna e intraprendere col suo consenso tutte le terapie mediche indicate dalle circostanze”.

Sono certamente perduti quelli che, per stoltezza e ignoranza, uccidono i loro figli e quelli che si vietano il cibo che Allah ha concesso loro, mentendo contro Allah. Sono perduti e non seguono più il retto cammino” (Corano, al-an’am 6.140).

Nella Shari’a l’aborto è permesso entro i primi quattro mesi della gravidanza e solo nel caso in cui la gravidanza stessa rappresenti un reale pericolo per la sopravvivenza della madre. Non è previsto l’aborto a seguito di stupro eccetto nel caso particolare di uno stupro commesso come atto di terrorismo, una misura adottata a seguito dei crimini perpetrati nella guerra civile algerina (il “decennio nero”).

Mentre le donne di altri paesi hanno legalizzato l’aborto e mentre in altri paesi è accesa la lotta per ottenere questo diritto, l’Algeria punisce anche coloro che cercano di difendere questo diritto “attraverso discorsi pronunciati in luoghi o incontri pubblici, attraverso la vendita o l’offerta, anche non pubblica, attraverso l’esposizione, l’affissione in luoghi pubblici o la consegna a domicilio, la spedizione per posta in busta chiusa o non chiusa o il deposito presso l’ufficio postale o per tramite di un qualsiasi agente di distribuzione o trasporto di pubblicità stampata, volantini, disegni e immagini o attraverso la pubblicità di studi medici “ (art310).

Questa criminalizzazione può portare a multe e a pene detentive. Gli articoli 304-310 del Codice penale che trattano l’aborto, condannano tutti coloro che cerchino di provocare l’aborto di una donna incinta (o presumibilmente incinta) e indipendentemente dal suo consenso, attraverso cibo, bevande, medicinali, attraverso la violenza e qualsiasi altra pratica e mezzo, ad una pena da uno a cinque anni di reclusione e ad un’ammenda da 5000 dinari (37 €) a 10.000 dinari (74 €). Nel caso in cui la gravidanza sia stata effettivamente interrotta da questi atti, la pena detentiva può andare da 10 anni a 20 anni di carcere.

Anche le donne subiscono la repressione legata ai tentativi di aborto: una donna che cerca di porre fine alla sua gravidanza viene condannata a 6 mesi a 2 anni di carcere. Il rigore e la severità della legge hanno condotto all’uso di metodi clandestini, che sono spesso portati avanti da persone non qualificate per somme che vanno fino a 150000 dinari (€ 1100). La maggior parte di queste interruzioni di gravidanza sono legate a violenza sessuale, stupro e incesto. Ma la criminalizzazione dell’interruzione di gravidanza non riduce il tasso di aborto. Secondo l’associazione algerina per la pianificazione familiare (AAPF), il numero di aborti l’anno è pari a 500: questo è il dato registrato dalla gendarmeria, ma si tratta ovviamente di una cifra che non tiene conto di tutte le situazioni di clandestinità che non arrivano nei tribunali.

Di fronte al divieto di ricorrere all’interruzione di gravidanza, le donne algerine si trovano in una situazione complessa in cui sono considerate colpevoli. Condannate dalla società (perché ne violano usi e costumi), vengono infatti considerate responsabili in una logica totalmente patriarcale.

L’aborto rimane oggi un argomento tabù in Algeria, ma è urgente guardare in faccia la verità, togliere la testa dalla sabbia e prendere atto della realtà. Oggi è imperativo che le donne algerine si organizzino in modo massiccio contro tutte le leggi che le condannano per rivendicare i loro legittimi diritti.

Fadou

Traduzione di Ylenia Gironella da Révolution Permanente

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